Comproprietà dei calciatori non soggette all’Irap

 Comproprietà dei calciatori non soggette all’Irap

È nullo l’avviso di accertamento emesso dal Fisco nei confronti di una Società Sportiva con il quale vengono tassati, ai fini IRAP, i proventi incassati dal Club derivanti dalla stipulazione dei contratti di compartecipazione dei calciatori (disciplinati dall’art.102bis delle Norme Organizzative Interne della F.I.G.C., abrogato a far data dal 27 maggio 2014), ossia da quegli accordi attraverso i quali due Società Sportive divengono comproprietarie a metà del cartellino di un giocatore, beneficiando o risentendo dell’aumento o della diminuzione del suo valore al momento della scadenza dell’accordo.

È questo il principio sancito dalla Commissione Tributaria Provinciale di Udine che, con recente sentenza, ha annullato tre avvisi di accertamento emessi dall’Amministrazione Finanziaria, con i quali veniva rideterminata, in capo alla società sportiva Udinese Calcio S.p.A., una maggiore imposta IRAP (sentenza n.258/1/2014, Presidente Dott. Bruno PANELLA, depositata in segreteria il 16 maggio 2014 e liberamente visibile su www.studiolegalesances.it – sezione Documenti).

Nel caso specifico, l’Agenzia delle Entrate di Udine aveva notificato alla Udinese Calcio S.p.A. tre avvisi di accertamento con i quali veniva rideterminata, in capo alla contribuente, una maggiore imposta Irap alla luce dei proventi dalla stessa incassati a seguito della stipulazione di alcuni contratti di compartecipazione di calciatori.

Successivamente, la Società Sportiva impugnava i predetti avvisi di accertamento dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Udine, eccependo come tali proventi, aventi natura finanziaria, fossero esclusi dalla base imponibile IRAP.

Il Club friulano, inoltre, evidenziava l’illegittimità degli atti esattoriali impugnati in quanto l’Ufficio, per i medesimi periodi di imposta, aveva già notificato alla contribuente altri tre avvisi di accertamento che erano stati tutti definiti in adesione. La Società Sportiva, quindi, lamentava la violazione dell’articolo 43, comma 4, del D.P.R. n. 600 del 1973 poiché l’Amministrazione Finanziaria aveva emesso gli avvisi di accertamento impugnati non sulla base di nuovi elementi sopravvenuti, bensì sulla scorta dei dati di cui era già in possesso.

L’impugnazione veniva accolta dai giudici della Commissione Tributaria Provinciale di Udine. Quest’ultimi, infatti, con la sentenza n.258/1/2014 hanno affermato preliminarmente l’illegittimità degli atti esattoriali impugnati poiché in contrasto con la fattispecie prevista dall’art.43, comma 4, del D.P.R. n.600/73.

Secondo i Giudici Friulani, infatti, tale norma deve essere interpretata “…nel senso che i nuovi elementi debbano essere per l’Agenzia non solo non conosciuti ma anche non conoscibili al momento del precedente accertamento, essendole inibito di valutare in un secondo momento dati e documenti già a sua disposizione, il che significa che la conoscenza dei nuovi dati deve avvenire successivamente alla notificazione del precedente accertamento (Cass. 8029/13 e precedenti ivi citati); ciò in quanto l’accertamento deve avere carattere unitario per evitare la proliferazione di atti e vincolare l’ufficio ad utilizzare subito tutti gli elementi a sua conoscenza. … Nel caso de quo l’Agenzia per i medesimi periodi di imposta aveva già notificato tre avvisi che erano stati definiti in adesione. … Appare quindi indiscutibile la violazione dell’art. 43 co. 4 D.P.R. n. 600 del 1973 perché l’Agenzia con gli accertamenti di cui qui si discute non ha utilizzato nuovi elementi di cui è venuta a conoscenza dopo l’emissione dei precedenti, ma ha semplicemente valutato elementi di cui era già in possesso.”

La Commissione Tributaria Provinciale di Udine, inoltre, ha accolto nel merito il ricorso presentato dall’Udinese Calcio S.p.A., escludendo la tassazione, ai fini IRAP, dei proventi dalla stessa incassati a seguito della stipulazione di alcuni contratti di compartecipazione dei calciatori, affermando a tal proposito che  “Il trattamento contabile degli accordi di partecipazione non è oggetto di indicazioni né dalla normativa civilistica, né dai principi contabili della Commissione dei dottori commercialisti o di quelli internazionali ma trova una fonte nelle regole contabili della F.I.G.C. (…): la società che acquista la partecipazione deve iscriverla tra le attività finanziarie come “compartecipazione ex art. 102 bis NOIF, quella che la concede tra i “debiti per compartecipazione ex art. 102 bis NOIF”; alla risoluzione della compartecipazione i proventi e gli oneri devono essere iscritti tra gli “altri proventi/oneri finanziari. Quindi sia sul piano sostanziale che su quello contabile, i flussi di denaro tra le società non costituiscono ricavi/costi ma proventi/oneri della gestione finanziaria, che secondo le disposizioni degli artt. 5 e 11 co. 4 D.lgs. n. 446 del 1997 sono esclusi dalla base imponibile dell’Irap e concorrono alla determinazione del risultato della gestione finanziaria della società”.

Alla luce di quanto sopra detto, dunque, ne deriva che i proventi incassati da una Società Sportiva a seguito della stipulazione di contratti di compartecipazione dei calciatori sono esclusi dalla base imponibile IRAP.

Infine, è doveroso far presente come, per le Società di Calcio italiane, la possibilità di stipulare dei contratti di compartecipazione sia venuta meno a partire dalla stagione sportiva 2014-2015.

Avv. Matteo Sances
Dott. Hiroshi Pisanello
www.centrostudisances.it
www.studiolegalesances.it

Matteo Sances e Hiroshi Pisanello

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