Cinque domande che ogni imprenditore dovrebbe farsi a fine anno

Dopo ogni campagna o battaglia rilevante, Napoleone Bonaparte non improvvisava riflessioni a caldo. Imponeva una lettura fredda e strutturata degli eventi, attraverso i Bulletins de la Grande Armée. In quei documenti veniva messo a fuoco ciò che era accaduto, cosa aveva funzionato, cosa no, quali decisioni avevano fatto la differenza, quali errori non dovevano ripetersi.

Era una valutazione strategica ex post, destinata agli ufficiali e al potere politico, uno strumento di comando, di correzione delle decisioni future, non di autocelebrazione.

Dopo le battaglie seguivano i consigli ristretti, convocati per analizzare, individuare i punti di vulnerabilità emersi, preparare la fase successiva.

La valutazione, per Napoleone, non era un rituale simbolico. Era un atto di comando.

È una lezione attuale per gli imprenditori di oggi.

Secondo McKinsey & Company, le aziende che attraversano meglio le crisi economiche non sono quelle che crescono di più, ma quelle che valutano le loro scelte con più lucidità e hanno il coraggio di agire di conseguenza.

Valutare, però, non significa difendere a priori il passato. Significa leggere il presente senza autoinganni. Riconoscere le nostre trappole mentali.  Le più pericolose non sono evidenti. Sono silenziose.

Le “bucce di banana” di fine anno:

  • Scambiare il volume delle attività per una direzione strategica chiara
  • Difendere decisioni passate invece di valutarle
  • Pensare che ciò che ha funzionato finora continuerà a funzionare
  • Confondere crescita con complessità
  • Rimandare le scelte difficili a “quando il contesto sarà migliore”

Bucce di banana dell’imprenditore esperto: non fanno cadere oggi, ma rischiano di toglierci lucidità di idee, determinazione nel valutare i rischi e nel decidere i passi futuri.

Secondo McKinsey e decenni di osservazione delle PMI, le analisi più efficaci su come è andato l’anno che sta terminando non partono (solo) dai numeri. Partono da domande che ci fanno pensare. Che spesso vengono evitate perché non hanno risposte comode e mettono in discussione decisioni già prese.

Cinque domande essenziali da affrontare prima di chiudere a dicembre:

  1. Quale decisione presa quest’anno ha realmente spostato il futuro dell’azienda?
  2. Quale decisione abbiamo rimandato troppo a lungo?
  3. Quale area del business oggi è più forte rispetto a dodici mesi fa, e perché?
  4. Dove stiamo andando avanti per inerzia, senza vera intenzione?
  5. Quale rischio stiamo sottovalutando perché “finora fare in un certo modo ha funzionato”?

Non sono domande tecniche. Sono domande di riflessione imprenditoriale, che danno luogo ad alcune azioni:

  • Ridurre prima di aggiungere
  • Rallentare prima di accelerare
  • Proteggere i pilastri fondamentali, prima di innovare
  • Dire qualche “no” strategico prima di dire nuovi “sì”
  • Usare la valutazione per scegliere, non per giustificarsi.

Creare spazio mentale. È solo grazie alla lucidità nel valutare le proprie decisioni che chi è a capo di un business, qualunque sia, può definire in modo consapevole e intenzionale la strategia e il piano di azioni per il prossimo anno.

Napoleone sosteneva che la sconfitta non è perdere terreno, ma perdere forza di analisi e di decisioni chiare e conseguenti.

La frase su cui riflettere

“Il vero rischio non è nell’audacia, ma nell’indecisione”, Napoleone Bonaparte.

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