Contratti con la Cina: quali sono i rischi

 Contratti con la Cina: quali sono i rischi

 

Gli operatori commerciali italiani ormai da tempo sono abituati a non vedere più la Cina come un paese  sconosciuto. In Cina gli imprenditori italiani sono andati prima ad acquistare, poi a produrre ed ora per esportare: sempre più spesso il loro obiettivo è radicarsi su un territorio che offre un potenziale immenso mercato. Ecco allora che non ci si propone più come un compratore ma, a volte, come un venditore, oppure si vuole concludere una partnership commerciale, o essere presenti sul mercato con una propria sede. Se l’obiettivo è trovare un distributore, un concessionario, agenti con un proprio ufficio di rappresentanza, avere un proprio showroom presso un partner cinese, pensare di affrontare queste trattative senza stipulare un contratto scritto tra le parti, può riservare spiacevoli inconvenienti.

È importante che gli accordi tra le parti siano chiari e trasparenti e che ogni partner abbia ben presente le pretese e richieste dell’altro. In primis, vi sarà richiesto di considerare come lingua ufficiale del contratto il cinese. Infatti, pochi imprenditori in Cina conoscono l’inglese, lingua neutra solitamente utilizzata tra partner di diversi stati. Vi capiterà di ritrovarvi faccia a faccia con il partner  cinese ed il loro avvocato e nessuno sarà in grado di sostenere una conversazione in inglese. In quel caso il traduttore fungerà da intermediario, con tutti i rischi connessi ad eventuali incomprensioni date da traduzioni non particolarmente fedeli.

Nella redazione di un contratto è essenziale che la lingua utilizzata abbia una unica interpretazione, per cui vale la pena insistere perché sia ritenuta lingua ufficiale del contratto la lingua inglese. Nell’ipotesi peggiore, potrete proporre un contratto redatto in due lingue: cinese ed inglese, con la medesima validità giuridica. Altra complicazione può essere data dalla richiesta del vostro partner di assoggettare il contratto alla legge cinese, in questo caso dovrete prestare attenzione affinché le clausole del contratto non siamo contrarie a norme del diritto cinese, in modo tale che non venga considerato nullo. Comunque è sempre consigliabile la redazione di un contratto il più possibile completo e dettagliato ciò limita l’ingerenza del diritto statale applicabile al contratto, qualunque esso sia.

Nel caso in cui spuntiate l’applicabilità delle legge italiana, dovrete sempre tenere in considerazione che le clausole del vostro contratto non siano in contrasto con norme imperative del diritto interno cinese o che l’oggetto del contratto non sia tra quelli obbligatoriamente regolati dal diritto interno cinese ( es settori strategici come quelli dell’energia o della tecnologia).

Infine, vi verrà chiesto di sottoporre eventuali controversie alla giurisdizione dei tribunali cinesi. Se poi voi otterrete di inserire nel contratto una clausola arbitrale per non sottostare alla giurisdizione cinese, verificate che l’organismo arbitrale prescelto ed il lodo arbitrale siano riconosciuti dalla normativa cinese, diversamente avrete ottenuto un giudizio magari a voi favorevole, ma non potrete ottenerne gli effetti voluti tramite le competenti autorità cinesi. Solo ultimamente ad esempio sono riconosciuti i lodi della CCI con sede a Shangai.

È divenuto sicuramente più facile ed usuale stipulare un accordo commerciale in Cina, ma per non vanificare i risultati raggiunti nel trovare un buon accordo, si devono sempre tenere presenti queste fondamentali diversità.

Avv. Luisa Brevi
Contrattualistica nazionale e internazionale
Tel: 031 773488
E-mail: luisabrevi@yahoo.it
http://www.brevivuolo.com/

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