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Credito di imposta per le reti di imprese agricole, della pesca e acquacoltura

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[dropcap]È[/dropcap] stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 48 del 27 febbraio 2015 il Decreto 13 gennaio 2015 del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, che contiene le specifiche modalità di concessione del credito d’imposta previsto dall’art. 3, comma 3, Decreto – Legge n. 91/2014, convertito con Legge n. 116/2014, e relativo a spese riguardanti nuovi investimenti sostenuti dalle reti di impresa impegnate in agricoltura.

In un articolo del 16 luglio 2014, in occasione della pubblicazione del Decreto Legge n. 91/2014, ci eravamo già occupati di questa misura, la quale ha come obiettivo quello di “incentivare la creazione di nuove reti di imprese ovvero lo svolgimento di nuove attività da parte di reti di imprese già esistenti”.

Già in quell’occasione, quindi, abbiamo avuto modo di chiarire che il contributo viene erogato solo a due tipologie di imprese in rete:

  • le imprese impegnate nella produzione dei prodotti agricoli, della pesca e dell’acquacoltura di cui all’Allegato I del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea; l’Allegato riporta, tra i prodotti più comuni, carni e frattaglie commestibili; pesci, crostacei e molluschi; latte e derivati del latte; uova di volatili e miele naturale; piante vive e prodotti della floricoltura; legumi, ortaggi, piante, radici e tuberi; frutta commestibile; cereali, prodotti della macinazione, ecc.;
  • le piccole e medie imprese, così come definite dal Regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione, che sono impegnate nella produzione di prodotti agroalimentari, della pesca e dell’acquacoltura, non ricompresi nel predetto Allegato I: vale la pena ricordare che il diritto comunitario considera impresa ogni entità, indipendentemente dalla forma giuridica rivestita, che eserciti un’attività economica. Alla categoria delle microimprese, delle piccole imprese e delle medie imprese (PMI) appartengono, secondo la legislazione comunitaria, le imprese che occupano meno di 250 persone, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di euro e/o il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro. All’interno della categoria delle pmi, si definisce piccola impresa un’impresa che occupa meno di 50 persone e realizza un fatturato annuo e/o un totale di bilancio annuo non superiori a 10 milioni di euro. Si definisce, invece, microimpresa un’impresa che occupa meno di 10 persone e realizza un fatturato annuo e/o un totale di bilancio annuo non superiore a 2 milioni di euro.

Esaminiamo, quindi, anche in questa occasione in modo sintetico, le misure più importanti previste dal Decreto 13 gennaio 2015, rinviando comunque alla lettura dello stesso per avere una panoramica davvero completa di questo provvedimento.

Secondo l’art. 2, rubricato “Soggetti beneficiari dell’agevolazione”, sono ammissibili all’agevolazione in discorso le singole imprese, anche se costituite in forma cooperativa o riunite in consorzi, aderenti ad un contratto di rete già costituito al momento della presentazione della domanda, titolari di reddito di impresa o di reddito agrario e che soddisfino i requisiti in materia di produzione di prodotti agricoli ovvero dimensionali riportati poco sopra. Il comma 2 della disposizione in commento aggiunge che “Le aggregazioni devono essere formate, pena l’inammissibilità, da più imprese fra loro indipendenti”. Una notazione che, se ben ne intendiamo il senso, appare piuttosto superflua in materia di reti di impresa, visto che l’autonomia e l’indipendenza delle imprese retiste costituisce un vero e proprio principio fondamentale di questa particolare forma di integrazione imprenditoriale.

Il successivo art. 3 ci informa in merito ai costi agevolabili e misura del credito d’imposta. Sono quindi agevolabili le seguenti spese sostenute dai soggetti di cui sopra, purché dedicate a nuovi investimenti, compresi in un programma comune di rete, per lo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie, nonché per la cooperazione di filiera:

  1. costi per attività di consulenza e assistenza tecnico-specialistica prestate da soggetti esterni all’aggregazione in rete, per la costituzione della rete, per la redazione del programma di rete e sviluppo del progetto;
  2. costi in attivi materiali per la costruzione, acquisizione o miglioramento di beni immobili e per l’acquisto di materiali e attrezzature;
  3. costi per tecnologie e strumentazioni hardware e software funzionali al progetto di aggregazione in rete;
  4. costi di ricerca e sperimentazione;
  5. costi per l’acquisizione di brevetti, licenze, diritti d’autore e marchi commerciali;
  6. costi per la formazione dei titolari d’azienda e del personale dipendente impiegato nelle attività di progetto;
  7. costi per la promozione sul territorio nazionale e sui mercati internazionali dei prodotti della filiera;
  8. costi per la comunicazione e la pubblicità riferiti alle attività della rete.

