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Come la qualità recepisce la sicurezza?

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[dropcap]S[/dropcap]pesso si confonde la Qualità (organizzazione del processo di produzione a certificazione volontaria) con gli obblighi di legge “non certificabili” (come la sicurezza sul lavoro, ambientale ecc.). Anche se è vero che tali attività sono intimamente collegate e indivisibili, una certificazione non vale l’altra.

Affermazione in parte corretta da alcune norme già in vigore (sempre volontarie) che univano l’intento “unico” di qualità nel rispetto delle leggi per agevolare l’imprenditore, come le Iso 14000 e le Ohsas 18000, fino ai Sistemi di Gestione della Sicurezza sul Lavoro (SGSL) che, ancorchè certificabili (non per obbligo ma “consigliati” anche da art 30 DLgs 81/2008), raggiungevano in parte lo scopo.

Ora arriva la Sicurezza “gestita nel processo produttivo di Qualità” integrando nel manuale (politica e procedure) dell’azienda organizzata/certificata (o meno) anche questo nuovo approccio.

Nel 2015 uscirà la nuova edizione della ISO 9001 che imporrà l’analisi dei rischi di tutti i processi organizzativi e l’integrazione dei processi di qualità, sicurezza, ambiente, risk management ecc. all’interno dei processi di gestione del business. In pratica la norma recepirà il requisito prescrittivo di gestione dei rischi e imporrà la formale analisi dei rischi per ogni processo organizzativo. Scomparirà il ruolo normato del Rappresentante della Direzione e questa modifica comporta la necessità di un riesame delle proprie competenze da integrare per il risk management da parte di ogni responsabile qualità e in generale ogni manager/responsabile di processo, a partire dagli apicali (dirigenti di fatto o “da organigramma”, con o senza delega, responsabili di unità produttiva, reparto o ufficio).

Quale sarà il vantaggio? Non è ancora chiaro, ma è un modo per “far cultura” e adeguare norme diffusissime (ma che rischiavano di “valere meno”) agli obblighi generali, in particolare in “piccole aziende” che rincorrono l’eccellenza e “dovranno” adeguare certi standard “non più solo produttivi”.

Per affiancare le aziende, i titolari e manager, che vogliono tutelarsi anche a seguito di questi imminenti cambiamenti (già trattati fin dal 2007 nel mio volume Il FTC delle macchine) coinvolgete presto i vostri consulenti di fiducia in un incontro, per sondare i vostri interessi e le vostre esigenze (poi da esaudire) in merito al RISCHIO d’IMPRESA e alla sua gestione.

Sottolineo di curare, in particolare, i rischi derivanti dalla catena di fornitura, la continuità aziendale (conduzione famigliare o professionale, anche considerando le “risorse umane”) ed evitare o prevenire ogni fonte di crisi del management.

Il confronto servirà a fare chiarezza in materia di Rischio d’Impresa, in un momento in cui le aziende sono sempre più sollecitate dal termine “rischio” collegato a normative, leggi, aspetti finanziari, business; oltre a confrontare i costi di gestione del rischio con l’utile economico o di “riduzione costi da emergenze” che ne possono realisticamente derivare.

Tale argomento potrà essere inserito e approfondito, nei tempi dovuti, in un corso finanziato programmato o da richiedere.

Piero Ferrari
S.C.F. 2.0

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