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Dal chirurgo estetico l’IVA non si paga

Anche le prestazioni di chirurgia estetica, in quanto sanitarie, sono esenti dall’IVA (ex art.10, n.18 del DPR 633/1972).

Ciò nonostante capita spesso che il Fisco sottoponga ad accertamento alcuni medici specializzati in medicina estetica, contestando la natura meramente “cosmetica” della loro attività, anziché medica.

Tanto è accaduto ad un chirurgo estetico di Ravenna a cui l’Agenzia delle Entrate aveva contestato, tra l’altro, l’illegittima esenzione IVA applicata alle fatture emesse per le prestazioni professionali.

In parziale accoglimento del ricorso proposto avverso il relativo avviso di accertamento i giudici della Commissione Tributaria Provinciale di Ravenna hanno affermato che “I trattamenti di medicina estetica e di chirurgia estetica rientrano nel campo dei trattamenti medici, rivolti a curare patologie che possono essere non solo di natura fisica, ma anche psichica, poiché ben possono essere tesi al conseguimento dello stato di benessere del paziente e tali trattamenti sono riservati all’esercizio della professione sanitaria di medico.” (sentenza n. 9/1/2018 liberamente visibile su www.studiolegalesances.it – sez. Documenti).

Nell’alveo delle prestazioni sanitarie, infatti, un caso border line è costituito dai trattamenti di medicina estetica e, di conseguenza, si rende necessario chiarire cosa debba intendersi per “prestazione sanitaria”.

Con la Convenzione istitutiva dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sottoscritta a New York il 22 luglio del 1946, veniva stabilito che qualsiasi trattamento volto al miglioramento del benessere fisico mentale e sociale della persona debba essere ricompreso nel concetto di prestazione sanitaria.

Anche la Corte di Giustizia Europea (cause C-307/01, C-212/01 e C-91/12) si è pronunciata in materia affermando che l’esenzione va riconosciuta esclusivamente a quelle prestazioni mediche effettuate in un contesto che permette di stabilire che il loro scopo principale è quello di tutelare nonché di mantenere o di ristabilire la salute, in ossequio all’obiettivo comune di ridurre il costo delle spese sanitarie garantendo l’accessibilità delle cure mediche.

Quanto chiarito dalla Corte di Giustizia, invero, ha costituito il sostrato normativo e giurisprudenziale della circolare dell’Agenzia delle Entrate 4/E del 28 gennaio 2005 – espressamente richiamata dagli stessi giudici della Commissione Tributaria Provinciale di Ravenna – dove viene chiarito che le prestazioni mediche di chirurgia estetica sono esenti da IVA in quanto sono ontologicamente connesse al benessere psico-fisico del soggetto che riceve la prestazione e quindi alla tutela della salute della persona. Si tratta di interventi tesi a riparare inestetismi, sia congeniti sia talvolta dovuti ad eventi pregressi di vario genere (es. malattie tumorali, incidenti stradali incendi ecc.) comunque suscettibili di creare disagi psico-fisici alle persone.

Dall’analisi della giurisprudenza della Corte europea e delle normative citate, nonché, da quanto espresso dalla stessa Agenzia delle Entrate nella circolare 4/E del 2005, emerge in maniera cristallina che il discrimine per il beneficio dell’esenzione è dato dal duplice profilo dello scopo, che deve essere quello di ristabilire la salute delle persone – da intendersi nella lata nozione di benessere psicofisico – e della qualifica del professionista che esegue la prestazione, che deve essere un appartenente al corpo medico.

Nel caso sottoposto all’attenzione della I Sezione della Commissione Tributaria di Ravenna era ictu oculi evidente il rispetto di entrambi i presupposti affinché il contribuente sottoposto ad accertamento potesse beneficiare dell’esenzione IVA, di talché appare più che condivisibile la decisione assunta dai giudici tributari.

 Avv. Matteo Sances
Dott. Carlo Mormando
www.centrostudisances.it
www.studiolegalesances.it

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Matteo Sances e Carlo Mormando

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