Covid-19, l’impennata dello spread non danneggia i ratio patrimoniali della banche italiane (per ora)

 Covid-19, l’impennata dello spread non danneggia i ratio patrimoniali della banche italiane (per ora)
Photo by Didier Weemaels on Unsplash

La tensione sui mercati finanziari dovuta all’emergenza Coronavirus si è riflessa anche sullo spread Btp-Bund, che lo scorso 9 marzo è arrivato a 230 punti base tornando sui livelli dell’inizio della scorsa estate, con un balzo di oltre 60 punti base rispetto a fine 2019.

Il repentino cambio di direzione assume ancora più risalto perché il differenziale, che si era mantenuto su valori poco superiori a 160 punti a inizio gennaio 2020, era successivamente sceso sotto i 140 dopo il risultato delle amministrative in Emilia-Romagna che aveva allontanato la possibilità di elezioni anticipate.

Tra i molti interrogativi del difficile momento sui mercati c’è anche il possibile impatto sui requisiti patrimoniali per il sistema bancario. È noto che le oscillazioni dello spread possono avere ripercussioni rilevanti sulla patrimonializzazione delle banche italiane, dato che influiscono sul valore contabile dei titoli governativi iscritti a bilancio. A fine 2019, le banche significative (SI) detenevano circa 150 miliardi di euro in titoli di Stato tricolori, pari al 122% del capitale primario di classe 1 (CET1 capital).

Il 2019 era stato un anno favorevole da questo punto di vista perché, a partire dalla fine di agosto, l’allontanamento della possibilità di nuove elezioni in tempi brevi aveva favorito la discesa dello spread Btp-Bund sotto 150 punti base dopo la formazione della nuova maggioranza, senza mai superare i 180 punti base nella seconda metà dell’anno. Considerando che a fine 2018 il differenziale superava 250 punti base, si comprende allora che parte dell’incremento del CET1 ratio registrato dalle banche italiane nel 2019 vada ascritto proprio all’andamento positivo delle riserve di valutazione sui titoli di Stato, classificati nel portafoglio delle attività a fair value con impatto sulla redditività complessiva (FVOCI).

Il 2018 annus horribilis sui mercati aveva poi indotto molti istituti a proteggersi dalle oscillazioni dello spread, con strategie volte a contenere la volatilità dei requisiti patrimoniali attraverso la diversificazione geografica dei titoli governativi iscritti a bilancio e la riclassificazione verso portafogli a costo ammortizzato, la cui valutazione non ha un impatto diretto sui ratio patrimoniali.

Lo spostamento dei titoli dai portafogli al fair value verso quello al costo ammortizzato resta tuttavia parziale: a fine 2019 il 46% dei titoli di Stato italiani era ancora allocata nel portafoglio FVOCI. L’incidenza si è abbassata in misura rilevante rispetto al 59% del 2018, ma il FVOCI resta sempre il portafoglio più importante: l’andamento dei tassi dei titoli sovrani italiani resta così un fattore di rischio che può avere riflessi negativi sulla patrimonializzazione.

Possiamo comunque dire che, ad oggi, le ripercussioni sul patrimonio delle banche sono ancora marginali, dato che l’incremento del differenziale Btp-Bund è spiegabile in buona parte anche dal calo di rendimento dei titoli tedeschi, scivolato al minimo storico di -0,85%: un ribasso di oltre 60 punti base rispetto ai livelli di inizio anno, alimentato dal flight to quality degli investitori.

I tassi dei Btp decennali invece non sono molto distanti dai livelli di fine 2019 (1,43%). Almeno per ora, dunque, i rendimenti dei titoli di Stato italiani non stanno penalizzando i coefficienti patrimoniali delle bancheIn attesa delle indicazioni delle proprie aste, in una situazione di emergenza in continuo divenire.

Fonte: Prometeia, Market Insights Outlook

Massimiliano Coluccia

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