Come fare innovazione con una startup sociale

 Come fare innovazione con una startup sociale

Startup sociali: cosa sono? In Italia, le imprese innovative sociali sono in costante ascesa.

Ad oggi, sono oltre 60mila, anche grazie alla riforma del terzo settore, grazie alla quale hanno acquisito nuova linfa vitale. E sono più di 80mila le organizzazioni non profit che potrebbero trasformarsi in imprese sociali, iniziando ad autosostenersi e generando profitto.

Si tratta di quelle organizzazioni private che svolgono attività d’impresa per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e destinano i propri utili prioritariamente al conseguimento dell’oggetto sociale, adottando modalità di gestione responsabili e trasparenti e favorendo il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività.

Le imprese sociali agiscono sul mercato come una qualsiasi azienda. A differenza di quest’ultima, però, i ricavi ottenuti dalla gestione dell’impresa sociale vengono in essa reinvestiti al fine di renderla autosufficiente.

Nell’impresa sociale, dunque, coesistono due mondi separati: da un lato c’è il prodotto dell’attività di  impresa, dall’altro c’è la produzione di beni e servizi di utilità sociale.

Altre caratteristiche innovative dell’impresa sociale possono così sintetizzarsi:

  • la democraticità della gestione, vale a dire il coinvolgimento di tutti gli stakeholder o portatori di interesse sia interni (soci, collaboratori) che esterni all’organizzazione (utenti finali, finanziatori o donatori), nella gestione dell’impresa;
  • il coinvolgimento degli utenti finali alla valutazione dei risultati;
  • la rendicontazione sociale effettuata soprattutto attraverso la redazione e pubblicazione del bilancio sociale;
  • la destinazione degli utili e degli avanzi di gestione allo svolgimento dell’attività di impresa e, pertanto, non distribuibili neppure in caso di scioglimento. In tal caso l’intero patrimonio verrà devoluto in altre associazioni non lucrative indicate nello Statuto.

Imprese sociali: come crearle? L’impresa sociale non identifica una specifica forma giuridica né va adottata necessariamente quella della cooperative sociali o della Onlus (Organizzazioni non lucrative di utilità sociale).

Attualmente la disciplina prevede che l’impresa sociale possa assumere una tra le seguenti forme giuridiche , di tipo imprenditoriale e non:

  • associazioni, fondazioni, comitati;
  • società di persone, società di capitali, cooperative, consorzi.

Possono acquisire, quindi, la qualifica di impresa sociale anche gli enti con una finalità di lucro interna o mutualistica.

L’imprenditore sociale che intende dar vita a una impresa sociale deve stipulare un atto costitutivo e procedere all’iscrizione nel Registro Imprese, specificandone l’oggetto sociale, con riferimento ai settori di particolare rilevanza etico-sociale e l’assenza di scopo di lucro.

Oltre all’atto costitutivo occorre poi redigere lo Statuto, ossia il documento che contiene le regole generali per il funzionamento dell’impresa sociale e dei relativi organi. Particolare attenzione deve essere posta sulla denominazione, che deve contenere obbligatoriamente la locuzione “impresa sociale”. L’atto costitutivo, eventuali modificazioni e gli altri documenti relativi all’organizzazione devono essere depositati presso l’Ufficio del Registro Imprese della Camera di Commercio per l’iscrizione nell’apposita sezione. La domanda di iscrizione deve essere firmata digitalmente e presentata per via telematica o su supporto informatico.

Si ricorda, inoltre, che un’organizzazione che vuole qualificarsi come impresa sociale può essere contemporaneamente iscritta in più sezioni del Registro Imprese (per esempio, una cooperativa verrà iscritta sia nella sezione ordinaria sia nella sezione imprese sociali).

L’impresa sociale, a differenza di altre, può servirsi fino al 50% del suo personale, di lavoratori volontari.

Il primo passo da compiere resta, comunque, la stesura di un business plan che costituisce il progetto e l’architettura dell’impresa. Con quello potrete presentarvi ai vostri eventuali finanziatori, indicando fonti di reddito, bacino di utenza, servizi offerti, e costi.

Non spettano particolari agevolazioni fiscali. L’impresa sociale è in linea di massima sottoposta a tassazione come tutti gli altri soggetti che producono reddito d’impresa in via prevalente (società o enti commerciali). Diverso il discorso per le startup ma solo in quanto tali, non in quanto impresa sociale: l’aliquota Irpef è più bassa e all’inizio si è esenti dal versamento del diritto camerale. Avviando un’impresa sociale si possono avere delle detrazioni del 25% per le persona fisiche e del 27% per le persone giuridiche.

Le imprese sociali possono usufruire di incentivi regionali, nazionali e comunitari. Per maggiori informazioni, è possibile consultare i portali regionali, Invitalia, Ministero dello Sviluppo Economico e Fondo Sociale europeo.

Per quanto riguarda la sede, per non spendere un capitale, una buona soluzione potrebbe essere quella degliincubatori, che offrono a prezzi calmierati, oltre che lo spazio fisico anche una serie di servizi comuni (reception, centralino telefonico, fotocopiatrici, ecc…) e di assistenza e consulenza personalizzata (a livello amministrativo, finanziario, commerciale, giuridico).

Imprese sociali: quali sono i settori coinvolti? I settori di utilità etico-sociale sono i seguenti:

– assistenza sociale;

– assistenza sanitaria;

– assistenza socio-sanitaria;

– educazione, istruzione e formazione;

– tutela dell’ambiente e dell’ecosistema (sono escluse le attività esercitate abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani speciali e pericolosi);

– valorizzazione del patrimonio culturale;

– turismo sociale;

– formazione universitaria e post-universitaria;

– ricerca ed erogazione di servizi culturali;

– formazione extra-scolastica;

– servizi strumentali alle imprese sociali, resi da enti composti in misura superiore al 70% da organizzazioni che esercitano un’impresa sociale.

Possono, inoltre, acquisire la qualifica di impresa sociale, indipendentemente dai settori di attività sopra elencati, le organizzazioni che esercitano attività d’impresa al fine dell’inserimento lavorativo di lavoratori svantaggiati e disabili, a patto che rappresentino almeno il 30% del personale impiegato a qualunque titolo nell’impresa.

Anche gli enti ecclesiastici e gli enti delle confessioni religiose possono acquisire la qualifica di impresa sociale limitatamente allo svolgimento delle attività nei settori ammessi dalla normativa, a condizione che per tali attività sia adottato un regolamento, in forma di scrittura privata autenticata e che per tali attività sia prevista un’apposita contabilità separata.

Maurizio Maraglino Misciagna

https://www.mauriziomaraglino.it/

Dottore commercialista e revisore legale. Giornalista  pubblicista. Esperto in finanza innovativa e startup. www.mauriziomaraglino.it

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