- Il fatturato dell’industria manifatturiera italiana è tornato a crescere a prezzi costanti tra luglio e novembre 2025 (+1.3%, su base tendenziale), con impatto positivo sull’evoluzione complessiva degli 11 mesi dello scorso anno (-0.6%). A prezzi correnti il fatturato è stabile (+0.1%) su livelli prossimi ai massimi del 2022-23, grazie al sostegno dei prezzi alla produzione, in moderata crescita (+0.7%, 11 mesi); le stime di chiusura del 2025 indicano un livello superiore ai 1120 miliardi euro, in linea con i massimi toccati nel 2022-23 e superiore al pre-Covid (+23% sul 2019).
- Anche la produzione manifatturiera ha segnato un punto di svolta negli ultimi mesi del 2025, con una crescita tendenziale dell’1.7% nel periodo luglio-novembre, che però non compensa del tutto la debolezza della prima parte dell’anno (-1.1% nel complesso dei primi 11 mesi). In graduale recupero anche le altre principali manifatture europee: tra luglio e novembre la produzione industriale è risalita in Francia (+1.3%) e Spagna (+1.4%), e si è osservata un’attenuazione del ritmo di caduta in Germania (-0.7%).
- Il quadro settoriale resta eterogeneo, nonostante il miglioramento diffuso dei livelli di attività nella seconda metà del 2025. In testa alla classifica per fatturato deflazionato si posizionano Elettrotecnica (+3.8% tendenziale, 11 mesi) e Meccanica (+3.1%), in forte accelerazione dai mesi estivi grazie agli investimenti, favoriti dallo sblocco degli incentivi Transizione 5.0. Anche la Farmaceutica si conferma tra i settori più brillanti (+3.3%) grazie al balzo dell’export (+33.8% in valore nei primi 10 mesi del 2025, +34.5% in volume), legato anche all’anticipazione delle vendite sul mercato americano. Le esportazioni hanno favorito anche l’Alimentare e bevande (+1.5%), insieme alla tenuta dei consumi interni.
- Persistono le difficoltà per Sistema moda (-2.1%, fatturato deflazionato 11 mesi), Elettrodomestici (-5.0%) e soprattutto Autoveicoli e moto (-9.6%) che, pur mostrando segnali di attenuazione del ritmo di caduta di fatturato e produzione nella seconda parte dell’anno, si conferma il settore manifatturiero più penalizzato nel contesto attuale.
- Gli indicatori di fiducia sono in graduale recupero nelle rilevazioni più recenti, delineando prospettive di cauto miglioramento del contesto operativo manifatturiero.
- Il mercato interno si configura come principale motore di crescita per il 2026. Determinante il contributo degli investimenti che, dopo il cambio di passo nella seconda parte del 2025, è atteso rafforzarsi nel 2026, grazie al nuovo pacchetto di incentivi per l’acquisto di beni strumentali (materiali e immateriali), che vede un ritorno all’iperammortamento. A conferma di questa tendenza, emergono segnali più marcati di rafforzamento della fiducia dei produttori di beni strumentali. I produttori di beni di consumo e di beni intermedi, invece, evidenziano un miglioramento più contenuto del sentiment, ma comunque coerente con attese di consolidamento della ripresa produttiva nella prima parte del 2026.
- Sul fronte internazionale, le prospettive sono di generale tenuta della crescita globale. I rischi di natura geopolitica potrebbero però indebolire gli scambi commerciali nel confronto con i risultati del 2025, che hanno visto l’Italia difendersi bene sui mercati internazionali: l’export italiano di beni manufatti è cresciuto del 3.8% nei primi 10 mesi dell’anno (+2.9% in volume) e dello 0.8% al netto della performance straordinaria della Farmaceutica.
