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Di padre in figlia

Sappiamo che il numero delle imprenditrici, nonostante ormai non ci siano più gap culturali rispetto ai colleghi maschi, si scontra ancora contro quella che appare come un’inspiegabile e stazionaria percentuale: il 23% sul totale delle imprese attive (questa la media europea). Eppure la competenza non manca, l’atteggiamento proattivo è quello giusto ma il soffitto di cristallo rimane, costituito da un fitto intreccio di barriere psicologiche e culturali.

Ma qualcosa si sta muovendo, in particolare si assiste a un interessante fenomeno di imprese famigliari portate avanti, con orgoglio, dalle figlie che hanno ricevuto il testimone dai genitori per vari motivi ma, in certi casi, anche grazie al periodo di grande cambiamento che stiamo vivendo.

Sicuramente c’è una nuova percezione del ruolo delle donne nella società e nel lavoro e le nuove generazioni hanno più mezzi per combattere gli stereotipi. Tuttavia non dobbiamo sottovalutare la componente storica: l’economia è cambiata radicalmente e richiede sempre maggiori competenze hi-tech che le ragazze sanno padroneggiare meglio dei loro genitori.

Il risultato è che il rinnovo generazionale delle imprese famigliari oggi più facilmente vede passare il timone dell’azienda dai padri alle figlie, che si assumono questa responsabilità con entusiasmo e creatività. E approfittano di questa occasione per unire al pragmatismo maschile un approccio più femminile, che porta a prodotti diversi, soluzioni inedite e a esplorare mercati nuovi e promettenti.

Abbiamo raccolto quattro testimonianze di aziende molto diverse tra loro ma che in comune hanno proprio questo: avere al comando quattro donne che sono subentrate ai loro padri e se la stanno cavando benissimo. Quattro storie che danno speranza e ispirazione perché il mondo possa guardare con occhi più attenti ai percorsi imprenditoriali femminili riconoscendo gli innumerevoli valori che rappresentano.

Le storie

ELISA BELVEDERE MAZZETTI

Responsabile Comunicazione ed Export di Mazzetti d’Altavilla – Distillatori dal 1846 (www.mazzetti.it).

Rappresenta la settima generazione della famiglia che da oltre 170 anni si dedica a distillati di eccellenza in Piemonte e si impegna, in particolar modo, per diffondere la cultura del bere consapevole verso i giovani e il pubblico femminile.

Ci racconti come è stato il tuo inserimento in azienda?

Dopo gli studi, avevo il desiderio di dare il mio personale apporto a un’azienda che da sei generazioni si dedica con abnegazione a far crescere l’attività di distillazione. Non è stato un salto nel vuoto, perché il lavoro in azienda, le sue esigenze e le caratteristiche del prodotto sono stati elementi molto presenti nella mia vita fin da subito e mi hanno accompagnata nella mia crescita. Per cui il mio inserimento effettivo nella gestione ha solo rafforzato un senso di appartenenza che già avvertivo.

Come pensi di aver contribuito allo sviluppo della vostra azienda?

Nella mia attività di comunicazione ho cercato di dare priorità a divulgare il concetto di “bere responsabilmente” e alla promozione di un’immagine raffinata della grappa, come distillato italiano di qualità e come ingrediente versatile nei suoi svariati usi, puntando al passaggio da “prodotto di trincea” a “distillato da salotto”. Con il lancio della nuova Grappa 7.0, avvenuto unitamente alle mie sorelle Chiara e Silvia, è stato lanciato un nuovo concept di distillato che porta con sé significati di tradizione e innovazione con un forte segnale di rispetto verso l’ambiente. Temi legati all’ecologia e alla sostenibilità ambientale hanno dato impulso a nuovi percorsi che ci hanno portato a contrassegnare l’azienda con il marchio “Verde Dentro”.

Inoltre mi occupo dei rapporti con l’Associazione “Donne della Grappa”, allo scopo di promuovere il distillato presso le consumatrici e diffondere la passione dello “spirito in rosa”.

Cosa ne pensi dell’incontro fra generazioni e genere?

Credo che il quesito si riassuma pienamente nel nostro motto aziendale: tradizione e innovazione! Ogni generazione e ogni genere può dare il suo diverso contributo in termini di nuove idee, restando nell’ambito di una continuità che, ad esempio nella nostra azienda, è molto importante per esprimere un legame di prodotto e di territorio che si avvicina al traguardo dei duecento anni. Attualmente è la prima volta ad esserci una generazione totalmente femminile e giovane a guidare la nostra azienda nel futuro: una “mission” certamente stimolante!

