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Decreto Cura Italia: prime applicazioni delle banche

Il d.l. 17 marzo 2020 n. 18 (Decreto “Cura Italia”) ha previsto misure a sostegno della liquidità attraverso il sistema bancario. Se n’è parlato molto, con differenti gradi di consapevolezza. Cerchiamo perciò, di capire più a fondo la sostanza delle misure introdotte, al fine di coglierne la portata e l’effettiva utilità per le imprese.

Innanzitutto occorre dire che si tratta di interventi che incidono su due profili: quello della garanzia e quello delle moratorie.

Il profilo della garanzia è disciplinato dall’art. 49 e prevede deroghe -seppur temporalmente limitate ai nove mesi successivi alla data di entrata in vigore del decreto (17 marzo 2020) – alle vigenti disposizioni del Fondo di Garanzia, che estendono l’ambito di incidenza di tale istituto al fine di agevolare l’accesso al credito dei soggetti beneficiari (imprese e privati).

Le previsioni dell’art. 49 che più incidono sulla concessione di nuova liquidità sono due.

In particolare la prima disposizione prevede che accedono alla garanzia del Fondo finanziamenti a fronte di operazioni di rinegoziazione del debito del soggetto beneficiario, purché il nuovo finanziamento preveda l‘erogazione al medesimo soggetto beneficiario di credito aggiuntivo in misura pari ad almeno il 10% dell’importo del debito residuo in essere del finanziamento oggetto di rinegoziazione. La disposizione incentiva l’erogazione di ulteriore credito da parte delle banche, alle imprese nell’ambito delle operazioni di rinegoziazione di debito preesistente, che potrà godere della garanzia del Fondo ove raggiunga la soglia di almeno il 10% del debito residuo: con un esempio numerico, se l’operazione di rinegoziazione concerne un debito residuo pari ad euro 70.000,00, tale rinegoziazione sarà coperta dalla garanzia del Fondo ove la banca abbia erogato almeno nuova liquidità pari al 10% del debito residuo ristrutturato che nel nostro esempio dovrà essere almeno pari ad euro 7.000,00.

L’ulteriore disposizione prevede che per le operazioni per le quali anche o gli intermediari finanziari hanno accordato, anche di propria iniziativa, la sospensione del pagamento delle rate di ammortamento, o della sola quota capitale, in connessione degli effetti indotti dalla diffusione del COVID-19 Virus, su operazioni ammesse alla garanzia del Fondo, la durata della garanzia del Fondo è estesa in conseguenza. Da rilevare che la previsione riguarda l’estensione temporale della garanzia del Fondo ad operazioni già ammesse alla garanzia e per le quali le banche abbiano concesso, anche di propria iniziativa, la sospensione del pagamento delle rate, anche solo relativamente alla sorte capitale.

L’art. 49 desta attenzione anche per il suo ambito di applicazione soggettivo: non tutte le imprese possono accedervi, infatti, oltre alle esclusioni già previste all’articolo 6, comma 2, del decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze 6 marzo 2017, l’accesso alla garanzia del Fondo è subordinato alla valutazione del merito di credito delle imprese ed in particolare della cd. probabilità di inadempimento intesa come la probabilità che l’impresa beneficiaria finale della garanzia, passi allo stato di sofferenza entro un orizzonte temporale di un anno. La norma dispone che probabilità di inadempimento delle imprese, sia determinata esclusivamente sulla base del modulo economico-finanziario del modello di valutazione di cui alla parte IX, lettera A, delle disposizioni operative del Fondo di garanzia riportate nell’allegato al decreto del Ministro dello sviluppo economico del 12 febbraio 2019. Il modulo economico – finanziario fornisce una misura predittiva del profilo di rischio patrimoniale, economico e finanziario. L’espresso riferimento alla parte IX, lettera A, delle disposizioni operative del Fondo di garanzia rinvia alle specifiche procedure e produzioni documentali ivi previste e differenziate a seconda che esso sia una società di capitali  o una società di persone e ditta individuale; è fatta salva la possibilità per il soggetto richiedente di derogare alle condizioni ivi previste per i bilanci e le dichiarazioni fiscali, con un’inevitabile ricaduta sullo score, una sorta di rating assegnato ai fini della valutazione del merito di credito dei soggetti beneficiari finali, determinato in funzione di alcune caratteristiche del soggetto beneficiario finale quali la forma giuridica, il regime di contabilità; il settore di attività economica.

