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Dalle fiere all’Export Digitale

Le fiere sono ancora oggi un’ottima fonte di contatti per le aziende di molti settori, in particolare sui mercati esteri. In questo periodo, però, sono state rinviate o addirittura cancellate.

Proprio ieri mi ha telefonato il marketing manager di una grande azienda farmaceutica emiliana. Hanno diverse filiali nel mondo e fortunatamente continuano a lavorare, prestando molta attenzione alla salute dei propri dipendenti.

Quest’anno avevano in programma diverse attività: “Sai Gabriele,” ha esordito il manager “hanno cancellato diverse fiere, e vorrei spostare il budget sul marketing online per aumentare la nostra brand awareness. Cosa ne pensi?”.

“Posso chiederti qual era l’obiettivo delle fiere?” ho chiesto.

“Beh, incontrare potenziali distributori, rivenditori e clienti di quei Paesi”.

“Quindi,” ho proseguito “le attività online in sostituzione hanno lo scopo di ottenere contatti commerciali e, considerata la situazione, possibilmente, riuscire a organizzare anche delle video chiamate per ‘rompere il ghiaccio’”.

“Sarebbe il desiderata!” ha replicato il manager.

“Possiamo aiutarti. Una campagna di brand awareness non ha come obiettivo ottenere contatti. Ti propongo invece una strategia di Export Digitale, mirata a raggiungere il vostro scopo. Il primo passo è creare una pagina di atterraggio, i cui contenuti saranno scritti dai nostri copywriter madrelingua.”

“In verità, abbiamo già abbondanza di contenuti preparati dai nostri tecnici.” ha puntualizzato titubante.

“Aspetta. I contenuti ai quali mi riferisco sono più commerciali che tecnici. Sono testi che aiutano l’interlocutore a capire chi siete, cosa fate, a chi lo vendete e perché comprarlo da voi. Quei testi non possono essere tradotti dall’italiano, perché il vostro interlocutore si attende un messaggio nella sua lingua, non in ‘qualcosa che si avvicina alla sua lingua’. Se lo scopo è ottenere un contatto, allora è necessario comunicare in modo localizzato, esprimendo un messaggio molto vicino alla cultura dell’utente. Utilizzare i termini,  e le frasi idiomatiche del Paese che ti interessa, veicolerà meglio il messaggio, l’azienda avrà modo di mostrarsi più vicina alla realtà locale. Il che si traduce, alla fine, in più contatti.”

“In effetti non ci avevo pensato, è decisamente la soluzione migliore. Ma come portiamo i potenziali clienti sulla pagina di atterraggio?” ha chiesto il manager.

“Con una campagna su Linkedin e Google. Anche qui, i post, gli annunci e le parole chiave vengono preparati dalla nostra rete di copywriter. Ne abbiamo uno per ogni Paese. Di solito la figura del copywriter non è formata sui tecnicismi del web advertising. Tutti i nostri copy fanno un training preventivo con un senior certificato Google che li segue nelle fasi tecniche.” ho spiegato.

“Se funziona è meglio di una fiera! Puoi mandarmi l’offerta economica con i dettagli?  Mi interessano i mercati di Spagna, Germania, Francia e UK. È fattibile?”

“Diciamo che ci sono aree geografiche più complicate di altre. Quelle che nomini non richiedono particolari accorgimenti.Potremmo essere online in venti giorni circa.” ho concluso.

Le attività relative a marketing e comunicazione sono spesso le prime a ricevere tagli pesanti nei periodi difficili. Non è semplice, ma vincere la propensione a chiudersi a riccio, in attesa che il peggio sia passato, è un segnale per gli altri oltre che per se stessi.  Alcuni imprenditori e manager riescono ad avere una visione con orizzonti più ampi e tengono duro. O come si dice in Emilia, “tengono botta”.

“I tempi duri non durano. La gente dura, dura.” Gregory Peck

Alcuni link utili:

Gabriele Carboni

Gabriele Carboni

Marketing e Comunicazione, Digital Strategic Planner, Twitter Specialist, Communication Designer, docente, fondatore (uno dei tre) di Weevo, ideatore di Glouk. Co-editore e curatore della rubrica Digital Divide per Il Giornale delle PMI. Strategie web per i mercati esteri: www.weevo.it

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