Compravendita terreni: al Fisco non bastano le presunzioni per accertare

 Compravendita terreni: al Fisco non bastano le presunzioni per accertare

Le indagini bancarie e i cosiddetti dati “Omi” non bastano al Fisco per rideterminare il valore di un terreno oggetto di compravendita ai fini dell’imposta di registro.

A tali conclusioni è giunta la Commissione Tributaria Provinciale di Forlì, la quale, con sentenza n.391/01/2015 (liberamente visibile su www.studiolegalesances.it – sezione Documenti) chiarisce come le risultanze delle indagini bancarie e il diverso valore indicato dalle quotazioni dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare (valori di tipo statistico ricavati dall’Agenzia del Territorio) siano elementi meramente indiziari che necessitano di ulteriori prove volte a dimostrare che il contribuente ha realmente occultato il valore reale della transazione al fine di risparmiare l’imposta di registro e gli altri tributi (come ad esempio l’imposta sui redditi derivante da una consistente plusvalenza).

Nello specifico, i giudici affermano che: “Nell’ambito dei rapporti interpersonali […] le compravendite immobiliari possono essere condizionate da una pluralità di fattori, che in assoluto diviene difficile determinare e che possono portare le parti a definire rapporti contrattuali in difformità da quelli che vengono ritenuti i valori di mercato”.

Ancora, i giudici sottolineano come “La fissazione del prezzo di scambio in una compravendita immobiliare spetta infatti alle parti, trovando origine dalla trattativa negoziale tra le stesse e può essere influenzato da svariati fattori. Possono, infatti, sussistere diverse situazioni, suscettibili di incidere sul prezzo non facendolo coincidere con il suo valore astratto, riconducibili, a mero titolo di esempio, alla diversa forza contrattuale delle parti, a situazioni di necessità e di urgenza nel realizzare la vendita in capo al cedente e anche alla situazione di crisi che investe il mercato immobiliare. […] L’onere della prova di un’eventuale discordanza tra corrispettivo dichiarato e quello realmente versato incombe sull’Amministrazione Finanziaria e lo scollamento che può esservi tra il corrispettivo enunciato nell’operazione e il valore di mercato del bene potrebbe costituire solo un indizio della possibile discordanza […].

Per questo motivo i giudici hanno ritenuto che il Fisco non avesse in alcun modo provato la presunta evasione, diversamente dal contribuente che invece aveva indicato plausibili motivi e che aveva fornito anche apposita perizia da parte di un tecnico.

Proprio in merito a quest’ultimo punto, i giudici hanno affermato che “[…] l’unico elemento di riferimento da ritenere attendibile è la perizia redatta dal professionista incaricato dalla parte”.

Avv. Matteo Sances
www.centrostudisances.it
www.studiolegalesances.it

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