- La buona tenuta dell’export ha consentito al saldo commerciale di mantenersi su livelli elevati (oltre 90 mld di euro nei primi 10 mesi del 2025, al netto della bolletta energetica), nonostante l’accelerazione delle importazioni (+6.9%), in particolare dalla Cina (+24.3%), anch’esse fortemente influenzate dal dato della Farmaceutica.
- Le pressioni competitive cinesi hanno interessato anche gli altri paesi europei: l’import UE27 dalla Cina è cresciuto dell’8.7% nei primi 9 mesi del 2025 (e del 6.7% al netto della Farmaceutica) con incrementi diffusi a tutti i settori, inclusi quelli a medio-alto contenuto tecnologico come la Meccanica. La penetrazione di merci cinesi non sembra finora aver minato la competitività dell’Italia in termini di quote di mercato nei principali paesi partner UE. L’Italia conserva, infatti, posizioni solide in Germania (con un peso del 5.8% sull’import tedesco dal mondo, 9 mesi 2025), Spagna (8.9%) e Francia (9.3%), sostanzialmente stabili rispetto al 2024.
Recuperano produzione manifatturiera e fatturato deflazionato nella seconda metà del 2025
Dopo una prima parte dell’anno ancora debole, la produzione manifatturiera italiana ha registrato una crescita tendenziale dell’1.7% nel periodo luglio-novembre, che attenua il calo complessivo a -1.1% (11 mesi).
La performance dell’Italia si inserisce in un contesto europeo di graduale recupero: tra luglio e novembre la produzione industriale è risalita anche in Francia (+1.3%) e Spagna (+1.4%), e si è osservata un’attenuazione del ritmo di caduta in Germania (-0.7%), che fa ben sperare alla luce degli intensi legami produttivi e commerciali con il nostro paese.
Il cambio di passo emerso nella seconda parte dell’anno trova conferma nell’evoluzione del fatturato manifatturiero italiano a prezzi costanti, che è tornato a crescere tra luglio e novembre 2025 (+1.3%, su base tendenziale), pur non compensando del tutto la precedente fase di debolezza (-0.6% nel complesso degli 11 mesi).
Il fatturato a prezzi correnti si conferma su livelli elevati, sostenuto dall’export e dal mercato interno
Il fatturato dell’industria manifatturiera italiana è tornato a crescere a prezzi costanti tra luglio e novembre 2025 (+1,3%, su base tendenziale), con impatto positivo sull’evoluzione complessiva degli 11 mesi dello scorso anno (-0,6%). A prezzi correnti il fatturato è stabile (+0.1%) su livelli prossimi ai massimi del 2022-23, grazie al sostegno dei prezzi alla produzione, in moderata crescita (+0.7%, 11 mesi); le stime di chiusura del 2025 indicano un livello superiore ai 1120 miliardi euro, in linea con i massimi toccati nel 2022-23 e superiore al pre-Covid (+23% sul 2019).
La netta accelerazione osservata nella seconda metà dell’anno ha riguardato sia la componente di fatturato realizzato sui mercati esteri sia la componente interna, con incrementi prossimi all’1.8% tra luglio e novembre.
La dinamica estera riflette un commercio mondiale più vivace del previsto, trainato in special modo dagli acquisti anticipati degli Stati Uniti nella prima parte dell’anno, in vista dell’introduzione dei dazi. In questo contesto, le esportazioni manifatturiere italiane sono cresciute del 3.8% in valore nel complesso dei primi 10 mesi del 2025 (su base tendenziale, +2.9% in volume). Anche nell’ultimo periodo di rilevazione, però, le vendite estere sono rimaste dinamiche, in crescita del 5.4% in valore tra luglio e ottobre (+4.9% in quantità). Questo miglioramento riflette sia la stabilizzazione del quadro tariffario internazionale sia il progressivo recupero della domanda europea, particolarmente rilevante per le PMI esportatrici italiane.
Il quadro settoriale si conferma eterogeneo
Il recupero della seconda parte dell’anno coinvolge gran parte dei settori, ma all’interno di un quadro 2025 ancora ampiamente eterogeneo.
