Domande scomode per veri startuppers

 Domande scomode per veri startuppers

Il tema “startup”, cioè l’innovazione sublimata in nuova attività imprenditoriale, è ampiamente sulla bocca di tutti. Moltissimi vedono le startup innovative come la strada maestra per raggiungere una permanente crescita economica. C’è però il vivo rischio che le potenzialità del settore si perdano in un fiume ininterrotto di parole, che sono tanto apprezzabili quanto inutili quando si vuole affrontare un mercato nuovo con un prodotto o servizio nuovo mediante un approccio nuovo.
Come sempre quando si tratta di affrontare novità, è meglio sforzarsi di trovare nuove domande scomode piuttosto che cercare di abbinare risposte preconfezionate a domande di comodo.
Partiamo da uno sguardo allo specchio. Se nel riflesso c’è lo studente appena uscito da quelle nostre università ottusamente teoriche, siamo sicuri che l’attività di startupper sia esattamente la scelta migliore per lui e per il sistema economico?
Si tratta di studenti che, preparatissimi su temi di nicchia, non hanno mai avuto alcuna esperienza di un ambiente lavorativo, sono entrati in banca solo per caricare la loro carta prepagata e vogliono aprire un’azienda globale anche se l’unica vera relazione che hanno gestito è quella con il ragazzo delle medie cui forniscono ripetizioni private da anni.
Non sarà preferibile fare un paio di passi in questi ambiti di conoscenza, prima di prefiggersi l’obiettivo di mettere in piedi una struttura complessa come quella di un’azienda, per quanto possa essere piccola all’inizio? Altrimenti, è vera alternativa quella di farsi affiancare da un tutor-badante all’interno di un incubatore infinito?
Portiamo ora lo sguardo dallo specchio alla finestra.
Là fuori c’è il mondo. Ci aspettiamo davvero che il mondo accolga le nostre idee come una rivelazione? E’ il mondo, poi, che le deve accogliere o sono le nostre idee che si devono incastrare alla perfezione nelle condizioni che il mondo presenta già, in attesa di cambiarle anche radicalmente?
In poche parole, come startupper stiamo prendendo atto delle condizioni di mercato, oppure non aspettiamo altro di lamentarci di esse quando ci accorgeremo che la baracca non sta in piedi?
Là fuori è una battaglia.
Probabilmente è stato qualcuno a volerla con una precisa cognizione di causa, ma nessuno startupper può cambiare lo stato delle cose con un semplice atto di volontà.
Se sceglie comunque di esserci, può prescindere dall’indossare scarpe di piombo, che lo tengano con i piedi per terra ogni singolo secondo della sua vita imprenditoriale?

Moburg

Moburg è un professionista del settore finanziario che si occupa di impresa, innovazione ed educazione finanziaria. Le edizioni GoWare hanno appena pubblicato il suo romanzo “La Banca Rotta”, col quale svela miti e piccolezze del settore bancario.

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