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Cresce il fatturato 2018 per le imprese lodigiane, ma si indeboliscono margini e redditività

Internazionalizzate, per lo più di medie dimensioni, con un fatturato totale di 6,9 miliardi di euro, appartenenti ai settori dell’industria, dei servizi e del commercio e dell’agricoltura. È questa la fotografia del tessuto produttivo del territorio lodigiano che emerge dalla seconda edizione di Top200, la ricerca realizzata dal Centro Studi Assolombarda in collaborazione con PwC e Banco BPM. L’analisi si basa sull’elaborazione dei bilanci 2018 di 200 imprese attive con sede legale o operativa nella provincia di Lodi. Le realtà imprenditoriali presenti sono per la maggioranza medie imprese (il 50%), il 36% sono piccole e il 14% grandi, con ricavi 2018 che vanno da un minimo di 6,1 milioni di euro a un massimo di 607,1 milioni.

Un territorio la cui produzione manifatturiera, nei primi 9 mesi del 2019, è cresciuta del +3,4%, mentre nel primo semestre dell’anno le esportazioni hanno accusato una flessione del -3,4%, dopo un 2018 che segnava un +18,8%.

IL CONFRONTO TRA 2018 E 2017

Per analizzare le performance del 2018 in chiave dinamica rispetto all’anno precedente, è stato costruito un campione chiuso delle aziende presenti in classifica sia in questa edizione (bilanci 2018) sia nella scorsa edizione (bilanci 2017). Nel confronto con il 2017, le aziende in classifica mostrano una crescita di fatturato complessivo del +3,4% nel 2018, mentre gli altri indicatori mostrano un arretramento: il reddito d’esercizio complessivo (calcolato come somma algebrica di utili e perdite) segna una flessione, pari al -5,5%, l’EBITDA mediano in percentuale sul fatturato scende di -0,8 p.p. e il ROE mediano si contrae di -2,8 p.p.  Si conferma, invece, elevata (90%) la percentuale di aziende con il bilancio in utile che in termini assoluti passano dalle 160 del 2017 alle 159 del 2018.

“I risultati della classifica Top200 evidenziano ancora nel 2018 una quota significativa di imprese lodigiane con fatturato in crescita, ma margini e soprattutto redditività evidenziano un preoccupante indebolimento rispetto all’anno precedente – ha dichiarato Carlo BonomiPresidente di Assolombarda –. Osservare i dati dell’export consente di capire meglio l’entità del freno alla crescita italiana, che oggi ha finito per investire anche la Lombardia. Sul fronte delle esportazioni, per esempio, le imprese di Lodi accusano un calo del -3,4% tra gennaio e giugno 2019, che si confronta con il +18,8% nel 2018. Se da un lato scontiamo l’effetto della guerra sui dazi e la contrazione degli scambi commerciali con la Germania; dall’altra scontiamo la drammatica perdita di competitività rispetto ai nostri concorrenti per effetto della produttività stagnante. Servono tre cose fondamentali: più consapevolezza rispetto ai cambiamenti in corso in alcune filiere essenziali dell’industria europea e l’abbandono di un pregiudizio anti impresa insieme ad una politica industriale di lungo termine, che consenta al mondo imprenditoriale di operare in un ecosistema favorevole alla crescita”.

FOCUS SULLA CLASSIFICA

TOP 10 e TOP 50

Sul podio della classifica si trovano: Zucchetti Group S.p.a. (Lodi), Sodalis S.r.l. (Lodi Vecchio) e Aperam Stainless Services & Solutions Italy S.r.l. (Massalengo).

Completano la top ten: quarta A.F. Logistics S.p.A. (Lodi), quinta Unilever Italia Manufacturing S.r.l. (Casalpusterlengo), sesta Ibsa Farmaceutici Italia S.r.l. (Lodi), settima MTA S.p.A. (Codogno), ottava Inovyn Produzione Italia S.p.A. (Tavazzano con Villavesco), nona Airpack S.r.l. (Lodi), decima Itelyum Regeneration S.r.l. (Pieve Fissiraga).

