Coronavirus, a rischio 8 miliardi di Pil e 30mila attività

 Coronavirus, a rischio 8 miliardi di Pil e 30mila attività
Photo by Dimitri Karastelev on Unsplash

L’emergenza Coronavirus si prolunga, e l’impatto sull’economia peggiora: se la ‘fase acuta’ dell’allarme da contagio dovesse durare fino ad aprile, sarebbero a rischio 6,5 miliardi di consumi, interni e turistici, e 8 miliardi di Pil nel semestre.  A stimarlo è Confesercenti, rivedendo le stime iniziali dell’associazione rilasciate il 25 febbraio, basate su un’ipotesi di un’emergenza più breve di quanto sia ora lecito supporre.

Se, come sembra, l’allarme coronavirus dovesse protrarsi con l’attuale intensità fino al prossimo mese, ad aggravarsi sarebbe infatti anche l’impatto sui consumi turistici (-5 miliardi) e interni (-1,5 miliardi). La flessione, insieme al calo degli investimenti, porterebbe alla perdita di 8 miliardi di euro di Pil (-0,3%) e alla possibile chiusura di 30mila imprese. A essere coinvolti in diverso grado dalla frenata, settori che raccolgono circa un milione di attività: oltre al turismo, commercio, pubblici esercizi, servizi e trasporti. Stimiamo 2 miliardi di euro in meno di consumi per le imprese ricettive e 1,3 miliardi in meno per bar e ristoranti, mentre per agenzie di viaggio e tour operator la perdita è di 342 milioni. Per i negozi il calo è di 748 milioni di euro, 586 per i trasporti. L’impatto è concentrato principalmente nelle regioni del nord e nelle città d’interesse turistico.

Dal punto di vista economico, tutta l’Italia sta diventando una zona gialla, rossa nelle città d’arte”, commenta Patrizia De Luise, Presidente di Confesercenti.  “Contenere i contagi è prioritario e gli imprenditori sono in prima fila per dare il proprio contributo, consapevoli della situazione straordinaria. Ma anche determinati a far sopravvivere le imprese: il punto è garantire la continuità delle attività economiche al di là dell’emergenza. I 7,5 miliardi di euro in arrivo dal governo sono una risposta importante, ma potrebbero rilevarsi insufficienti se il trend dovesse continuare a lungo”.

La priorità – continua De Luise – è agire sul fronte bancario, sospendendo le rate dei finanziamenti e agevolando il credito. Ma serve anche uno stop adeguato al fisco e l’estensione degli ammortizzatori sociali a micro imprese e autonomi. Poi, visto che siamo di fatto isolati dal mondo, il rilancio della domanda turistica interna: la nostra proposta è di scontare l’IVA a chi compra una vacanza presso una struttura ricettiva o un’agenzia di viaggio in Italia, e di permettere alle famiglie di detrarre il restante costo del soggiorno. Se possibile già da Pasqua, per favorire il riavvio della stagione turistica”.

Redazione

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