Quale sarà secondo te il futuro dell’imprenditoria femminile?

Certamente sarà un futuro roseo… anzi rosa. La mia azienda, su questo aspetto, è stata una pioniera perché già in passato molti ruoli dirigenziali sono stati ricoperti da parenti donne e la settima generazione, di cui faccio parte, è composta esclusivamente da me e dalle mie sorelle. Una situazione quasi rivoluzionaria in un settore che in passato è stato considerato puro appannaggio degli uomini. Tanti, quindi, i motivi per credere nel female power!

CRISTINA ARGENTERO

Titolare della ditta Argentero Carpenteria Metallica (www.argenterobiella.it) fondata dal papà nel 1965, ha deciso che con il ferro non si dovevano fare solo cisterne o serbatoi ma anche oggetti di arredamento. Ne è nata una linea molto originale (nella foto a fianco, Cristina Argentero alla scrivania disegnata e realizzata da lei).

Ci racconti come è stato il tuo inserimento in azienda?

Quando sono entrata in azienda sembravo invisibile, una donna in un mondo tipicamente maschile, dove di consueto sono solo gli uomini a prendere le decisioni, non ero una interlocutrice attendibile. Mano a mano che il tempo passava ho dovuto rispondere a tono, entrare di forza in quel mondo duro, freddo e ruvido come i materiali che lavoriamo. E quando operai, fornitori o clienti chiedevano di parlare con mio papà, ho imparato a rispondere: deve parlare con me!

Come pensi di aver contribuito allo sviluppo della vostra azienda?

L’azienda da sempre realizza serbatoi, cisterne e oggetti industriali in ferro e inox ma ben presto ho realizzato che questi materiali potevano essere lavorati con gli stessi macchinari e diventare qualsiasi manufatto, non solo cisterne e serbatoi! Ancora una volta ho dovuto superare alcuni ostacoli chiedendo a miei collaboratori di fare alcuni prototipi di oggetti di arredamento. Ne sono nati articoli di design molto originali. Ed ora il sito si è ampliato di un’altra linea produttiva, accanto a cisterne e silos, offriamo sedie, portafrutta in lega di ferro trattato, librerie, tavolini, portaombrelli, supporti per vasi, orologi, bracieri, barbecue e amache.

Cosa ne pensi dell’incontro fra generazioni e genere?

Posso dire che mio padre è stato bravissimo a fondare quest’azienda, però in più di quant’anni non ha mai pensato di produrre altri beni, credo che l’incontro fra persone di sesso ed età differenti dia origine sempre a qualcosa di speciale.

Quale sarà secondo te il futuro dell’imprenditoria femminile?

Le donne hanno la capacità di gestire situazioni contemporaneamente su più livelli, che è ciò che si richiede a un imprenditore tutti i giorni. Quindi una predisposizione naturale. Penso che ci siano ancora delle barriere all’entrata da rimuovere ma, superate queste, le donne dimostrano che possono essere delle grandi imprenditrici.

SERENA DE PASQUALE

Titolare della legatoria De Pasquale (www.legatoriadepasquale.it).

Serena De Pasquale era indirizzata verso una carriera farmaceutica ma il destino cambia i suoi disegni ed ora è titolare dell’azienda fondata dal padre.

Ci racconti come è stato il tuo inserimento in azienda?

Ho intrapreso gli studi in chimica e tecnologia farmaceutica e fino ad allora avevo sempre immaginato per me un futuro da ricercatrice ma io già da bambina frequentavo il laboratorio e la magia che mi trasmetteva è sempre rimasta come un sogno nel cassetto. Ad un certo punto non ho più potuto ignorare il richiamo per questo mestiere in un ambiente così affascinante e magico fra cuoio, pergamene, tele, carte decorate, fregi per le dorature a mano ed ho sentito che era quella la mia strada, mi sono sentita nel mio mondo, affascinata dai misteri della nascita di un libro o del suo restauro che nascondono una profonda conoscenza di tecniche e materiali.

Come pensi di aver contribuito allo sviluppo della vostra azienda?

Mio padre ha fondato la Legatoria De Pasquale circa mezzo secolo fa. Era una piccola bottega dove si rilegavano e si restauravano i libri mettendo in uso le tecniche più antiche. Con l’evolversi del tempo, nel restauro, le tecniche rimangono immutate ma le tecnologie aiutano sul fronte commerciale, a farsi conoscere nel mondo. Così mentre io ho la possibilità di acquisire da mio padre la manualità nel trattare libri di ogni periodo storico, sia che si tratti di legature che di interventi di restauro, da parte mia posso supportarlo nei rapporti con i nostri clienti che sono curatori di musei o biblioteche o collezionisti che risiedono in ogni parte del mondo.

