Dialoghi sull’Uomo: “Le case dell’uomo. Abitare il mondo” per il futuro dell’Uomo professionale. Una riflessione con Luca Iozzelli

 Dialoghi sull’Uomo: “Le case dell’uomo. Abitare il mondo” per il futuro dell’Uomo professionale. Una riflessione con Luca Iozzelli

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[dropcap]S[/dropcap]i è tenuta a fine maggio a Pistoia una interessante tre giorni di incontri che ha avuto come contenuto centrale l’uomo e la realtà in cui viviamo con un titolo coinvolgente: “Le case dell’Uomo. Abitare il mondo” (www.dialoghisulluomo.it). Per la realizzazione di questa iniziativa un forte contributo è stato dato dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia (www.fondazionecrpt.it). Numerosi interlocutori (architetti, antropologi, designer ecc.) si sono alternati su questo tema: apertura e chiusura delle porte che si spalancano e si sbarrano nella accezione di inclusione e di esclusione. I titoli degli incontri sono stati fortemente intriganti e appassionati. Uno dei temi che colpisce è quello della condivisione, della co-abitabilità ecc. che rispecchia la multiple forme attraverso cui si esprime l’uomo moderno attraverso l’arte del fare e dell’essere.

Le dimensioni dell’uomo sono multiple e operano in numerose direzioni. Ogni uomo ha una sua casa che gli appartiene. La casa è una metafora di accoglienza, di confini di sé, ma anche di scoperta e di riscoperta. È proprio attraverso la ricerca di sé e dei propri ideali che gli uomini e le donne attivano  la ricerca della propria dimensione professionale, dei talenti e delle multiple condizioni che portano le persone a migliorare le proprie competenze e abilità e ad eccellere per un mondo migliore.

Le nuove generazioni hanno una maggiore mobilità professionale e sono spesso in bilico tra il “sostare qui” e andare altrove per esprimersi o per trovare nuove opportunità professionali e ricercare il proprio stile di vita.

Il tema del dove abitare professionalmente è legato alla sfera delle nostre scelte professionali e cosa vogliamo fare attraverso il lavoro e qual è il contributo che vogliamo dare. Oggi ognuno è qua e ovunque, attraverso la rete possiamo scambiarci messaggi, confrontarci su argomenti/conoscenze e reperire nuove informazioni: siamo consumatori delle rete e nella rete Internet con tutti i vantaggi, ma anche i rischi che emergono.

Nelle aziende si parla di Diversity Management al fine di favorire la co-abitazione in contesti economici caratterizzati da molteplici culture e etnie al fine di convivere con le differenze in una ottica di reciproca integrazione.

L’uomo è cittadino del mondo e deve vivere in una ottica di cambiamento propositivo, positivo, di creazione e generazione. Lavorare tutti insieme per una mondo migliore dal punto di vista economico e del fare impresa costruisce una casa dai valori fondanti forti e condivisi per creare cultura.

Le generazioni giovani sono vittime di un nomadismo professionale. La casa professionale ideale è quella che si costruisce mattone dopo mattone con solide fondamenta nei valori condivisi e nella cultura del cambiamento dove le barriere si superano e le porte si aprono.

Le stesse aziende oggi realizzano gli spazi di convivenza professionale all’insegna dell’abitare, si pensi a tale proposito a Google, dove le persone sono valorizzate proprio in relazione alla propria diversità e gli spazi assumo una nuove dimensione di identità, valori che generano idee all’insegna della professionalità. Spazi decorati e curati nel rispetto dell’individuo e della sua professione, infatti si abita dal puto di vista professionale. Questo vale sia a livello di industria che di artigianato, sia per l’uso della tecnologia che delle emozioni. Appartenenza, soddisfazione, riconoscimento sono fattori motivanti per una migliore dimensione dell’essere individuo. Dialoghi sull’uomo coinvolge un ampio target ed è ben conscio che partendo dalle generazioni più giovani si potrà innescare il meccanismo del cambiamento che già si deve vivere dietro i banchi di scuola, per poi ampliare il suo raggio a lavoratori, opinionisti e cultori.

Luca Iozelli, vicepresidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e Presidente dell’Ente Pistoia Eventi Culturali
Luca Iozelli, vicepresidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e Presidente dell’Ente Pistoia Eventi Culturali

Su questi argomenti sono state poste alcune domande a Luca Iozzelli – Vicepresidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e presidente dell’Ente Pistoia Eventi Culturali.

