Depositi fiscali IVA: la sanzione deve essere proporzionata

 Depositi fiscali IVA: la sanzione deve essere proporzionata

Con l’istituzione dell’Unione Europea, il diritto dei singoli Stati membri vive una situazione di continua evoluzione dovuta alla necessità dello stesso di conformarsi ai principi sanciti, volta per volta, dalle decisioni rese dagli Organi di Giustizia Europei.

L’ordinamento comunitario, infatti, attribuisce espressamente alle sentenze pronunciate dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea il valore di “fonte del diritto”, evidenziandone la vincolatività per i singoli Stati membri.

Ad ogni modo, il riconoscimento della preminenza dell’ordinamento comunitario rispetto alle fonti nazionali nonché quello dell’efficacia, all’interno del nostro ordinamento, delle decisioni rese dagli organi di giustizia dell’U.E è anche frutto di un lungo iter giurisprudenziale portato avanti dalla Corte di Cassazione, la quale, dopo una lunga serie di pronunce, ha affermato che le sentenze comunitarie sono vincolanti per i giudici italiani ed assumono il valore di precedente giurisprudenziale.

Da ciò ne deriva, dunque, che l’Italia è tenuta a recepire all’interno del proprio ordinamento i principi dettati dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, fra i quali, ovviamente, rientrano quelli di matrice tributaria volti a tutelare i diritti dei contribuenti.

In particolare, tra i vari argomenti di natura fiscale affrontati dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea, un posto di assoluto rilievo è rappresentato dal così detto “principio di proporzionalità delle sanzioni tributarie rispetto alla violazione commessa”, sancito nella sentenza del 17.07.2014 (Sentenza – Causa C-272/13 Equoland Soc. Coop. contro l’Agenzia delle Dogane di Livorno, liberamente visibile su www.studiolegalesances.it  – sezione Documenti).

Nel caso in esame, la società cooperativa Equoland, nel giugno 2006, aveva importato, presso l’Ufficio delle Dogane di Livorno, alcune merci provenienti da un Paese terzo, indicando nella relativa dichiarazione doganale che tali beni erano destinati al deposito fiscale ai fini dell’Iva. Per tale motivo, dunque, al momento dell’importazione non era stato richiesto alla contribuente alcun versamento dell’I.V.A.

Per una maggiore comprensione, si precisa che il deposito fiscale viene inteso come quel luogo fisico, situato all’interno del territorio italiano, nel quale gli imprenditori possono introdurre delle merci, farle sostare e prelevarle, beneficiando di determinate “agevolazioni” fiscali, tra cui il differimento del pagamento dell’IVA nel momento in cui i beni vengono estratti dal deposito e non, invece, quando gli stesi vengono introdotti.

Ritornando al caso in questione, a seguito dell’importazione emergeva che le suddette merci non erano state introdotte fisicamente nel deposito fiscale ma solo virtualmente mediante la loro annotazione nell’apposito registro. Per tale motivo, quindi, le merci venivano immediatamente estratte dal regime di deposito fiscale e la Equoland provvedeva a versare l’Iva tramite il meccanismo dell’inversione contabile (c.d. “reverse charge”, attraverso il quale si verifica lo spostamento del carico tributario I.V.A. dal venditore all’acquirente, con conseguente pagamento dell’imposta da parte di quest’ultimo).

A seguito di ciò, l’Agenzia delle Dogane di Livorno riteneva che la Equoland non avesse rispettato i presupposti previsti dalla legge (Sesta Direttiva n.77/388/CE del Consiglio del 17.05.1977) per posticipare il versamento dell’I.V.A. poiché le merci non erano mai state introdotte fisicamente nel deposito fiscale. Per tale motivo, dunque, l’Ufficio emetteva, nei confronti della contribuente, un avviso di accertamento con il quale le richiedeva nuovamente il versamento dell’I.V.A. all’importazione oltre che il pagamento di una sanzione pari al 30% del suo importo.

La Equoland impugnava tale atto dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Livorno, evidenziando come la stessa avesse eseguito il pagamento dell’I.V.A. all’importazione mediante il meccanismo del “reverse charge”, versandola, dunque, all’Agenzia delle Entrate anziché all’Agenzia delle Dogane.

I Giudici di primo grado rigettavano il ricorso proposto dalla società cooperativa pertanto quest’ultima proponeva formale appello dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale della Toscana, ribadendo l’illegittimità dell’avviso di accertamento impugnato.

Nello specifico, l’appellante evidenziava che le pretese avanzate dall’Agenzia delle Dogane derivavano esclusivamente dal fatto che le merci in questione erano state introdotte virtualmente nel deposito fiscale. La contribuente, inoltre, rilevava come non vi fosse stata alcuna sottrazione dell’I.V.A. poiché la stessa era stata versata tramite il meccanismo dell’inversione contabile.

Di contro, l’Agenzia delle Dogane eccepiva che il presupposto per l’applicazione della disciplina relativa ai depositi fiscali, ossia il pagamento differito dell’IVA nel momento in cui le merci vengono estratte dal deposito, era rappresentato dall’introduzione FISICA dei beni importati nel suddetto deposito.

