Nel 2021 è forte il rimbalzo del PIL italiano, nonostante la frenata a fine anno causata da scarsità di materiali e nuovi contagi. Il 2021 potrebbe chiudersi con un PIL al +6,3/6,4%, L’industria rallenta ma è in crescita, i servizi restano in recupero pur con qualche ombra, gli occupati sono in risalita. I consumi privati trainano il rimbalzo, gli investimenti crescono ancora, mentre frena l’export italiano di beni. Il caro-energia penalizza imprese e famiglie italiane, l’Eurozona mostra qualche difficoltà, mentre gli USA accelerano a fine anno.
L’economia italiana e internazionale in breve
Focus del mese – L’energia cara penalizza imprese e famiglie italiane
- Prezzi: balzo del gas naturale. Il prezzo del gas naturale, che fino ai primi mesi del 2021 era rimasto contenuto, si è progressivamente impennato a partire da maggio. Ora è la commodity che mostra il rincaro maggiore: +430% nel corso di quest’anno, cioè prezzo quintuplicato. Il balzo del prezzo del gas ha determinato un forte effetto di spillover sul petrolio, salito in ottobre da 75 a 84 dollari al barile, dopo una quasi-stabilizzazione che durava da alcuni mesi.
- Ma perché rincarano gas e petrolio? Il balzo del gas è dovuto in una certa misura a questioni geo-politiche (le tensioni tra UE e Russia), come mostra il divario regionale nei prezzi: in Europa +572% dal livello pre-crisi, negli USA +144%. Ciò si è sommato a una effettiva scarsità nel mercato fisico (scorte ai minimi). Dunque, il rincaro è in parte temporaneo, in parte strutturale. Coerente con questo scenario, la previsione di World Bank mostra che il prezzo del gas si modererà già nel 2022 e continuerà a scendere nel 2023, ma restando sui livelli elevati, quasi doppi rispetto al 2019. Simile profilo in calo per il petrolio, per cui non c’è scarsità sul mercato mondiale: secondo la WB nel 2023 tornerebbe a livelli “di equilibrio” (65 dollari); la EIA prevede un profilo più basso, a 66 dollari a fine 2022.
- Mix italiano delle fonti di energia basato sul gas. Tra i principali paesi europei, l’Italia è quello più esposto al rincaro del gas naturale. Infatti, il mix energetico del nostro paese privilegia tale fonte: 42% del consumo totale di energia in Italia nel 2020 (cui si somma il 36% di petrolio), contro il 38% nel Regno Unito, lontano dal 26% in Germania (che usa molto carbone), dal 23% in Spagna (che si affida di più al petrolio) e dal 17% in Francia (che conta sul nucleare; dati BP). Il significativo livello a cui sono giunte le rinnovabili in Italia (sole, vento, etc.), pari all’11% del consumo energetico, meglio dell’8% in Francia, non è abbastanza per contenere il ruolo di gas e petrolio; altri paesi UE sono più avanti sul fronte delle rinnovabili (Germania 18%, UK 17%, Spagna 15%), con valori che ne fanno i leader mondiali.
- Cresce la bolletta energetica pagata dall’Italia Per valutare l’impatto del caro-energia, va considerata anche l’elevata dipendenza dall’estero del nostro paese riguardo alle fonti fossili. Pur essendo l’Italia un produttore non trascurabile di petrolio e gas, risulta importato l’89% del petrolio, il 94% del gas, il 100% del carbone. Su questo fronte, siamo allineati agli altri grandi paesi UE: per il gas, in Germania la dipendenza dall’estero è del 95%, in Francia è del 100%. Alto consumo e alta dipendenza dall’estero determinano una enorme fattura energetica pagata ogni anno dall’Italia. Nel 2020 l’import netto di energia è stato pari a 23,4 miliardi di euro, di cui 14,0 per il petrolio e 8,9 per il gas naturale (dati UNEM). Nel 2021 il balzo dei prezzi lo ha sicuramente peggiorato in misura marcata. L’anno peggiore, finora, è stato il 2012, al culmine del precedente picco dei prezzi delle commodity: la bolletta energetica era arrivata a 64,9 miliardi.
- Più colpiti i settori industriali energivori. L’impatto dei maggiori costi energetici si scarica, anzitutto, sulle imprese industriali. In base alle tavole input-output, è possibile calcolare quali sono i settori più “energivori”: la lavorazione di minerali non metalliferi (con un costo pari al 3,1% del valore della produzione), la metallurgia (2,6%), la lavorazione della carta e del legno, la chimica e la gomma-plastica (1,5%). Per questi settori, essendo difficile nel contesto attuale, di rimbalzo economico ancora parziale, scaricare a valle tutti gli aumenti dei prezzi, il caro energia si traduce in erosione dei margini. Nel lungo periodo, aumenta la spinta a perseguire una sempre maggiore efficienza energetica nella produzione.
- L’energia conta molto per le famiglie. Petrolio e gas naturale contano molto anche per il bilancio delle famiglie italiane, come mostrano i pesi dei beni energetici nel paniere dei consumi, quello in base al quale si calcola l’inflazione: elettricità e gas per l’abitazione arrivano al 4,5%, i carburanti per i trasporti al 3,8%. Dunque, l’energia conta per l’8,3% del paniere dei consumi. E il rialzo dell’inflazione nel corso del 2021, fino al +3,0% annuo registrato in ottobre, è stato dovuto proprio al balzo dei prezzi energetici (+22,9%). La maggiore spesa per l’energia, dato che i volumi sono difficilmente comprimibili, assorbe risorse che le famiglie avrebbero potuto incanalare verso altri beni e servizi, frenando quindi la risalita dei consumi privati.