L’integrazione culturale e il Diversity Management sono due tendenze in atto in numerose imprese, in che modo Dialoghi sull’uomo può contribuire a creare sensibilità culturale intorno al tema?

«Quest’anno la Fondazione Caript ha chiamato giovani, volontari e non, di Pistoia e Provincia ad esprimere in un elaborato una riflessione sul tema “la sfida dell’accoglienza”. La ragazza premiata che frequenta la III Liceo Scientifico, raccontando una sua personale esperienza diretta con un ragazzo, profugo nel nostro paese ha scritto: “Gli anni che ci separano sono pochi, ma le esperienze che Ibrahim ha vissuto sono lontanissime dalle mie, come da quelle della maggioranza dei nostri coetanei, miei connazionali: fin da giovanissimo ha dovuto misurarsi con la solitudine, la percezione della morte e gli abusi gratuiti. Dunque sì: Ibrahim è molto diverso da me. Diversi il colore della pelle, la lingua, la cultura, la storia personale. E queste differenze non devono essere attenuate, devono essere piuttosto accolte e colte – riconosciute – nel loro valore. Questo il senso dell’accoglienza, … dei profughi – come Ibrahim – ospiti nei centri della nostra provincia”. La fine della lettura dello scritto della ragazza davanti ad un pubblico di più di 1.000 persone è stata accolta con una marea di applausi, segno che quella ragazza con il suo scritto ha posto in luce in maniera splendida il clima che ha percorso i Dialoghi che avevano come tema quest’anno: Le case degli uomini. Abitare il mondo».

In base al suo giudizio in che modo un imprenditore che valorizza il capitale umano “dialogando con l’uomo” non perde di vista la sfera business?

«Superata ormai la visione di un’impresa di tipo Tayloristico, conseguente al nuovo modo di produrre, le imprese che vogliono essere più innovative debbono sempre più adottare modelli di organizzazione “orizzontali”, tesi alla valorizzazione appunto del capitale umano e quindi del lavoro comune, in team. Non solo, quindi, un imprenditore che adotta tali modelli non perde di vista il suo business, ma fa esattamente quello che un’impresa avanzata richiede».

Fra i percorsi delineati, quali suggerirebbe a un imprenditore assolutamente da non perdere?

«Il nostro è un festival di antropologia del contemporaneo. È chiaro che ognuno di noi – ivi compresi gli imprenditori – ha interessi propri, ma, debbo dire, che nelle sei edizioni che abbiamo alle spalle, molti sono stati gli incontri che, avendo come oggetto principale le relazioni fra gli uomini, avrei consigliato a qualsiasi imprenditore di non perdere. Soprattutto in un tempo nel quale nell’economia globale, la forza lavoro, anche nel nostro paese, pure per motivi demografici, sarà in gran parte rappresentata da persone provenienti da altri paesi».

Quali sono le ricadute economiche sul territorio attraverso la vostra attività della Fondazione, in particolare per le PMI?

«Le legge istitutiva delle Fondazioni di origine bancaria vieta espressamente interventi diretti di finanziamento alle imprese da parte di detti enti. Allo stesso tempo, però, la stessa normativa pone, fra gli scopi delle Fondazioni, la “promozione dello sviluppo economico”. In tale direzione sono andate iniziative quali “le borse lavoro” per giovani in cerca di una prima occupazione, il progetto Easy Project, con la collaborazione della Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia, volto ad agevolare il credito alle imprese innovative della provincia, nonché a quelle che effettuavano investimenti per la tutela della sicurezza sul posto di lavoro. Inoltre Pistoia è stata insignita del titolo di Yunus Business City in conseguenza di un progetto, presente da alcuni anni e portato avanti dalla Fondazione assieme alla Fondazione “Un raggio di luce”, dedita al microcredito. Si tratta di un progetto che, oltre a svolgere nelle scuole un’opportuna opera di divulgazione del concetto di impresa sociale, ha come finalità quella di aiutare l’imprenditorialità giovanile in tale campo. Naturalmente le ricadute economiche sul territorio delle nostra attività sono anche “indirette”, sia in termini economici che di immagine e turistici. A titolo di esempio: l’edizione 2015 di Dialoghi sull’uomo ha visto la presenza di circa 20.000 persone, provenienti non solo dalla Toscana, ma anche da altre regioni italiane e pure dall’estero».

Teresa Tardia
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