Continua la fuga all’estero delle aziende italiane

 Continua la fuga all’estero delle aziende italiane

italia-frontiera

[dropcap]C[/dropcap]irca il 90% delle attività imprenditoriali avviate nel corso di un anno in Italia, chiude i battenti nei 3 anni successivi.

Un dato davvero allarmante su più fronti, che denota non solo lo stato avanzato di crisi del nostro paese ma anche una mancanza di preparazione adeguata dal punto di vista professionale.

Il fatto ad esempio che nel Belpaese non ci siano delle vere e proprie scuole d’impresa, e che a fronte di un investimento di capitali sia possibile avviare sostanzialmente qualunque tipo di attività, diviene una vera e propria zappa sui piedi, soprattutto per i più giovani.

Ma non è solo alla mancanza di preparazione o ad un adeguato orientamento da parte delle istituzioni che si può imputare l’alto numero di imprese che falliscono. La pressione fiscale rimane infatti il motivo principale non solo per la chiusura delle aziende ma anche e soprattutto per la loro fuga all’estero.

Un dato interessante è stato riportato dall’ABA, agenzia per gli investimenti stranieri in Austria, che ha evidenziato come dal 2012 al 2014 la richiesta di trasferimento di imprese italiane sul suolo austriaco sia aumentata del 59%.

Una percentuale impressionante tanto più che l’Austria non può certo essere considerata un paradiso fiscale soprattutto nel paragone con piccole realtà come Malta e Gibilterra.
In queste due mete in particolare le richieste di trasferimento delle aziende italiane sono in un numero tale che le istituzioni locali faticano a starvi dietro.

In particolare Malta è divenuta metà per le aziende di Gaming, di recupero crediti e del settore finanziario, e rimane meta prediletta degli italiani vista la vicinanza con la penisola e il fatto che tra le lingue più diffuse sul luogo ci sia anche l’italiano.

Un altro settore che sta vivendo una vera e propria fuga all’estero è quello delle energie rinnovabili. L’ultimo rapporto IREX ha evidenziato un ennesimo calo degli investimenti nelle rinnovabili in Italia, con un dato ancora più allarmante: il 76% delle istallazioni è avvenuto all’estero.

In sostanza le aziende italiane sono costrette a esplorare i mercati esteri per non dover chiudere i battenti in un paese che ha segnato un calo record anche nel fotovoltaico (30% in meno nell’ultimo anno) e nell’eolico (ridotto del 39%) che sono invece in continuo aumento in altri paesi, dalla Cina all’America del Sud.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.