Per gli investimenti di cui alla precedente lettera h), l’agevolazione è concessa esclusivamente nei limiti del cosiddetto «de minimis».

Sono ammissibili all’agevolazione i nuovi investimenti realizzati dopo l’entrata in vigore del decreto in commento, a decorrere dal periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2014 e nei due successivi.
Vi sono poi diverse soglie e limiti all’interno dei quali il credito d’imposta compete, per ciascuno dei periodi d’imposta agevolabili, e ciò soprattutto in funzione dell’attività prevalente effettivamente svolta e dichiarata ai fini IVA e delle dimensioni dell’impresa. Ciò significa che, in linea di massima, il credito d’imposta sarà riconosciuto:

  1. nella misura del 40 per cento e nel limite di 400.000 euro dell’importo degli investimenti realizzati in ciascuno dei periodi indicati, per le piccole e medie imprese operanti nella produzione, trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli di cui al citato Allegato I del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, alle condizioni stabilite dal Regolamento (UE) n. 702/2014 della Commissione del 25 giugno 2014;
  2. nella misura del 40 per cento e nel limite di 200.000 euro nell’arco di tre esercizi finanziari dell’importo degli investimenti realizzati in ciascuno dei periodi indicati, per le piccole e medie imprese per le quali non ricorrano le condizioni di cui alla lettera a) e per le imprese diverse dalle piccole e medie imprese come definite dal Regolamento (UE) n. 651/2014, operanti nella trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli di cui all’Allegato I del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, alle condizioni stabilite dal Regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione del 18 dicembre 2013 relativo all’applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea agli aiuti «de minimis»;
  3. nella misura del 40 per cento e nel limite di 15.000 euro nell’arco di tre esercizi finanziari dell’importo degli investimenti realizzati in ciascuno dei periodi indicati poco sopra, per le piccole e medie imprese per le quali non ricorrano le condizioni di cui alla lettera a) e per le imprese diverse dalle piccole e medie imprese come definite dal Regolamento (UE) n. 651/2014, che operano nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli di cui all’Allegato I del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, alle condizioni stabilite dal Regolamento (UE) n. 1408/2013 della Commissione del 18 dicembre 2013 relativo all’applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea agli aiuti «de minimis» nel settore agricolo;
  4. nella misura del 40 per cento e nel limite di 30.000 euro nell’arco di tre esercizi finanziari dell’importo degli investimenti realizzati in ciascuno dei periodi indicati, per le piccole e medie imprese e per le imprese diverse dalle piccole e medie imprese come definite dal Regolamento (UE) n. 651/2014, operanti nella produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura di cui all’art. 5, lettere a) e b), del Regolamento (UE) n. 1379/2013, alle condizioni stabilite dal Regolamento (UE) n. 717/2014 della Commissione del 27 giugno 2014 relativo all’applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea agli aiuti «de minimis» nel settore della pesca e dell’acquacoltura;
  5. nella misura del 40 per cento e nel limite di 200.000 euro nell’arco di tre esercizi finanziari, dell’importo degli investimenti realizzati in ciascuno dei periodi già indicati, per le piccole e medie imprese che producono prodotti agroalimentari, della pesca e dell’acquacoltura non ricompresi nell’Allegato I del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, alle condizioni stabilite dal Regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione del 18 dicembre 2013 relativo all’applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea agli aiuti «de minimis»;
  6. nella misura del 20 per cento e del 10 per cento e nel limite di 400.000 euro dell’importo degli investimenti realizzati in ciascuno dei periodi già indicati, rispettivamente per le piccole imprese e per le medie imprese che producono prodotti agroalimentari, della pesca e dell’acquacoltura non ricompresi nell’Allegato I del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, alle condizioni stabilite dal Regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione del 17 giugno 2014 che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato interno in applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato. L’agevolazione di cui alla presente lettera non è concessa alle imprese destinatarie di un ordine di recupero pendente a seguito di una precedente decisione della Commissione europea e alle imprese in difficoltà, ai sensi dell’art. 1, del suddetto Regolamento (UE) n. 651/2014.

