Congiuntura Confcommercio: crescita ferma a gennaio

 Congiuntura Confcommercio: crescita ferma a gennaio

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L’ultimo quarto del 2018 è caratterizzato da una buona tenuta dei consumi. Le ragioni sono due. La prima riguarda la mobilità in ottobre, area in cui i beni e i servizi crescono come rimbalzo congiunturale su settembre e sostengono, quindi, tutto l’ultimo bimestre dello scorso anno. La seconda riguarda il marketing, le iniziative promozionali e le dinamiche di prezzo fortemente contenute (es. per gli elettrodomestici). La vitalità delle imprese della produzione e della distribuzione si traduce, pertanto, in un sostegno alla propensione al consumo, anche come risposta a un quadro macroeconomico fortemente debilitato alla cui precaria salute non ha giovato l’incerto procedere della Legge di Bilancio. Questa residua reattività dei consumi comporta che, per adesso, sembra scongiurata la recessione tecnica. Si prevede, infatti, un Pil non decrescente nell’ultima parte dello scorso anno.

PIL MENSILE

Nel mese di novembre la produzione industriale è diminuita dell’1,6% su base mensile, al netto dei fattori stagionali, e del 2,6% su base annua. Nello stesso mese, l’occupazione non ha registrato variazioni di rilievo rispetto al mese precedente.

A dicembre la fiducia ha mostrato un deterioramento sia tra i consumatori, sia tra gli imprenditori: il clima di fiducia delle famiglie ha registrato un peggioramento dell’1,4% congiunturale, mentre il sentiment delle imprese ha consolidato la tendenza al ridimensionamento, in atto da luglio, con un calo dell’1,2% rispetto a novembre.

Stante il permanere di una situazione di debolezza si stima, a gennaio 2019, una variazione congiunturale nulla del Pil mensile, dato che porterebbe ad una crescita dello 0,4% rispetto allo stesso mese del 2018 (tab. 1).

L’avvio dell’anno si conferma, pertanto, in linea con le deboli dinamiche che hanno caratterizzato la seconda parte del 2018, anno nel quale la crescita si dovrebbe essere attestata allo 0,9% (1,0% se si tiene conto dei diversi giorni lavorativi).

ICC (INDICATORE CONSUMI CONFCOMMERCIO)

 

La scarsa dinamicità dell’economia italiana e le basse aspettative di crescita continuano a condizionare i comportamenti delle famiglie in materia di consumi. Dopo il recupero registrato ad ottobre, determinato in larga misura dal segmento relativo alla mobilità, la domanda delle famiglie sembra, infatti, essere tornata a registrare un’evoluzione più contenuta. A dicembre 2018 l’indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) ha segnalato un aumento dello 0,2% in termini congiunturali e dell’1,2% nel confronto con lo stesso mese del 2017 (tabb. 2 e 3). In termini di media mobile a tre mesi, il profilo, pur in crescita, evidenzia, nei periodi più recenti, una scarsa dinamicità (fig. 2).

LE DINAMICHE CONGIUNTURALI

La variazione dello 0,2% registrata in termini congiunturali dall’ICC, nel mese di dicembre, è sintesi di un aumento dello 0,4% della domanda relativa ai servizi e dello 0,1% per i beni.

Variazioni più significative si sono registrate per quelle funzioni di consumo più legate alla gestione del tempo libero quali la mobilità, le comunicazioni e gli alberghi e i pasti e le consumazioni fuori casa che, in termini congiunturali, crescono dello 0,5%. Oltre al recupero della domanda di auto e, soprattutto, motocicli, da parte di privati si registrano, all’interno di questi aggregati, aumenti molto significativi per i beni dell’ICT che beneficiano anche della tendenza al ridimensionamento dei prezzi. Per quanto concerne le altre macro-funzioni di spesa si segnala una generalizzata tendenza alla stabilità. Per l’abbigliamento e le calzature si rileva una diminuzione (-0,4%).

LE DINAMICHE TENDENZIALI

A dicembre 2018 l’ICC è risultato, nel confronto su base annua, in aumento dell’1,2%. Il dato dell’ultimo mese è sintesi di un’evoluzione positiva sia della domanda relativa ai servizi (+1,0%), sia della spesa per i beni (+1,3%).

Sul recupero di questa componente pesano i miglioramenti registrati dalla domanda di beni inclusi nelle comunicazioni e nella mobilità.

Queste due funzioni di consumo fanno segnare, a dicembre, una variazione nel confronto annuo pari rispettivamente al +6,7% e al +6,5%. Va sottolineato che se per i beni e i servizi per le comunicazioni il trend degli ultimi mesi è in linea con un’evoluzione che vede da anni questa voce come una delle più dinamiche, per i beni ed i servizi per la mobilità gli andamenti più recenti hanno solo permesso di mantenere i volumi acquistati nell’intero 2018 su valori di poco superiori a quelli dell’anno precedente.

Relativamente alle altre funzioni di spesa si segnala come per i beni e i servizi per la casa, i beni e i servizi per la cura della persona, gli alberghi i pasti e le consumazioni fuori casa e i beni e i servizi ricreativi le variazioni, rispetto a dicembre del 2017, si attestino su valori prossimi o di poco inferiori all’1%. Per contro, riduzioni di un certo rilievo hanno continuato ad interessare la domanda relativa all’abbigliamento e alle calzature (-2,0%) e agli alimentari, le bevande e i tabacchi (-0,7%).

PREZZI: LE TENDENZE A BREVE TERMINE DEI PREZZI AL CONSUMO

Sulla base delle dinamiche registrate dalle diverse variabili che concorrono alla formazione dei prezzi al consumo, per il mese di gennaio 2019 si stima, rispetto a dicembre, una flessione dello 0,2%, evoluzione determinata in larga parte dagli energetici. Nel confronto con lo stesso mese del 2018 il tasso d’inflazione dovrebbe collocarsi al +6%, in deciso rallentamento rispetto a dicembre (+1,1%).

Redazione

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