Come sviluppare una Joint-Venture di successo: “il potere dell’attrazione, le regole dell’equilibrio”

 Come sviluppare una Joint-Venture di successo: “il potere dell’attrazione, le regole dell’equilibrio”

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[dropcap]L[/dropcap]a Joint-Venture è uno dei più delicati e allo stesso tempo affascinanti strumenti per l’internazionalizzazione di una azienda.

Ma come capire quando è il momento per considerare una Joint-Venture? Come guardano le pmi italiane alla proposta di una Joint-venture?

Se dovessi introdurre cos’è una joint-venture a chi questo concetto risulta alieno, prima ancora di entrare nel dettaglio degli aspetti tecnici e legali, comincerei proprio dall’aspetto emozionale, perché è questo aspetto che poi contribuisce a decretarne il vero successo.

Descriverei una Joint-Venture come la relazione che intercorre tra la terra e la luna:

“potere dell’attrazione e le regole dell’equilibrio”

Generalmente sono due le aziende coinvolte in un accordo di Joint-Venture, accordo che può essere sia contrattuale (accordi regolati da un soggetto giuridico) che societario (le parti coinvolte, i co-ventures, danno vita ad una più strutturata forma societaria che ne regola reciproche responsabilità e spartizioni dei profitti).

Alla base di un accordo di Joint-Venture, prima ancora delle negoziazioni, delle valutazioni di business, degli agrements, relative firme di memorandum of understanding, investimenti e profitti, un buon consulente deve saper creare la stessa energia tra le due aziende che è alla base della legge gravitazionale che, per l’appunto, tiene unite e in perfetta armonia la terra e la luna.

Come alla base della legge di gravitazione universale di Newton:

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giocano un ruolo decisivo due fattori fondamentali dei due corpi quali massa (m) e distanza (r) così per due aziende che stringono tra loro una Joint-Venture è fondamentale saperne valutare massa (dimensioni aziendali) e distanza (aree geografiche dove operano le rispettive imprese e relativi ambiti di competenza).

In una Joint-Venture le dimensioni delle rispettive aziende non devono necessariamente equilaversi.

Un satellite relativamente piccolo come la luna diventa di fondamentale importanza per un pianeta relativamente grande come la terra perchè grazie alla luna possiamo contare sulle maree, le correnti marine e conseguentemente alla vita stessa, per come la concepiamo oggi, sul nostro pianeta. Alla stessa maniera, grazie alla notevole massa della terra, alla luna è assicurata un’orbita sicura e, nintepopodimeno che l’ammirazione di poeti e innamorati dalla notte dei tempi.

Lo stesso parametro (all’apparenza così astratto) può essere applicato a due aziende che stringono un accordo di Joint-Venture. Pur con due dimensioni e culture aziendali molto differenti, grazie a questo accordo, si vuole creare una regola che possa ottimizzarne un equilibro nel mercato dove si vuole competere. Le due aziende mantengono intatte le rispettive identità ma trovano reciproco beneficio da un rapporto di Joint-Venture.

La ricerca del giusto partner con il quale stringere una Joint-Venture non può essere sottovalutata.

Prima di tutto, e sembra un gioco di parole, solamente una volta prestabilito un obiettivo, analizzato un mercato e identificato un giusto partner che si arriva a valutare una Joint-Venture come efficace strumento per ottimizzare la propria internazionalizzazione.

In una Joint-Venture, sinergicamente, due aziende condividono know-how, obiettivi, investimenti, rischi e profitti per una durata di tempo variabile, a seconda delle necessità di entrambe le parti concordanti, che può partire da una Joint-Venture:

  • di breve termine: si stabilisce un obiettivo e una relazione ad un termine prefissato;
  • parziale: la Joint-Venture contempla per esempio esclusivamente un determinato prodotto e/o uno specifico mercato o territorio;
  • lungo periodo: per esempio una fusione.

Tra due aziende (o più di due) che si apprestano a stringere una Joint-Venture non possono sussistere aree di diffidenza o scarsa trasparenza. Talvolta, complici differenze socio culturali e differenti ambienti di business, l’ideale rapporto tra “massa e distanza” che ne determina l’equilibrio può subire alterazioni. Sta al consulente che guida la Joint-Venture conoscere il mercato e la giurisdizione nel quale l’accordo andrà siglato, prevederne possibili ostacoli o male interpretazioni dettate da culture e abitudini differenti, e guidare passo dopo passo l’azienda che si appresta a siglare una Joint-Venture per magnificarne quell’equilibrio che, se ben calibrato, può illuminare buie e incerte vallate economiche e riempire di nuovo incanto gli orizzonti di new business.

(link elenco fasi per sviluppare una Joint-Venture vincente)

Massimiliano D’Aurelio (max@marketingthatworks.us) è Chief Creative Officer e Managing Director di Marketing that Works! (www.marketingthatworks.us), società di International Business fondata a Miami e con sede a Singapore, che offre consulenza e servizi di Strategia per l’Internazionalizzazione, Brand Marketing e Corporate ad aziende con potenziale di crescita in selezionati mercati in Asia e negli USA.

Massimiliano D'Aurelio

Massimiliano D’Aurelio (max@marketingthatworks.us) è Managing Director di MTW GROUP – Foreign Market Entry Advisors (www.marketingthatworks.us), società di International Business fondata a Miami e con sedi a Singapore, Milano, Hong Kong e Kuala Lumpur, che offre consulenza e servizi di Strategia per l’internazionalizzazione, Brand Marketing e Corporate ad aziende che guardano ai mercati Asia e USA per la loro crescita ed espansione.

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