Preso atto della particolarità della vicenda, la Commissione Tributaria Regionale della Toscana rinviava la questione alla Corte di Giustizia dell’Unione Europa, formulando il seguente quesito: le richieste avanzate dall’Ufficio, con le quali si intima nuovamente alla Equoland il versamento dell’I.V.A. all’importazione oltre che il pagamento di una sanzione pari al 30% del suo importo, contrastano con le disposizione europee contenute nella sesta direttiva n.77/388/CEE in materia di I.V.A.?

Detto in altri termini, la sesta direttiva osta all’applicazione di una normativa nazionale in forza della quale uno Stato membro richiede il pagamento dell’I.V.A. all’importazione nonostante quest’ultima sia già stata regolarizzata nell’ambito del meccanismo dell’inversione contabile, mediante un’auto – fatturazione e l’annotazione nel registro degli acquisti e delle vendite del soggetto passivo?

Ebbene, secondo i Giudici Europei “… va ricordato che qualora, per esercitare le competenze attribuite dall’articolo 16, paragrafo 1, della sesta direttiva, gli Stati membri adottino misure quali l’obbligo di introdurre fisicamente la merce importata nel deposito fiscale, tali Stati rimangono anche competenti, in mancanza di una disciplina in materia di sanzioni, a scegliere le sanzioni che sembrano loro appropriate. E’ quindi legittimo però Stato membro, al fine di garantire l’esatta riscossione dell’IVA all’importazione e di evitare l’evasione, prevedere nella propria normativa nazionale sanzioni appropriate, volte a penalizzare il mancato rispetto dell’obbligo di introdurre fisicamente una merce importata nel deposito fiscale. Siffatte sanzioni non devono tuttavia eccedere quanto necessario per conseguire tali obiettivi…Per quanto riguarda … la natura e la gravità dell’infrazione, da un lato, occorre ricordare che l’obbligo di introdurre fisicamente la merce importata nel deposito fiscale costituisce requisito formale… Va rilevato, dall’altro lato, … che l’inosservanza di tale obbligo non ha comportato, perlomeno, … il mancato pagamento dell’IVA all’importazione poiché questa è stata regolarizzata nell’ambito il meccanismo dell’inversione contabile applicato al soggetto passivo.

Certamente, si potrebbe argomentare che siccome la merce non è stata fisicamente introdotta nel deposito fiscale, l’I.V.A. era dovuta al momento dell’importazione e, pertanto, il pagamento mediante il meccanismo dell’inversione contabile costituisce un pagamento tardivo di tale I.V.A. … Ad ogni modo, un siffatto versamento tardivo non può essere equiparato, di per sé, a una frode, la quale presuppone, da un lato, che l’operazione controversa, nonostante rispetto delle condizioni previste delle pertinenti disposizioni della sesta direttiva e della legislazione Nazionale che la recepisce, abbia il risultato di procurare un vantaggio fiscale la cui concessione sia contraria all’obiettivo perseguito da queste disposizioni e, dall’altro, che da un insieme di elementi oggettivi risulti che lo scopo essenziale dell’operazione controversa il conseguimento di un vantaggio fiscale… Per quanto riguarda… le modalità di determinazione dell’importo della sanzione, va constatato, innanzitutto, che la prescrizione secondo cui, oltre al maggiorazione 30% il soggetto passivo deve versare nuovamente l’I.V.A. all’importazione, senza che si tenga conto il pagamento già avvenuto, equivale sostanzialmente a privare tale soggetto passivo del suo diritto a detrazione. Infatti, assoggettare una sola e unica operazione a una doppia imposizione dell’IVA, concedendo al contempo una sola volta la detraibilità di tale imposta, fa permanere la rimanente IVA a carico il soggetto passivo.…La Corte ha ripetutamente dichiarato che in considerazione del ruolo preponderante che il diritto a detrazione occupa nel sistema comune dell’IVA, diretto a garantire la perfetta neutralità fiscale di tale imposta rispetto a tutte le attività economiche, poiché tale neutralità presuppone la facoltà per il soggetto passivo di detrarre l’I.V.A. dovuta o assolta nell’ambito di tutte le sua attività economiche, una sanzione consistente in un diniego del diritto a detrazione non è conforme alla sesta direttiva nel caso in cui non fossero accertati nessuna frode o danno per il bilancio dello Stato. … Secondo il giudice del rinvio, nel procedimento principale non sussiste né evasione né tentativo di evasione, la parte della sanzione consistente nel richiedere un nuovo pagamento dell’I.V.A. già assolta senza che tale secondo pagamento conferisca un diritto a detrazione, non può considerarsi conforme al principio di neutralità dell’I.V.A.”

Alla luce di quanto sopra detto ne deriva, dunque, che, gli Stati membri possono comminare le sanzioni che ritengono più opportune alla realizzazione degli obiettivi previsti dall’articolo 16, paragrafo 1, della sesta direttiva, ossia l’esatta riscossione dell’IVA all’importazione.

Tali sanzioni, tuttavia, devono essere proporzionali rispetto alla violazione commessa e non possono implicare un’ulteriore richiesta di pagamento dell’imposta quando la stessa risulta essere già stata versata.

Dott. Hiroshi Pisanello
Dott.ssa Giulia Quarta
www.centrostudisances.it
www.studiolegalesances.it

Hiroshi Pisanello e Giulia Quarta

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