Tra i settori che più hanno beneficiato del fenomeno di front-loading sul mercato americano, registrando numeri eccezionali di export, si annovera la Farmaceutica, con un fatturato deflazionato in crescita tendenziale del 3.3% nei primi 11 mesi del 2025. In testa alla classifica si posizionano anche Elettrotecnica (+3.8%) e Meccanica (+3.1%), in forte accelerazione dai mesi estivi grazie alla ripresa degli investimenti, favoriti dallo sblocco degli incentivi Transizione 5.0.
Segue a distanza l’Alimentare e bevande (+1.5%), sostenuto dal canale estero e dalla tenuta dei consumi interni. Il confronto con gli altri settori produttori di beni di consumo evidenzia, invece, una dinamica ancora fragile per il Sistema moda (-2.1%). I deboli segnali di ripresa emersi nella seconda parte dell’anno non sono stati sufficienti ad arginare un bilancio 2025 negativo, condizionato da una domanda di beni di lusso ancora debole sui mercati internazionali e dall’erosione del potere d’acquisto delle famiglie sul mercato interno, che si riflette in un incremento dell’import penetration di prodotti asiatici. Diverso è il caso del Largo consumo (-5.3%), dove i dati di fatturato scontano anche un fisiologico rientro dai livelli di massimo toccati nel 2024, soprattutto sul mercato interno.
Poco brillante la performance dei settori produttori di beni durevoli per la casa, iniziando dagli Elettrodomestici che segnano un -5.0% di fatturato deflazionato nei primi 11 mesi del 2025, sintesi di una crisi produttiva profonda e di una domanda interna ormai giocoforza orientata sui prodotti d’importazione. In tenuta il settore dei Mobili (-0.1%), dove la debolezza delle vendite destinate ad alcuni mercati chiave, come gli Stati Uniti, è stata in parte compensata da un modesto recupero dei consumi interni, favorito dalla proroga degli incentivi legati alle ristrutturazioni.
Il quadro è ancora fragile per i settori produttori di beni intermedi, dove i Prodotti e materiali da costruzione sono gli unici a collocarsi in territorio positivo nel complesso dei primi 11 mesi del 2025 (+0.8% il fatturato a prezzi costanti), grazie principalmente al sostegno dei progetti di infrastrutturazione del paese legati al PNRR. I segnali di miglioramento emersi nella seconda parte dell’anno, riscontrabili soprattutto per i Prodotti in metallo e gli Altri intermedi, non sono stati sufficienti a riportare in positivo il risultato complessivo degli 11 mesi dell’anno (rispettivamente -1.6% e -1.3%). Più in difficoltà legno, gomma-plastica e la parte a monte della filiera cartaria. Seguono in classifica gli Intermedi chimici (-3.9%) e la Metallurgia (-4.3%), dove a pesare sono sia fattori congiunturali, di debolezza della domanda proveniente dai principali settori attivanti, sia fattori di pressione competitiva internazionale, soprattutto nel caso degli Intermedi chimici, dove spicca il contributo crescente delle importazioni asiatiche.
Chiudono il quadro gli Autoveicoli e moto (-9.6%) che, pur mostrando segnali di attenuazione del ritmo di caduta di fatturato e produzione nella seconda parte dell’anno, si conferma il settore manifatturiero più penalizzato nel contesto attuale, con ripercussioni importanti sul settore dell’Elettronica (-3.5%), in particolare sul segmento dei semiconduttori.
Attese di consolidamento della ripresa nel 2026, in un contesto non esente da fattori di rischio
Gli indicatori di fiducia sono in graduale recupero nelle rilevazioni più recenti, delineando prospettive di cauto miglioramento del contesto operativo manifatturiero nel 2026. Il principale motore della crescita sarà però, soprattutto, il mercato interno. Determinante il contributo degli investimenti in macchinari e attrezzature che, dopo l’accelerazione della seconda parte del 2025, sono attesi rafforzarsi nel 2026 con il nuovo pacchetto di incentivi per l’acquisto di beni strumentali (materiali e immateriali), che vede un ritorno all’iperammortamento.