L’effettività del sostenimento delle spese e della destinazione per la realizzazione del programma comune di rete deve risultare da apposita attestazione rilasciata dal Presidente del collegio sindacale, ovvero da un revisore legale iscritto nel registro dei revisori legali o da un professionista iscritto nell’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili o nell’albo dei periti commerciali, ovvero dal responsabile del centro di assistenza fiscale.

I crediti d’imposta di cui al comma 4 sono riconosciuti nel limite di spesa di 4,5 milioni di euro per l’anno 2014, di 12 milioni di euro per l’anno 2015 e di 9 milioni di euro per l’anno 2016 e fino ad esaurimento delle risorse disponibili in ciascuno dei predetti anni e comunque nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente al momento dell’autorizzazione alla fruizione del beneficio.
Passiamo poi alla “Procedura di richiesta dell’agevolazione” (art. 4).

Dal 20 febbraio al 28 febbraio dell’anno successivo a quello di realizzazione degli investimenti, le imprese partecipanti al contratto di rete, tramite l’impresa capofila, presentano al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali apposita domanda per il riconoscimento del credito d’imposta secondo modalità telematiche definite con atto del Ministero entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del decreto in commento.

La domanda deve essere sottoscritta dal legale rappresentante dell’impresa capofila e delle altre imprese partecipanti al contratto di rete, e deve riportare, a pena di nullità:

  1. il codice dell’attività prevalente dichiarata da ciascuna impresa ai fini IVA;
  2. il tipo di impresa (piccola e media impresa/grande impresa) al momento della presentazione della domanda;
  3. il costo complessivo per ciascuna impresa degli investimenti e l’ammontare delle singole spese ammissibili;
  4. l’effettività delle spese sostenute, secondo le modalità previste nel Decreto;
  5. l’effettività della destinazione delle spese sostenute per la realizzazione del programma comune di rete secondo le modalità previste in Decreto;
  6. il credito d’imposta spettante secondo le specifiche definite dal Decreto in commento.

Le imprese devono presentare al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, contestualmente alla domanda di cui al comma 1, se pertinente, la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà relativa ad altri aiuti «de minimis» eventualmente fruiti durante l’esercizio in corso e nei due precedenti.

Il credito d’imposta è riconosciuto previa verifica, da parte del Ministero, dell’ammissibilità in base ai requisiti soggettivi, oggettivi e formali di cui al Decreto. Il credito d’imposta e’ concesso nei limiti delle risorse disponibili per l’anno di riferimento. Nel caso in cui l’ammontare dei crediti d’imposta complessivamente spettanti alle imprese per un determinato anno risulti superiore alle somme stanziate, il credito d’imposta da riconoscere a ciascuna impresa e’ ridotto proporzionalmente, in base al rapporto tra l’ammontare dei fondi stanziati e l’importo complessivo del credito spettante. Il Ministero, entro sessanta giorni dal termine di presentazione delle domande, comunica all’impresa capofila il riconoscimento ovvero il diniego dell’agevolazione e, nel primo caso, l’importo del credito effettivamente spettante a ciascuna impresa.

L’art. 5 riporta le “Modalità di utilizzo del credito d’imposta”, tra le quali citiamo la circostanza che quest’ultimo non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini IRAP.

Ancora, l’art. 6, rubricato “Cause di decadenza o revoca del credito d’imposta” stabilisce che si decade dal diritto al credito d’imposta nei seguenti casi:

  1. accertamento definitivo di violazioni non formali alla normativa fiscale;
  2. mancato rispetto delle condizioni stabilite dal pertinente regolamento dell’Unione europea;
  3. utilizzazione difforme dalla destinazione indicata nella domanda.

Il credito d’imposta è inoltre revocato in caso di accertamento della falsità delle dichiarazioni rese, fatta salva ogni conseguenza di legge, civile e penale.

Ovviamente, in tutti i precedenti casi di decadenza o revoca, si provvede anche al recupero del beneficio eventualmente già fruito.

È previsto il recupero del credito per indebito utilizzo qualora si accerti l’illegittima fruizione, anche parziale, del credito d’imposta.

Studio Legale e Tributario Garaffa & Manenti
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