Congiuntura Flash Confindustria: ombre sulla crescita globale, l’Italia sotto le attese a inizio 2018

 Congiuntura Flash Confindustria: ombre sulla crescita globale, l’Italia sotto le attese a inizio 2018

Crescono i rischi per l’economia mondiale… Le tensioni internazionali originate dallo scontro sui dazi tra USA e Cina generano incertezza. Il commercio mondiale è cresciuto a ritmi sostenuti fino a gennaio (+0,9% su dicembre), ma gli indicatori qualitativi segnalano rallentamento: a marzo gli ordini esteri del PMI manifatturiero globale sono ai livelli più bassi in 15 mesi. Si è fermato, inoltre, l’apprezzamento della valuta cinese, volano per l’export occidentale.

e l’Italia rallenta nel 1° trimestre. La produzione nell’industria ha sorpreso al ribasso a febbraio (-0,5%), dopo il calo di gennaio; una lieve flessione è stata registrata dagli ordini per l’industria, ma rimane il trend di crescita; rallentano i servizi, secondo l’indice PMI di marzo, pur se i livelli restano elevati. Ciò potrebbe determinare una frenata del PIL nel 1° trimestre, dopo il +0,3% nel 4° del 2017.

Meno traino dall’estero… Le esportazioni italiane registrano un calo a febbraio, concentrato nei mercati extra-UE, in particolare quelli asiatici, che segue la flessione delle vendite a gennaio. Gli indicatori qualitativi restano positivi, ma segnalano un rallentamento: a marzo gli ordini manifatturieri esteri si espandono, sebbene al ritmo più debole da fine 2016; i giudizi delle imprese sugli ordini esteri si sono stabilizzati nel 1° trimestre, dopo oltre un anno di miglioramento.

e domanda interna più debole. Gli investimenti sono attesi in crescita meno sostenuta a inizio anno, secondo gli indicatori qualitativi. Un supporto viene dal credito alle imprese, che però ha di nuovo frenato (+1,2% annuo a febbraio). I consumi sono sostenuti dall’aumento del reddito disponibile e dalla ridotta inflazione (+0,8% annuo), ma frenati dal maggior risparmio. I redditi sono alimentati dalla crescita dell’occupazione dipendente (+0,3% a gennaio-febbraio sul 4° 2017), attesa in ulteriore aumento. Con il riavvio degli sgravi contributivi torneranno gettonate le assunzioni a tempo indeterminato.

Crescita nell’Eurozona ancora robusta… Migliora il sentiment delle famiglie a inizio anno e le prospettive di crescita di consumi e investimenti sono solide. Tuttavia, il calo di indice PMI e fiducia delle imprese industriali segnala una lieve perdita di slancio nel 1° trimestre e l’indicatore OCSE prolunga tale tendenza alla seconda metà del 2018.

e continua lo stimolo BCE. Con l’inflazione dell’Area ancora bassa (+1,4% annuo), gli acquisti di titoli proseguiranno per almeno 5 mesi (QE) e i tassi ufficiali resteranno a zero fino a metà 2019.

Espansione USA solida… La crescita americana è robusta nonostante qualche volatilità negli ultimi mesi. Gli occupati sono aumentati nel 1° trimestre a un ritmo oltre la media 2017; la disoccupazione ai minimi da sei mesi (4,1%); la dinamica dei salari si mantiene al +2,7% annuo. Gli ordini di beni capitali sono in forte aumento nel 1° bimestre e segnalano crescita degli investimenti. I mercati si attendono almeno altri 2 rialzi dei tassi FED entro fine anno.

ma si infiamma il contesto geopolitico… La crisi diplomatica innescata dal caso Skripal, l’escalation delle tensioni sulla Siria, la volontà di far entrare l’Ucraina nella NATO fanno montare la tensione tra Occidente e Russia. Ne risentono il rublo, che perde il 6,4% in pochi giorni sul dollaro, e la Borsa di Mosca (-5,6%). Fino a marzo l’attività industriale russa era in moderata espansione, in frenata quella dei servizi.

e rende i mercati volatili. A riflesso di tali tensioni, la Borsa USA è in saliscendi e il dollaro oscilla tra 1,22 e 1,24 sull’euro, il petrolio è rincarato a 70,1 dollari al barile in aprile. Nel contesto instabile, l’Italia mantiene la fiducia degli investitori: BTP in calo a 1,74% in aprile (da oltre 2,00% a marzo), spread a 123 punti (da 142).

Il focus del mese – Conti pubblici e impatto dei “salvataggi” bancari

Negli ultimi anni sono stati varati in Italia interventi molto diversi per il “salvataggio” di istituti italiani in crisi. Ciò è legato all’evoluzione delle normative europee che hanno spostato dal pubblico al privato l’onere dei salvataggi, ai corrispondenti effetti politici in Italia, alle diverse situazioni degli istituti.

Non è ancora possibile, comunque, calcolare il risultato complessivo netto per lo Stato e per i soggetti privati di questi tre interventi di “salvataggio” bancario. Per almeno due motivi.

Primo, l’ammontare di risorse che lo Stato potrà incassare dalla bad bankcreata per le venete è incerto, come dimostra la distanza di 20 punti percentuali tra le stime di recupero di Governo e Eurostat.

Secondo, è altamente incerta la quantità di risorse che lo Stato incasserà dalla prevista uscita dal capitale di MPS nel 2021. Ai valori correnti perde circa 3 miliardi. Le quotazioni della banca, però, potrebbero risalire con il piano di ristrutturazione in corso.

Redazione

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.