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#coronavirus – Come se ne parla sui social

L’analisi emersa usando Talkwalker, uno dei tool di riferimento che usa intarget per analizzare questo tipo di notizie, ha preso in considerazione Twitter e Facebook e sono inclusi blog, siti di News online, forum e anche altre piattaforme meno usate in Italia (es. VKontakte). La ricerca ha incluso i risultati in italiano nell’ultimo trimestre, dal 25 novembre ’19 ad oggi 24 febbraio.

La riflessione di Giorgia Fumo  del   team  Social Media Analyst di intarget:
“#coronavirus – Come se ne parla? Il virus che ha l’innegabile merito di aver fatto spiegare una volta per tutte come si devono lavare le mani, è oggetto di un’informazione ritenuta confusa e poco affidabile. Ecco quanto è emerso utilizzando Talkwalker: gli italiani che parlano del virus sono prevalentemente giovani e uomini; se si guardano i loro interessi si nota che sono principalmente attivi in campo legale e giornalistico e che chi si interessa di Scienza è solo al quarto posto. Se osserviamo le professioni, chi svolge professioni sanitarie è addirittura al settimo posto, lasciando che gran parte della discussione sia guidata da autori di blog/testate, manager e avvocati. Fra i temi si nota che i morti sono più discussi della prevenzione e che fra le notizie prevalgono i termini che informano circa l’andamento della situazione, spingendo però i termini allarmisti. Fanno capolino le buone notizie dello Spallanzani e delle ricercatrici che hanno isolato il virus. Gli eventi più citati in concomitanza del virus sono stati ovviamente il Capodanno (cinese), la Uefa Champions League, il carnevale e il Mobile World Congress, a seguire, le Fashion Week”  afferma Giorgia Fumo –  Social Media Analyst in intarget.

Commento di Nicola  Tanzini – Ceo e Founder di intarget:
“Siamo soliti utilizzare strumenti di ascolto per monitorare la comunicazione e basare la strategia dopo un attento monitoraggio dei dati. Crediamo che i dati battano le opinioni e abbiamo deciso di analizzare i social, in questo momento delicato e caotico, per avere un’idea più chiara della reale percezione che gli italiani hanno in merito all’emergenza sanitaria. D’altronde, in questo periodo di prevenzione e di permanenza entro le mura domestiche e di quella che in gergo tecnico viene definita “distanziazione sociale”,  i social diventeranno finestra sul mondo ancora più importante, sia per conoscere gli aggiornamenti del Coronavirus sia per continuare a vivere la propria quotidianità“. Afferma  Nicola Tanzini – CEO e Founder di intarget“Stanno cambiando alcune abitudini di consumo come l’acquisto online e la stessa comunicazione offline dei brand si sposterà maggiormente sui canali digitali, ci sarà anche la possibilità di accelerare la diffusione dello smart work e dell’e-learning. Anche l’informazione dovrà adeguarsi: questo è il momento di rallentare e comunicare con sensibilità e competenza. Tornando alla nostra analisi, vedere come chi parla del Coronavirus e dichiari di essere un professionista sanitario sia solo al settimo posto ci deve interrogare. Dobbiamo ritornare a dare valore alle fonti primarie delle informazioni, ai professionisti per competenza e fidarci maggiormente delle istituzioni che, in situazioni di crisi come questa, sono i media principali da seguire e rilanciare, evitando inutili e pericolosi passaparola che rischiano solo di alimentare il sensazionalismo e le fake news”.

Redazione

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