Una redazione di oltre 100 collaboratori, esperti delle tematiche che stanno a cuore alle imprese

Ecco perché conviene investire in Pir

E’ impossibile non averne mai sentito parlare! Sono certamente il fenomeno più discusso del 2017 e da qualche giorno lo sono ancora di più, dopo che la commissione Finanze della Camera ha proposto di utilizzare le agevolazioni fiscali legate ai Piani individuali di risparmio a lungo termine (PIR) per dare spinta agli investimenti in startup e PMI innovative e in fondi di venture capital (VC). In un momento storico in cui i tassi d’interesse sono scesi al minimo storico (proprio ieri con un noto istituto di credito abbiamo chiuso un mutuo per un mio cliente al 0,1% per 300k), i PIR sono la vera moda finanziaria del momento. Ma perché tutto questo interesse intorno? E, soprattutto, sono veramente convenienti?

Prima di rispondere a queste domande iniziamo con il capire cosa sono i PIR!

PIR è l’acronimo di Piani Individuali di Risparmio a lungo termine, e sono stati introdotti  per la prima volta in Italia dalla legge 11/12/2016, n. 232 e rappresentano una nuova forma di risparmio fiscalmente incentivato.  Vengono considerati  ” contenitori giuridici ”  e comprendono (fondi comuni, polizze Vita, gestioni patrimoniali)  e sono volti a canalizzare flussi finanziari verso le piccole imprese italiane per sostenere lo sviluppo economico del Paese. Le agevolazioni  fiscali previste sono relative a un investimento che non può superare 30mila euro l’anno e 150mila euro in cinque anni.  Nota bene, però, l’investimento deve essere mantenuto in vita per un minimo di 5 anni (durata minima) e se si dovesse disinvestire prima, allora verrebbero meno le agevolazioni fiscali.

Chi può investire?

I PIR sono strumenti finanziari rivolti esclusivamente a persone fisiche, e pertanto non possono essere sottoscritti né da aziende né da altre persone giuridiche.

I vantaggi

Adesso che abbiamo un idea di cosa siano, proviamo ad analizzarne la convenienza. Il primo vantaggio fondamentale che bisogna conoscere è che i PIR sono completamente detassati (nessuna tassa di successione e niente capital gain, che oggi è pari al 26%). Ma ricordate sempre che il vantaggio lo acquisite se l’investimento resta bloccato per almeno 5 anni. 

Per usufruire del beneficio fiscale dei PIR, gli investimenti devono essere fatti per almeno il 70%  in azioni o obbligazioni italiane, di cui il 30% ( di quel 70% ) in azioni o obbligazioni emesse da  PMI ( aziende non presenti sull’indice FTSE MIB di Borsa Italiana o su altri indici equivalenti di altri mercati regolamentati )

Investire nei PIR, significa eticamente e culturalmente investire e credere nell’economia italiana.  I PIR sono stati creati con l’ unico obiettivo di far confluire parte dei risparmi degli italiani nelle piccole e medie imprese della penisola e isole comprese. Secondo i dati di Bankitalia, noi italiani possediamo una ricchezza finanziaria di quasi 4 mila e cinquecento miliardi di euro, escludendo il patrimonio immobiliare. L’economia reale ha bisogno di questi capitali per crescere e lo strumento dei Pir è stato studiato apposta per convogliare risorse sulle PMI ed evitare cosi che le piccole e medie imprese continuino ad essere schiave delle banche!

Usare lo strumento dei PIR per stimolare gli investimenti in #startup e PMI innovative rappresenta il terzo importante vantaggio (discusso solo alcuni giorni fa alla Camera) che sta spingendo il Governo a rivedere le condizioni di accesso alle agevolazioni nel quadro delle legge di Bilancio 2018, che ne allargherebbe l’ambito di azione anche agli investimenti dei risparmiatori in strumenti finanziari emessi da imprese che svolgono attività immobiliari, finora escluse.

La commissione Finanze della Camera è infatti  intervenuta in materia di PIR con l’intento di  favorire la canalizzazione del risparmio privato verso il Venture Capital, prevedendo che per accedere all’agevolazione fiscale sui PIR sia obbligatorio investire almeno il 3 per cento della soglia di investimento prevista in Organismi di investimento collettivo del risparmio quotati che investano prevalentemente in startup innovative di cui all’articolo 25, commi 2 e 3, del decreto-legge n. 179-2012 o in piccole e medie imprese innovative di cui all’articolo 4 del decreto-legge n. 3-2015).

Questo significherebbe, in caso di apporvazione della proposta di modifica, che sarà possibile riservare l’agevolazione fiscale sui PIR agli investimenti in fondi di Venture Capital che investano esclusivamente in #startup innovative iscritte all’apposito registro potrebbe limitare l’impatto della misura.

Ma alla fine, esistono degli svantaggi nell’investimento in PIR? Si direi, e il primo è sicuramente il costo delle commissioni! Alcune banche applicano commissioni elevate (fino al 6%) che finiscono per annullare o ridimensionare il beneficio fiscale per i risparmiatori.  Leggete attentamente il contratto prima di sottoscrivere un Pir.

I PIR sono a rischio bolla? Questa è una domanda da 9 miliardi di euro (è l’importo complessivo dei risparmi raccolto nel 2017). Probabilmente abbiamo la necessità di avere più società quotate in mercato quotato in cui gira troppa liquidità! Perché la storia ci insegna che un salvadanaio troppo piccolo ma che contiene troppa liquidità, rischia di esplodere!!!

Maurizio Maraglino

Maurizio Maraglino

Dottore commercialista e Revisore Legale. Pubblicista. International PhD Program Università Lum Jean Monnet. General Manager Muumlab Equity Crowdfunding Platform. www.mauriziomaraglino.it

Partecipa alla discussione

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.