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Come battere la bassa produttività dell’Azienda Italia?

Si parla spesso della bassa domanda interna e della necessità di farla crescere. La misura vera delle difficoltà di sviluppo dell’economia italiana tuttavia è data dalla deludente dinamica della produttività, deludente rispetto al passato e rispetto agli altri paesi europei. L’Italia, infatti, soffre di un problema di bassa produttività da almeno 20 anni: lo dimostra il periodo 1995-2015, durante il quale la crescita media annua della produttività del lavoro in Italia è stata significativamente inferiore a quella dell’Unione europea (+0,3% contro +1,6%) – anche se, dalla fine degli anni ’90, quasi tutti i paesi del G7 hanno segnalato un rallentamento del trend di crescita, sia nell’area Euro che fuori. Questo è un problema perché “la debole dinamica della produttività nuoce alla competitività e frena la crescita del PIL”.

La produttività italiana e la sua crescita

A fronte del basso livello di produttività in Italia e delle sue numerose cause, il Quaderno del Centro Studi di Fondazione Ergo fornisce un’analisi articolata della dinamica della produttività in Italia, proponendone varie sfaccettature, in modo da offrire spunti di riflessioni, tesi ad individuare le possibilità di crescita:

1. La bassa produttività non è un fenomeno nuovo;

2. Il problema del basso livello di produttività non è legato all’introduzione dell’euro, è preesistente alla crisi economica del 2008;

3. Perché è importante analizzare le cause di questa bassa crescita?;

4. Le cause della bassa crescita in Italia;

5. I settori più produttivi – il settore manifatturiero è l’unico che abbia registrato sempre valori positivi della produttività del lavoro, grazie alla sua capacità di produrre ricchezza e occupazione;

6. Problemi di misurazione;

7. Invecchiamento della forza lavoro – a fronte di un aumento del 5% di lavoratori nella fascia di età 55-64 anni, corrisponde una perdita di produttività totale dei fattori compresa fra il 2 e il 4% e una perdita produttività del lavoro del 3%;

8. La flessibilità del lavoro che effetti può avere sulla produttività?;

9. La concorrenza della Cina è un driver di crescita della produttività;

10. Il contributo netto della demografia d’impresa è sempre positivo.

Il morbo di Baumol

La bassa crescita di produttività viene definita Morbo di Baumoldal nome del primo economista che, negli anni Sessanta, la studiò e mise in evidenza come nelle economie moderne i settori che crescono di più sono quelli in cui la produttività aumenta di meno.

Prendendo in esame un sistema produttivo suddiviso in due settori, quello dei servizi e il manifatturiero, si registra nel primo un basso utilizzo di capitale e un elevato impiego di risorse umane: per tali motivi i servizi sono meno inclini a recepire i progressi tecnologici da cui potrebbero derivare aumenti di produttività. Ma i salari percepiti dai lavoratori crescono nella stessa misura di quelli dei lavoratori del settore manifatturiero. Questo comporta un aumento del costo per unità di prodotto, ma la domanda dei servizi non diminuisce rispetto all’altro settore. Ne deriva che una quota crescente di risorse è impiegata in un settore a bassa produttività, contribuendo ad abbassare il tasso di crescita dell’intero sistema produttivo.

Le cause

La lista delle cause del “Morbo di Baumol” rilevate dallo studio di Fondazione Ergo si basa su analisi delle principali istituzioni come Ocse, Fondo Monetario internazionale e Banca d’Italia e può essere suddivisa in cause “orizzontaliinefficienza della Pubblica Amministrazione, lentezza dei procedimenti giudiziari, difficoltà di accedere al credito, mancata convergenza economica del Mezzogiorno, assenza di know-how manageriale, livelli inadeguati di istruzione e cause “verticali” invecchiamento della forza lavoro, concorrenza della Cina, produttività nei distretti, demografia d’impresa.

Tra queste, vi è anche il fenomeno del calo della produttività proprio quando le tecnologie digitali hanno iniziato a offrire il loro contributo (il cosiddetto “paradosso della produttività”). Siamo più tecnologici ma meno produttivi, questo perché, secondo gli economisti Zingales e Pellegrino l’Europa, ma soprattutto l’Italia, non ha saputo sfruttare la rivoluzione digitale.

Altre cause possono essere riscontrate nel crescente maggiore orientamento dal settore manifatturiero al settore dei servizi il quale ha contribuito ad abbassare la produttività e nelle innovazioni tecnologiche nei campi dell’intelligenza artificiale, robotica, internet delle cose, Big Data, stampanti in 3-D, nanotecnologie, biotecnologie, necessariamente supportate da nuove organizzazioni e nuovi modelli di business per offrire un reale contributo alla produttività.

Cosa fare? Un ricettario di politica economica

Secondo il Rapporto Economico dell’Ocse sull’Italia (febbraio 2017), è necessario migliorare sia le condizioni per fare impresa sia le competenze, adeguandole alle esigenze del mondo del lavoro – stimando che una Pubblica amministrazione più efficiente porterebbe ad un aumento della produttività del lavoro pari all’1,3% e a un aumento della produttività totale dei fattori di 0,2 punti.

Lo studio della Fondazione Ergo analizza le singole cause, le aggrega in macro-cause creando una sorta di mappa delle cause della produttività, individuando quindi i punti chiave su cui lavorare in termini di ricettario di politica economica, al fine di rimuovere o mitigare le cause che impediscono la crescita.

Redazione

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