«Eco-Bond» e De-Carbonizzazione: come la Finanza può sostenere l’Innovazione

 «Eco-Bond» e De-Carbonizzazione: come la Finanza può sostenere l’Innovazione

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[dropcap]L[/dropcap]a Climate Bonds Initiative (Iniziativa per i Green Bond) vuole orientare i mercati obbligazionari affinché supportino le infrastrutture verdi e la de-carbonizzazione. L’iniziativa mira a elaborare standard riguardanti i bond ecologici («eco-bond») che dovrebbero aiutare gli investitori quali, ad esempio, i fondi pensione, a distinguere tra gli investimenti che contribuiscono alla de-carbonizzazione e quelli che non offrono un tale tipo di contributo. Secondo la Climate Bonds Initiative, l’«universo delle obbligazioni correlate alla tutela dell’ambiente» oggi ammonta a più di 500 miliardi di dollari. La maggiore parte delle obbligazioni classificate “contributi alla de-carbonizzazione” è investita nei trasporti e soprattutto nel settore ferroviario cinese. Importi ingenti sono anche raccolti per l’energia rinnovabile. Altri investimenti, come nelle infrastrutture idriche o controllo della gestione dei rifiuti e dell’inquinamento atmosferico, si attestano sinora su livelli assai inferiori.

Ci si chiede quali siano gli attuali sviluppi nel campo dei green bond e se sia concreta l’ipotesi di finanziare l’efficienza delle risorse con le obbligazioni. I titoli obbligazionari si riferiscono a importi di denaro concessi in prestito, di solito per finanziare progetti su larga scala, dietro rimborsi a lungo termine e a tasso d’interesse fisso. Inoltre, occorre sapere se tali obbligazioni sono indicate soltanto per i progetti infrastrutturali su larga scala, o se possano essere utilizzate per progetti verdi innovativi di dimensioni ridotte e ad alto rischio. Secondo i principali esperti in materia, esistono due modi di considerare i bond ecologici. L’opportunità principale riguarda le infrastrutture verdi, quali quelle urbane e le infrastrutture per le grandi opere edilizie. E’ qui che si utilizzano questi strumenti finanziari e la Climate Bonds Initiative vorrebbe rinnovare tale idea.

Si può ricorrere alle obbligazioni ovunque sia possibile ottenere flussi di cassa con caratteristiche di certezza, o un dato tipo di consistenza. Si potrebbero utilizzare le obbligazioni per qualunque progetto; ed è addirittura ipotizzabile una micro finanza basata su obbligazioni poiché, in ultima analisi, tutto si riduce al tasso d’interesse. In genere, le obbligazioni non sono utilizzate per progetti ad alto rischio. Per investimenti relativamente piccoli ad alto rischio è preferibile, infatti, il ricorso a prestiti costituiti da capitale di rischio.

L’altro modo di vedere i green bond e le obbligazioni verdi è quello di considerarli alla stregua di un capitale investito di una funzione. In questo caso, si tratta di capire come la distribuzione del capitale, e la generazione di un utile derivante dallo stesso, si possano coniugare con una sorta di funzione sociale.

Per gli specialisti del settore, i progetti per l’efficienza energetica su larga scala potrebbero essere conformi allo standard dei bond ecologici. A riguardo, si prevede che gli investimenti municipali nel settore dei rifiuti per la produzione di metano saranno conformi a tale standard. I sistemi che cominciano a essere sviluppati per differenziare i rifiuti in vari tipi di cumuli riutilizzabili costituiranno un esempio d’investimento ragionevole.

C’è una grande richiesta di obbligazioni verdi, che supera di due o tre volte la sottoscrizione dei singoli titoli. Al momento, il problema è avere un sufficiente numero di titoli, i quali devono rispondere alle esigenze di rischio e rendimento degli investitori. Pertanto, se si è capaci di offrire un prodotto che soddisfi le esigenze in tema di rischio, questo diventa paragonabile ad altri prodotti che gli investitori sono pronti ad acquistare. È un mercato enorme e la vera questione è capire se si è in grado di soddisfare la domanda.

I tipi d’investimento “green” di cui spesso si parla riguardano soprattutto idee innovative, o poco usuali, poiché proiettate su larga scala (impianti solari in Cina) e i rischi collegati sono chiaramente più elevati. Per quanto riguarda la riduzione dei rischi, talvolta sono le misure di legge a rendere un investimento attuabile. In alcuni casi, può essere necessario ricorrere all’equivalente delle tariffe di riacquisto, che sono un modo per assumersi un rischio legato all’energia rinnovabile. Potrebbe essere necessario un miglioramento della qualità del credito, attuato mediante alcune tecniche che permettono d’offrire maggiori garanzie sulla bontà dei crediti per un investimento. Si tratta di una misura che la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) applica già per alcune obbligazioni e che la Società Finanziaria Internazionale (International Finance Corporation – IFC, che è parte del Gruppo della Banca Mondiale) attua di continuo nei paesi emergenti. Questi sono tutti strumenti conosciuti; una caratteristica di questo mercato è che richiede l’utilizzo di strumenti già esistenti e non l’invenzione e il raggiungimento di un accordo su strumenti nuovi.