Le prime 50 imprese, da sole, rappresentano il 72% del fatturato dell’intera classifica e appartengono per buona parte al settore dell’industria. Un comparto estremamente dinamico sui mercati esteri come certificato dalla crescita a doppia cifra dell’export della manifattura lodigiana nel 2018, pari a 3,7 miliardi di euro (+18,8% sul 2017) e con una crescita che più che raddoppiata rispetti ai livelli precrisi (+116%).

“Oggi l’internazionalizzazione richiede strategie e competenze tecniche – sottolinea Francesco MonteverdiPresidente del Presidio Territoriale di Lodi e Vicepresidente di Assolombarda – . Non c’è più spazio per l’improvvisazione. I nostri prodotti rappresentano alcune eccellenze ai quali va abbinato un maggior presidio dei mercati esteri e una maggiore conoscenza delle regole che sono alla base degli scambi internazionali: dagli accordi di libero scambio, alla logistica, alla contrattualistica internazionale ai pagamenti. Vendere all’estero e non semplicemente esportare significa conoscere le dinamiche dei mercati e saperle utilizzare quali leve di crescita e sviluppo”.

TOP50 EBITDA

Per misurare e mettere in evidenza la qualità delle imprese che compongono il Top200, il Centro Studi di Assolombarda ha stilato anche una classifica delle prime 50 aziende ordinate per EBITDA (Earnings Before Interests Taxes Depreciations and Amortization), in rapporto al fatturato totale.

Ne emerge un quadro sostanzialmente positivo e interessante: tutte le aziende più performanti in termini di margini possiedono un EBITDA superiore al 13% del fatturatofino a toccare un massimo di oltre il 60%.

Le top 50 per EBITDA, inoltre, si distinguono anche per un basso livello di indebitamento finanziario e per una elevata redditività del capitale proprio per un basso livello di indebitamento finanziario (i debiti verso banche e altri finanziatori sul patrimonio netto): per 28 l’indice è inferiore a 0,4, e per 16 di queste l’indice è addirittura pari a zero. Per quanto riguarda il ROE (l’indice di redditività del capitale proprio), ben 34 vantano un ritorno a due cifre.

A guidare la classifica: Bipielle Real Estate S.p.A., con un EBITDA eccezionale del 60,27%, seguita da Tai Milano S.p.A. con il 46,97%, Centro Sperimentale del Latte S.r.l. con il 43,51%, Alsco Italia S.r.l. con il 35,92% e Gervasi Mario S.r.l. con il 31%. Queste 5 imprese presentano ricavi che vanno da 8 a 118 milioni di euro, a conferma del fatto che fatturato e performance della gestione caratteristica non vanno necessariamente di pari passo e che anche le imprese più piccole possono raggiungere marginalità elevate e superiori a quelli delle grandi imprese.

Nella mini classifica per EBITDA, tra i macrosettori, l’Industria è il più rappresentato, con 35 imprese su 50 (di cui 9 aziende di chimica e affini, 4 di macchinari, 4 di apparecchiature elettriche, 3 di alimentari e bevande). Seguono i Servizi, con 9 imprese, e il Commercio, con 5 imprese attive nel commercio all’ingrosso.

Il macrosettore con la marginalità mediamente più elevata è quello dei Servizi (26,65%), seguono l’Industria (20,64%) e il Commercio (15,58%). Segnaliamo che in questa seconda edizione del Top200, è presente per la prima volta il settore dell’Agricoltura, con un’unica impresa il cui EBITDA su fatturato è pari al 15,81%.

“Top200 Lodi ha messo luce sul fatto che l’internazionalizzazione è un’opportunità – commenta Vincenzo Grassi, Partner PwC Italia – ed in alcuni casi una necessità, sia per le aziende del territorio sia per tutto il tessuto imprenditoriale italiano. Esportare all’estero risulta un ottimo sbocco per le aziende italiane e la più valida alternativa alla stagnazione del mercato interno: scavalcando i confini nazionali si portano clienti e consumatori ad apprezzare i prodotti made in Italy. Investire all’estero è il passo successivo per acquisire quote durevoli nei mercati esteri di sbocco. Un cauto ottimismo per il futuro delle esportazioni italiane che, all’interno di scambi internazionali in rallentamento, hanno rappresentato comunque il principale fattore di crescita negli ultimi anni”.

