Confindustria fotografa la crisi al Sud

 Confindustria fotografa la crisi al Sud

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[dropcap]L[/dropcap]a Confindustria lancia l’allarme lavoro al Sud. Sono stati persi finora 600mila posti. La crisi quindi colpisce duramente il Mezzogiorno, servono pertanto «interventi robusti per amplificare i timidi segnali positivi». La ricetta indicata per cambiare verso sono le riforme, sia istituzionali che strutturali, abbinate ad una politica economica «chiaramente orientata allo sviluppo».

Uno degli strumenti indicati per far ripartire lo sviluppo è l’esclusione dal Patto di Stabilità europeo delle spese cofinanziate e, di conseguenza, l’allentamento del Patto di Stabilità interno.
È inoltre  fondamentale un più «efficace impiego delle risorse della politica di coesione». Insomma servono risorse per gli investimenti.
Dati e considerazioni provengono dal “Check Up Mezzogiorno” elaborato da Confindustria e Srm-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno.
Confindustria fornisce i seguenti “numeri” sullo stato dell’economia meridionale: «Pil in calo di 47,7 miliardi; quasi 32mila imprese in meno; oltre 600mila posti di lavoro perduti; 114mila persone in cassa integrazione; quasi 2 giovani meridionali su 3 disoccupati: questa la fotografia della crisi dal 2007 ad oggi».  L’export è «l’unica variabile il cui valore al 2013 è superiore (+2,4%) a quello del 2007. Tuttavia, tale recupero sembra essersi fermato nel 2013 e nei primi mesi del 2014».
«Il saldo tra imprese iscritte e cessate è negativo per oltre 14mila unità. Dall’inizio dell’anno hanno infatti cessato la propria attività 573 imprese meridionali al giorno, con i fallimenti in crescita del 5,7% rispetto allo stesso periodo del 2013».
Inoltre è soprattutto preoccupante «il dato degli investimenti pubblici e privati, diminuiti di quasi 28 miliardi tra il 2007 e il 2013: un calo di oltre il 34%, con punte di quasi il 47% nell’industria in senso stretto e del 34% nell’agricoltura e nella pesca, che pure sono settori in cui è forte la specificità del Mezzogiorno».
Nel Sud «si realizzano, dunque, sempre meno investimenti pubblici», e per Confindustria «ciò è paradossale, se si considerano le difficoltà economiche che suggerirebbero l’opportunità di un’azione pubblica decisamente anticiclica».
Ci sono anche «segnali timidamente positivi: cresce il numero delle società di capitali (+3,2% rispetto a un anno fa), delle imprese aderenti a contratti di rete (oltre 1.600), delle nuove imprese condotte da giovani (50mila nel solo 2013); tornano a crescere, in alcune regioni meridionali, i turisti stranieri».

Redazione

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