Il decreto esclude, comunque, le imprese che presentino esposizioni classificate come “sofferenze” o “inadempienze probabili” ai sensi della disciplina bancaria o che rientrino nella nozione di “impresa in difficoltà” ai sensi dell’art. 2, punto 18 del Regolamento (UE) n. 651/2014 ossia, nel caso di società a responsabilità limitata (diverse dalle PMI costituitesi da meno di tre anni o, ai fini dell’ammissibilità a beneficiare di aiuti al finanziamento del rischio, dalle PMI nei sette anni dalla prima vendita commerciale ammissibili a beneficiare di investimenti per il finanziamento del rischio a seguito della due diligence da parte dell’intermediario finanziario selezionato), qualora abbia perso più della metà del capitale sociale sottoscritto a causa di perdite cumulate; nel caso di società in cui almeno alcuni soci abbiano la responsabilità illimitata per i debiti della società (diverse dalle PMI costituitesi da meno di tre anni o, ai fini dell’ammissibilità a beneficiare di aiuti al finanziamento del rischio, dalle PMI nei sette anni dalla prima vendita commerciale ammissibili a beneficiare di investimenti per il finanziamento del rischio a seguito della due diligence da parte dell’intermediario finanziario selezionato), qualora abbia perso più della metà dei fondi propri, quali indicati nei conti della società, a causa di perdite cumulate.

Sotto il profilo della moratorial’art. 56 prevede misure di sostegno finanziario alle micro, piccole e medie imprese colpite dall’epidemia di COVID-19, formalmente riconosciuta come evento eccezionale e di grave turbamento dell’economia, ai sensi dell’articolo 107 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea. Tali misure si sostanziano nella:

  1. impossibilità di revocare fino al 30 settembre 2020, le aperture di credito a revoca e per i prestiti accordati a fronte di anticipi su crediti esistenti al 17 marzo 2020, gli importi accordati, sia per la parte utilizzata sia per quella non ancora utilizzata;
  2. proroga della scadenza al 30 settembre 2020 dei prestiti non rateali che scadono prima di quella data;
  3. sospensione fino al 30 settembre 2020 del pagamento delle rate o dei canoni di leasing in scadenza prima di quella data, per i mutui e gli altri finanziamenti a rimborso rateale, anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie; il piano di rimborso delle rate o dei canoni oggetto di sospensione è dilazionato, unitamente agli elementi accessori e senza alcuna formalità, secondo modalità che assicurino l’assenza di nuovi o maggiori oneri per entrambe le parti; è facoltà delle imprese richiedere di sospendere soltanto i rimborsi in conto capitale.

La disposizione del decreto non stabilisce il “prezzo” della moratoria: ad esempio non stabilisce che l’istituto di credito non debba applicare interessi per il periodo di proroga; dà però un’indicazione importante in tal senso laddove prevede che il piano di rimborso delle rate sospese debba avvenire senza che ciò si traduca in nuovi o maggiori oneri per entrambe le parti, quindi neppure per gli istituti di credito; ciò significa che, dinanzi ad una richiesta di sospensione del pagamento delle rate di mutui o dei canoni di leasing, la banca possa applicare dei “costi” all’impresa richiedente che tendano a neutralizzare quelli sopportati dall’istituto di credito per la moratoria.

Inoltre, anche per accedere a tali misure, si profilano requisiti soggettivi stringenti, tesi ad escludere dal beneficio le imprese che abbiano esposizioni deteriorate: oltre all’autocertificazione ai sensi dell’art. 47 DPR 445/2000 di aver subito in via temporanea carenze di liquidità quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da COVID-19, possono beneficiare delle misure di cui al comma 2 le Imprese le cui esposizioni debitorie non siano, al 17 marzo 2020, classificate come esposizioni creditizie deteriorate ai sensi della disciplina applicabile agli intermediari creditizi. Per la nozione di esposizioni deteriorate si deve avere riguardo alla versione aggiornata della Matrice dei Conti che ha modificato le definizioni di attività finanziarie deteriorate intendendole come quelle esposizioni, diverse da quelle classificate tra le sofferenze o le inadempienze probabili, che, alla data di riferimento della segnalazione, sono scadute e/o sconfinanti da oltre 90 giorni e superano una prefissata soglia di materialità.

Le misure del Decreto Cura Italia riprendono in larga parte, gli inviti contenuti nell’Addendum  del 6 marzo 2020, all’Accordo per il Credito 2019 sottoscritto da ABI e dalle Associazioni di rappresentanza delle imprese in data 15 novembre 2018 che già prevedeva, in relazione alle micro, piccole e medie imprese, la possibilità per le banche e gli intermediari finanziari aderenti di (i) sospendere fino ad un anno il pagamento della quota capitale delle rate dei finanziamenti; (ii) allungare la scadenza dei finanziamenti (cosiddetta Misura “Imprese in Ripresa 2.0”).