“L’internazionalizzazione rappresenta una risorsa molto importante per le imprese – spiega Fabio De Rosaresponsabile Estero e Trade Finance di Banco BPM – va ricordato infatti che è uno dei fattori che ha permesso a molte aziende di superare la crisi, di rinnovarsi e di continuare a crescere. Oggi, rispetto al passato, la possibilità di valutare e realizzare programmi di sviluppo internazionale è alla portata di molte più aziende. In quest’ottica, Banco BPM, al pari di pochi altri intermediari qualificati, mette a disposizione degli imprenditori un ampio set di consulenza, strumenti e servizi finanziari in grado di assisterli nei progetti di crescita sui mercati esteri e nel cogliere le opportunità di sviluppo del loro business”. 

LA CLASSIFICA TOP200 PER SETTORI

I macrosettori a cui appartengono le 200 imprese “top” delineano un territorio prevalentemente industriale rappresentato in classifica da 119 aziende (60% del totale), e da e un fatturato complessivo di 4,4 miliardi di euro (64% del fatturato totale delle classificate).

All’interno del macrosettore dell’Industria, il manifatturiero è il comparto più rappresentato, con 109 imprese che registrano ricavi complessivi per 4,1 miliardi di euro.

Nel dettaglio, in termini di numerosità, i settori numericamente prevalenti sono: alimentari e bevande (22 aziende), a seguire chimica e affini (19 aziende), macchinari (12 aziende), prodotti in metallo (12) e infine gomma-plastica(12).

L’ordine cambia se si considera il fatturato: in questo caso la chimica è al primo posto con ricavi per 1,3 miliardi di euro, al secondo alimentari e bevande con 680,4 milioni, seguono gomma-plastica con ricavi per 526,9 milioni e prodotti in metallo con 499,3 milioni.

Il Commercio è il secondo macrosettore che vede in classifica 47 imprese per ricavi complessivi pari a 897 milioni di euro. Tra queste a prevalere sono, sia per numero di aziende (40), sia per volume di vendite (792,4 milioni), le attività all’ingrosso, mentre quelle del commercio al dettaglio sono 7 e con un fatturato complessivo di 104,6 milioni.

Se si ragiona invece in termini di fatturato, il macrosettore con maggiore risultato dopo l’Industria è quello dei Servizi: appena 33 imprese cumulano però ricavi per 1,6 miliardi di euro.
In particolare, all’interno del macrosettore, troviamo i servizi specializzati rappresentati da 12 imprese, così come i trasporti e la logistica. A registrare i ricavi più elevati sono invece le attività informatiche (617,4 milioni), i trasporti e logistica (529, 1 milioni) e i servizi specializzati (231,9 milioni).

LA CLASSIFICA TOP200 PER COMUNI

Sono due i Comuni della provincia di Lodi in cui le imprese sono più presenti: infatti 70 delle 200 imprese che compongono la classifica hanno sede rispettivamente a Lodi (43, pari al 22% della classifica) e Codogno (27, pari al 14%).

In termini di fatturato, la concentrazione si evidenzia maggiormente in 5 Comuni che rappresentano oltre la metà dei ricavi: 4,1 miliardi sui 6,9 totali. Il comune di Lodi con 2,3 miliardi di euro, il 34% del fatturato complessivo della TOP200, seguito dal comune di Lodi Vecchio con 563 milioni, l’8%, Codogno con 545 milioni, l’8% del totale, Casalpusterlengo con 334 milioni, il 5% e Massalengo con 319 milioni, il 5%.

METODOLOGIA

La classifica si compone di 200 aziende:
• con sede legale e/o operativa nella provincia di Lodi;
• con stato giuridico attivo;
• con bilancio 2018 depositato (banca dati AIDA di Bureau Van Dijk – elab. chiuse il 22 novembre 2019);
• con attività principale nei settori: industria, servizi, commercio, agricoltura;
• escluse le società assicurative, finanziarie, creditizie e non profit (fanno eccezione le Holding di gruppi industriali del territorio che redigono bilancio consolidato).

Redazione

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