Di fronte alle difficoltà la dote più preziosa di un bravo imprenditore è la tempestività

 Di fronte alle difficoltà la dote più preziosa di un bravo imprenditore è la tempestività

[dropcap]V[/dropcap]olendo dare una definizione generale dello stato di crisi di un’impresa, si potrebbe dire che esso si manifesta quando l’impresa comincia ad avere difficoltà non saltuarie a rimborsare le proprie obbligazioni ordinarie nei confronti di fornitori, erario e dipendenti. La prima evidenza è dunque di tipo finanziario, ma spesso le cause che portano a tale situazione sono di tipo economico e gestionale, cioè originano sia dalla non completa consapevolezza del reale livello di redditività dell’azienda sia dal mancato intervento volto a correggere un andamento complessivo non positivo. A sua volta la crisi di un’impresa può essere suddivisa in due tipologie: crisi reversibile e crisi irreversibile, che potremmo per semplicità caratterizzare la prima con una situazione di marcata tensione finanziaria e la seconda con la difficoltà strutturale di far fronte alle proprie obbligazioni (potremmo dire che è la situazione che può sfociare nella vera e propria insolvenza).

Facendo riferimento all’esperienza sul campo, si potrebbe ancora aggiungere che normalmente le crisi reversibili possono risolversi con l’intervento ed il sacrificio dei soli soci, che quindi riescono a mantenere in gran parte intatta la propria partecipazione societaria, mentre quelle irreversibili vedono l’intervento ed il sacrificio anche di vari stakeholders esterni, con il possibile ridimensionamento della partecipazione dei soci. Ciò significa che bene o male un rimedio per uscire da una situazione difficile si trova, il punto da sottolineare è che ogni bravo imprenditore dovrebbe cercare di essere sempre consapevole del reale stato finanziario ed economico della propria azienda e delle conseguenze del mancato intervento.

Dal ragionamento sin qui fatto risulta quindi chiara l’importanza fondamentale del fattore tempo nell’affronto delle situazioni difficili, perché quanto più l’intervento viene ritardato tanto più la situazione peggiora e tanto più faticose possono rivelarsi le soluzioni possibili per l’imprenditore e per i soci.

Il messaggio che vorrei qui lanciare, soprattutto alle piccole imprese, è dettato dall’esperienza personale e professionale.

  • Regola generale: ogni due-tre anni chiedete ad un professionista esperto di farvi un check up sulla redditività della vostra impresa e fatevi aiutare ad inserire nella vostra attività un controllo di gestione semplice ed efficace. (Non abbiate paura di suscitare possibili critiche o perplessità da parte del vostro commercialista: se è un professionista serio non potrà che vedere con favore il vostro impegno nel migliorare la gestione e nello sviluppare la vostra azienda, che anzi diventerà per lui sempre di più un buon cliente).
  • Non sottovalutate i segnali deboli (tipici delle situazioni di difficoltà), cose che all’improvviso cominciano a verificarsi: i fornitori che si irrigidiscono, il clima interno che si deteriora, qualche dipendente che se ne va inaspettatamente, le lamentele dei clienti che aumentano sul livello di qualità e sulla puntualità delle consegne, la manutenzione ordinaria di impianti e attrezzature che viene trascurata, ecc.
  • Appena avete qualche evidenza negativa, siate tempestivi nell’affrontarla e nel predisporre gli opportuni correttivi, per il breve e per il medio-lungo termine.
  • Fatevi supportare da professionisti esterni: in questi casi la disponibilità a farsi giudicare da una persona disinteressata ha un grande valore, perché se da un lato può confermare convinzioni che già avete maturato dall’altro può sicuramente mettere in evidenza elementi che magari voi non rilevate.
  • Le difficoltà portano sempre a farci misurare con maggiore realismo con le circostanze e spesso possono essere foriere addirittura di spunti inaspettati per la crescita: in molte imprese sono stati affrontati proprio a seguito di situazioni difficili temi come innovazione, internazionalizzazione, apertura a nuovi soci o partner finanziari e industriali.

La grande importanza del fattore tempo è messa in rilievo, in forma per così dire indiretta, anche dalla stessa legge fallimentare, che individua degli strumenti di intervento di cui è evidente il diverso “peso” nei confronti delle imprese e dei loro soci a seconda del livello di crisi a cui sono rivolti:
in situazioni di crisi reversibili, l’art. 67, lett. d), comma 3 per i piani attestati di risanamento, strumenti che agiscono senza l’intervento del Tribunale e che consentono una protezione da eventuale revocatoria se redatti con diligenza dall’impresa e certificati da un professionista dotato dei necessari requisiti;

  • in situazioni di crisi irreversibili ma con buona probabilità di rilancio, l’art. 182-bis per gli accordi di ristrutturazione del debito, strumenti che, sotto il controllo del Tribunale, consentono una rimodulazione certificata delle obbligazioni in essere con il ceto creditizio;
  • in situazioni di crisi conclamata e con scarse possibilità di rilancio senza un pesante intervento di ristrutturazione, gli artt. 161 e seguenti per il concordato preventivo, sia con prospettiva di continuità sia con prospettiva liquidatoria.

Mi pare evidente, e mi scuso per l’insistenza, come la possibilità (che auguro a tutti) di non dover ricorrere mai a questi tipi di intervento sia strettamente legata alla capacità di controllo della situazione e dell’andamento della propria azienda e comunque alla tempestività con cui le criticità vengono evidenziate ed adeguatamente affrontate.

Ogni impresa vale per il solo fatto che esiste, lavoriamo insieme per preservare e sviluppare questo valore.

Paolo Galandra
Consulente per il rilancio delle piccole imprese

Paolo Galandra

2 Comments

  • Concordo, se non fosse per il fatto che occorrerebbe la modestia di guardarsi allo specchio e vedere in manioera fredda le prime “rughe” e porvi rimedio priam che sia troppo tardi. Proattività: chi era costei?

  • Concordo in toto

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