Le buone prospettive sul fronte del ciclo degli investimenti trovano conferma nel rafforzamento più marcato del clima di fiducia che si osserva per i produttori di beni strumentali. I produttori di beni di consumo e di beni intermedi, invece, evidenziano un miglioramento più contenuto del sentiment, ma comunque coerente con attese di consolidamento della ripresa produttiva nella prima parte del 2026.
Il quadro internazionale si conferma complesso. L’accordo raggiunto in estate tra UE e Stati Uniti ha contribuito a ridurre la tensione sul tema commerciale, ma gli effetti complessivi dell’inasprimento tariffario non possono considerarsi ancora pienamente assorbiti. Inoltre, i tanti focolai di tensioni geopolitiche ancora aperti a livello globale, potrebbero indebolire gli scambi commerciali nel confronto con i risultati nel complesso positivi del 2025, anche solo per effetto dell’elevata incertezza.
Le pressioni competitive cinesi non hanno finora minato la buona competitività dell’Italia
Negli ultimi anni si è assistito a un aumento dei prodotti cinesi in ingresso in Italia e, più in generale, nei paesi UE27, che è andato di pari passo con l’ascesa della Cina a leader mondiale in tanti settori: Sistema moda, Elettrodomestici, Elettronica, Elettrotecnica (che include il comparto delle batterie auto), fino ad arrivare, più di recente, ai settori a elevata complessità come l’Automotive e la Meccanica, dove la Cina è salita ormai al primo posto della classifica degli esportatori mondiali, con una quota di mercato del 20% (nel 2024, a valori correnti).
L’analisi dei dati di import italiani 2025 conferma la presenza di crescenti pressioni competitive cinesi, che sono andate intensificandosi dopo la rimodulazione dei dazi statunitensi, che hanno indotto la Cina a riconsiderare le proprie rotte commerciali: +20.7% tendenziale la crescita delle importazioni di beni manufatti cinesi nei primi 9 mesi 2025, a valori correnti, per una quota complessiva sul mercato italiano che ammonta al 12.6%, la più alta nel confronto con Spagna (10.8%), Germania (8.6%) e Francia (7.7%). Al netto della Farmaceutica, che ha attivato importanti forniture di materie prime dalla Cina nel corso dell’anno, la crescita dell’import sarebbe stata però decisamente più contenuta (+4.8%).
Spicca la rilevanza dei flussi di approvvigionamento dalla Cina in diversi segmenti della filiera meccanica italiana, quali apparecchi per il condizionamento dell’aria (dove la quota di mercato cinese è del 25% circa), organi di trasmissione (oltre il 20%), pompe e compressori (15.4%). In crescita la presenza cinese anche nelle macchine per l’agricoltura e la silvicoltura.
Le pressioni competitive cinesi non hanno finora minato la buona competitività dell’Italia in termini di saldo commerciale, oltre 90 mld di euro nei primi 10 mesi (al netto della bolletta energetica), e le quote di mercato nei principali paesi partner UE. L’Italia conserva, infatti, posizioni solide in Germania (con un peso del 5.8% sull’import tedesco dal mondo nei primi 9 mesi del 2025), Spagna (8.9%) e Francia (9.3%), sostanzialmente stabili rispetto al 2024.
Analisi dei Settori Industriali, nato nel 1987 dalla collaborazione di Prometeia con la Banca Commerciale Italiana (oggi Intesa Sanpaolo), esamina il mondo delle imprese manifatturiere e fornisce analisi congiunturali e previsioni sulle potenzialità di crescita e di redditività per circa quaranta comparti produttivi raggruppati in quindici settori.
