Donne e lavoro: le 3 competenze da allenare per esprimere il proprio potenziale

Luci e ombre persistenti sul tema parità di genere nel lavoro. Il tasso di occupazione femminile cresce, avendo raggiunto nel 2024 il 53,3% secondo INAPP[1], ma continua a essere di gran lunga inferiore rispetto a quello maschile (70%) e alla media UE per le donne (70,8%).[2]

Inoltre, dall’ultima rilevazione LinkedIn[3] sul tema, a livello globale le assunzioni di donne in posizioni di leadership sono calate per il terzo anno consecutivo (e del -1,2% in Italia).

Così alla fine, anche se in leggero miglioramento rispetto al 2024, l’Italia è comunque all’85esimo posto generale del Global Gender Gap Report del WEF e al 117esimo per partecipazione delle donne al mondo del lavoro.[4]

Perché? Quali sono le ragioni che continuano a rendere complesso il cambiamento, lasciando le donne in una condizione di svantaggio?

CAUSE DEL GENDER GAP: COSA RACCONTANO I DATI DI TACK TMI ITALY

Secondo Tack TMI Italy, branch italiana della società di Gi Group Holding che si occupa di Learning & Development, a rendere più complicato l’avanzamento di carriera per le donne rispetto ai colleghi uomini, sono prima di tutto molti stereotipi di genere che ancora persistono nella società, anche introiettati dalle donne stesse, oltre a vere e proprie discriminazioni che avvengono sui luoghi di lavoro.

In base all’ultima ricerca della società, “Oltre le diversità: percezioni, esperienze e bisogni”, condotta su un campione di 1.500 lavoratori occupati in Italia[5], quasi la metà dei rispondenti (46%, sia uomini che donne) sottoposti a un test proiettivo, ha ricondotto il profilo del top manager al volto di un uomo di mezza età caucasico, seguito a grande distanza da quello di una donna di mezza età caucasica (29%). Dunque, il genere – complici gli stereotipi ad esso collegati – influenza ancora l’idea comune di chi occupa un ruolo di vertice in azienda. Per dare una dimensione dei bias che determinano questa percezione, il 42% degli intervistati ha anche affermato che “gli uomini sono più portati ad avere ruoli da manager e di responsabilità”.

Al contrario, altre mansioni sono associate in larga misura a donne. È il caso del lavoro di amministrazione, identificato da oltre la metà del campione con una donna caucasica (57%).

Per quanto riguarda le discriminazioni, per il 38% del campione quelle basate sul genere sono le più diffuse; inoltre la maggior parte di chi si è sentito discriminato sul lavoro è donna (36%) e riconduce al genere una delle cause principali di episodi subiti.

Quando nella nostra ricerca abbiamo chiesto quali diversità andrebbero gestite meglio all’interno delle aziende, la diversità di genere si è confermata essere tra le più rilevanti, con il 23%. Un dato che ci fa riflettere su quanto lavoro ci sia ancora da fare sui bias commenta Irene Vecchione, Amministratore delegato di Tack TMI Italy (Gi Group Holding) –. Ma, parallelamente, occorre adottare anche un altro approccio: ossia puntare alla creazione di una cultura che riconosca la leadership non tanto come un ruolo o un’etichetta, né tantomeno come “comando”, ma piuttosto come un insieme di competenze che si costruiscono, allenano e manifestano nei comportamenti quotidiani in diverse qualità, inclusa la cura delle relazioni, l’ascolto attivo e la capacità di aiutare gli altri a sviluppare il proprio talento. Ampliando la definizione stessa di leadership e cambiando la narrativa associata a questo termine, aumentiamo la possibilità per sempre più donne, che spesso eccellono come leader, ma faticano a definirsi tali, di riconoscersi – ed essere riconosciute – per il valore che portano”.

3 LEVE PER IL POTENZIALE FEMMINILE

Secondo Tack TMI Italy, oltre ad agentività, assertività, empatia e intelligenza emotiva, autonomia finanziaria e networking, oggi sono 3 le competenze che le donne dovrebbero allenare per aumentare consapevolezza e autostima, ed esprimere appieno il proprio potenziale in azienda:

  • AI & Data Literacy orientata al business: ovvero la capacità di comprendere, interpretare e utilizzare dati e soluzioni di Intelligenza Artificiale per prendere decisioni strategiche e operative.
    Non riguarda l’aspetto tecnico o di programmazione, ma la lettura critica dei dati, la comprensione delle logiche di funzionamento dell’AI, dei suoi limiti e delle sue opportunità, per generare valore concreto per il business: migliorare performance, ottimizzare processi, anticipare trend, supportare l’innovazione e guidare scelte consapevoli.
  • Sponsorship e influenza organizzativa: abilità che consente di attivare consenso, supporto e sponsorship all’interno dell’organizzazione, per influenzare decisioni, priorità e direzioni strategiche anche senza fare leva sull’autorità gerarchica. Comprende la capacità di leggere le dinamiche politiche e relazionali, costruire alleanze, coinvolgere stakeholder chiave e posizionare idee e progetti in modo credibile e rilevante rispetto ai decisori.
  • Leggerezza: permette di semplificare la complessità senza banalizzarla, gestendo situazioni sfidanti con lucidità e presenza. Si esprime nella capacità di lasciare andare la ruminazione mentale, ridurre l’iper-controllo e prendere “con filosofia” ciò che non può essere immediatamente cambiato, mantenendo energia e focus sulle soluzioni.

Riteniamo queste 3 skill di particolare rilevanza considerando che, sempre secondo INAPP, le donne risultano più frequentemente impiegate in occupazioni maggiormente vulnerabili alla sostituzione o trasformazione tecnologica. Inoltre, se da un lato vorrebbero essere valorizzate per i propri risultati, dall’altro lato una società permeata di stereotipi le ha portate inevitabilmente a riconoscersi o a sentirsi più riconosciute quando incarnano valori quali la sobrietà e la modestia – conclude Vecchione -. In particolare, rispetto agli unconscious bias tipicamente femminili, l’ultima competenza – la leggerezza – aggiunge quel quid inaspettato che favorisce la collaborazione, aiuta ad alleggerire tensioni e rigidità, e permette di utilizzare umorismo e ironia in modo consapevole, trasformando anche i contesti caratterizzati da alta pressione in spazi di confronto più efficaci e produttivi”.


[5] Nota metodologica. L’indagine è stata condotta da Excellera Intelligence srl. Le interviste, condotte con metodologia CAWI, hanno coinvolto 1.500 lavoratori occupati in Italia. Il campione, stratificato e casuale, è stato selezionato in base a quote per genere, classe d’età e area territoriale di residenza.