L’ Addendum ha previsto la possibilità di estendere la sospensione o l’allungamento anche ai finanziamenti in essere al 31 gennaio 2020, concessi alle micro, piccole e medie imprese danneggiate dall’emergenza Covid 19; ha rilevato la necessità di ampliare l’operatività del Fondo di Garanzia per le PMI, aumentando, tra l’altro, la quota garantita per le linee di credito a breve, e di modificare le attuali e diverse disposizioni di vigilanza europee sul settore bancario anche con riguardo all’applicazione di misure di tolleranza (moratorie) da parte di banche e intermediari finanziari sui finanziamenti alle imprese. Infine l’Addendum rilevava l’opportunità che le banche, al fine di assicurare massima tempestività nella risposta, accelerino le procedure di istruttoria, anche riducendo significativamente i termini generali previsti, e che, ove possibile, offrano condizioni migliorative rispetto a quelle previste esplicitamente dal predetto Accordo, al fine di andare incontro alle esigenze delle imprese richiedenti.

Le iniziative delle singole Banche

Proprio raccogliendo tale invito, i principali istituti di credito operanti in Italia Tanto hanno previsto appositi “pacchetti emergenziali” facilmente reperibili sui loro siti internet. Quello previsto da Unicredit per le PMI già sue clienti coincide con la previsione di cui all’art. 49, 1 comma lett. d) del Decreto Cura Italia (credito aggiuntivo pari ad almeno il 10% del debito residuo, attraverso la rinegoziazione ed il consolidamento del debito e con la garanzia del Fondo Centrale di Garanzia).

Il pacchetto elaborato da Gruppo Intesa San Paolo prevede lo stanziamento di un plafond di 5 miliardi di euro per nuove linee di credito aggiuntive rispetto a quelle preesistenti della durata di 18 mesi (meno 1 giorno) di cui 6 mesi di preammortamento con condizioni favorevoli, a partire dalle spese di istruttoria – concesse a clienti e non clienti che al momento non beneficiano di linee di credito disponibili.

B-Per Banca, sempre con specifico riferimento alle PMI clienti, ha stanziato un  miliardo di euro   prevedendo due tipologie di sostegno: i prestiti aziendali di 18 mesi preammortamento massimo di 6 mesi senza spese di istruttoria  e l’affidamento di c/c  con un piano di rientro concordato da subito della durata di 12  mesi.

BNL ha previsto la possibilità di richiedere la sospensione per se mesi del pagamento delle rate dei finanziamenti a breve e medio termine; inoltre attraverso Artigiancassa, banca di riferimento delle micro e piccole imprese artigiane, partecipata dalla stessa BNL e da Confartigianato, ha messo a disposizione delle aziende, linee di credito dedicate per rispondere all’eventuale momentanea carenza di liquidità derivante dall’attuale situazione.

Infine, il pacchetto di MPS ha previsto le tre misure di moratoria (sospensione, allungamento e proroga) con la particolarità che esse possano operare non solo in alternativa ma anche in possibile affiancamento.  Anche qui è prevista la possibilità di concedere nuova finanza attraverso finanziamenti a medio-lungo termine, sia di natura chirografaria che ipotecaria.

Considerazioni

Le misure previste del decreto Cura Italia riservano agli istituti di credito ampi spazi di discrezionalità nella concessione di liquidità, di cui è dato un timido accenno nell’art. 49 riservato alle misure di garanzia, laddove incidentalmente alla lett. d), prevede la possibilità per le banche di erogare nuova finanza nell’ambito delle operazioni di rinegoziazione del debito preesistente. Inoltre, l’art. 56 del decreto, desta perplessità laddove non prevede espressamente che le misure di moratoria non debbano comportare costi per le imprese beneficiarie, anzi, facendo un esplicito accenno al fatto che la gratuità delle misure sia bilaterale: per le imprese ma anche per le banche. Tanto ha avuto immediato riscontro nei pacchetti emergenziali diverse banche, molti dei quali non specificano immediatamente il costo della nuova liquidità, anzi alcuni fanno specifico riferimento al preammortamento o comunque all’acquisizione di garanzie ipotecarie.

Ciò, in aggiunta al fatto che le parti hanno la possibilità di procedere anche solo alla sospensione del pagamento della sola sorte capitale delle rate di finanziamenti o leasing, porterà al prevedibile risultato che gli istituti di credito spingeranno proprio per far adottare alle imprese quest’ultima soluzione.

Attenzione perciò, ai costi della nuova liquidità che il sistema bancario, ad oggi, non è esentato dall’applicare alle imprese richiedenti.

Avv. Morena Campanile
Dottore di Ricerca in Diritto Societario e Fallimentare
www.vmlawsport.com

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Morena Campanile

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