Cosa ne pensi dell’incontro fra generazioni e genere?

Siamo rimasti in pochi a fare questo mestiere e mi sento responsabile del sapere che mio padre mi sta tramandando perché alcune tecniche hanno origini veramente antiche, però mi rendo anche conto che senza di me, in questo mondo complicato, mio padre avrebbe anticipato i tempi della sua pensione, dunque è stato un aiuto reciproco per mantenere in vita un’azienda che possiede un know-how unico.

Quale sarà secondo te il futuro dell’imprenditoria femminile?

Io credo che più le donne sapranno dimostrare le loro capacità d’intraprendenza, più gli ostacoli verranno rimossi. L’auspicio è proprio quello di un maggior sviluppo dell’imprenditoria femminile, più il dato delle quote rosa aumenterà, più le donne potranno contribuire al superamento della crisi incrementando fatturato, lavoro e benessere dei territori.

FRANCESCA FERRARIS

Contitolare dell’Azienda Agricola Giacomo Ferraris S.S., azienda agricola che produce riso come già lo facevano, prima mio nonno, e poi mio padre. Ideatrice del progetto ‘Il Riso delle Donne” (www.ilrisodelledonne.it).

Ci racconti come è stato il tuo inserimento in azienda?

Nonostante sia nata e cresciuta in mezzo alle risaie, il mio impatto con il mondo del riso è stato un pochino violento. Infatti, dopo avere conseguito una laurea e un master, e avere progetti alquanto diversi, a causa degli “eventi delle vita”, sono stata catapultata in questo mondo. Uno degli ostacoli maggiori è stato quello di non avere una guida, un insegnante.

Un altro aspetto che mi ha messo in difficoltà è stato dovere affrontare un mondo prettamente maschile. Anche l’impatto con i mezzi, le attrezzature e le strumentazioni del mondo agricolo è stato un po’ brusco. Durante il mio primo anno di lavoro ho pensato più volte di non riuscire a farcela, pronta a mollare tutto. Pian piano però ho imparato a cavarmela da sola, ho imparato a conoscere “l’arte di arrangiarsi” e poco per volta sono riuscita a farmi valere, anche se donna.

Come pensi di aver contribuito allo sviluppo della vostra azienda?

Uno degli aspetti che sicuramente ha contribuito a far crescere l’azienda è stato quello di introdurre la commercializzazione del prodotto finito. Qualche anno fa, infatti, ho pensato di non vendere solo più il riso grezzo direttamente alle riserie ma di farlo lavorare e commercializzarlo con il nostro marchio. E’ nata così l’idea, insieme a tre amiche e colleghe, de “Il Riso delle Donne”. Quattro varietà di riso ognuna legata alla figura femminile che lo coltiva con amore e passione e con il sorriso sulle labbra.

Il progetto è sorto dalla volontà di dare “riscatto” al lavoro delle donne in agricoltura; il nostro motto è “Un tempo ci facevano fare le mondine, oggi le risaie le coltiviamo noi!”

Cosa ne pensi dell’incontro fra generazioni e genere?

Penso sia un’opportunità di cambiamento, un’occasione per diffondere lo spirito innovativo all’interno di un’azienda, inventando nuovi percorsi, nel solco della tradizione.

Quale sarà secondo te il futuro dell’imprenditoria femminile?

Direi che sono molto ottimista, poiché, nonostante si debba ancora lottare con i problemi di differenza di genere, le donne, con la loro sensibilità, la loro creatività, il loro spirito d’intraprendenza e di adattamento, la loro capacità di mettersi in gioco, sapranno farsi valere sempre più dimostrando anche di essere all’altezza di svolgere quei mestieri che sono sempre stati prettamente “maschili”. D’altra parte noi donne abbiamo “una marcia in più”!

Carla Fiorio

Carla Fiorio

Giornalista pubblicista, ha elaborato per lavoro diverse monografie socio-economiche sui distretti industriali e sulle dinamiche imprenditoriali ed è stata premiata per due racconti in concorsi letterari nazionali. Nel 2012 ha pubblicato insieme a Debora Ferrero il saggio sull’importanza della mentalità imprenditoriale “Human spirits e cultura d’impresa”, uscito anche in lingua inglese due anni dopo. Nel 2014 ha curato i testi del volume “The Fila Story” che celebra la storia centenaria del marchio di abbigliamento sportivo. “Tosse e amore” pubblicato nel 2016 è il suo primo romanzo. E' inoltre formatrice sui temi della mentalità imprenditoriale.

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