Le obbligazioni offerte hanno valore d’investimento e le istituzioni di riferimento che le emettono si assumono il rischio. Quindi, per esempio, quando l’Électricité de France (EDF) emette un’obbligazione il cui importo è destinato a finanziare la propria divisione per le energie rinnovabili, è come se la stessa EDF dichiarasse di ritenere che l’investimento nell’energia solare è valido e di volersi assumere tale rischio, perché è certa di ricavarne un utile. Poiché tutti conoscono EDF, che ha una lunga storia alle spalle e ha sempre rimborsato le proprie obbligazioni, gli investitori sono contenti di acquistarne i titoli. Oggi, il mercato dei bond ecologici ha valore d’investimento, sicuro e solido con rendimenti bassi, adatto ai fondi pensione e di garanzia.

Sulla scia di quanto successo in Germania, dove le tariffe di riacquisto per l’elettricità da fonti rinnovabili sono state drasticamente ridotte, ci si chiede se il finanziamento di progetti per l’energia rinnovabile tramite obbligazioni possa essere messo a repentaglio dalle modifiche attuali alle tariffe di riacquisto. Sicuramente, le tariffe di riacquisto hanno avuto un grande successo e il mondo ha contratto un immenso debito nei confronti del governo tedesco e cinese che, attraverso ordini ingenti e contratti a prezzi alti tramite le tariffe d’ingresso, hanno ridotto il costo dell’energia solare in tempi rapidi. I fattori primari della riduzione dei costi dell’energia solare sono le dimensioni e la distribuzione e non la ricerca e lo sviluppo. Le dimensioni rappresentano il motore del settore, mentre la ricerca e lo sviluppo sono fattori secondari.

I tedeschi stanno riconsiderando le tariffe di riacquisto proprio perché queste hanno avuto troppo successo. Per questo possono permettersi di ridurre le tariffe di riacquisto più in fretta di quanto ipotizzato inizialmente, ottenendo i medesimi effetti. La Germania sta, quindi, rimodulando le proprie tariffe per adeguarsi agli eventi. Questo è sicuramente un esempio di misure per supportare la crescita di un mercato senza sprecare risorse pubbliche. Non è auspicabile concedere troppe sovvenzioni; se le cose vanno secondo le previsioni, si deve essere capaci di flessibilità e usare le sovvenzioni in altri settori non appena il comparto considerato decolla.

Per una transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio occorre che tutti i cunei (le strategie per ridurre le emissioni rappresentate graficamente come «cunei» di emissioni), citati dai docenti dell’Università di Princeton Socolow e Pacala, crescano ai massimi livelli, raggiungendo il 25-30% annuo. Se si considerano gli Stati Uniti, l’energia solare si attesta sul 42% e funziona egregiamente; quindi, non sono necessari grandi interventi in tale fase. L’energia eolica è cresciuta soltanto del 19%, mentre la geotermica ha subito una diminuzione del 10%. Contemporaneamente, l’energia prodotta dai rifiuti organici è aumentata del 12%. Secondo gli esperti, occorre capire se sia possibile incrementare la crescita di questi settori. Tale incremento può avvenire a livello di tariffe di riacquisto, o a livello normativo. Occorre agire per una maggiore efficienza e varietà nell’utilizzo degli scarsi fondi statali ed è indispensabile un settore pubblico attivo.

Secondo quanto affermato dagli specialisti del settore, i green bond possono finanziare anche la crescita del riciclaggio dei rifiuti, l’efficienza delle risorse e l’economia circolare. Questo sembra essere l’obiettivo della Climate Bonds Initiative, vale a dire alimentare questi settori ai massimi livelli. Sicuramente, è auspicabile un incremento dell’energia prodotta dai rifiuti organici. L’economia circolare è, e sarà sempre più, necessaria nel lungo periodo. In un mondo vincolato al cambiamento climatico, l’accesso alle risorse sarà più difficile quando interverranno eventi meteorologici estremi, o nel caso di collasso dell’economia, o di limiti energetici. Per sviluppare una certa resilienza al clima, le infrastrutture in grado di resistere a tempeste e siccità svolgeranno un ruolo chiave, ma serviranno anche economie capaci di resistere all’impatto climatico, poiché tutte attraverseranno una fase di grande volatilità nei settori sensibili al clima. Per questa ragione, l’economia circolare è un elemento fondamentale per creare e sostenere economie resilienti nel medio lungo termine.

Dr.ssa Paola Fiore | Sustainability Management & Communications Specialist
ETICAMBIENTE® Sustainability Management & Communications Consulting

Consulenza per l’Alta Direzione in Gestione, Formazione e Comunicazione Sostenibile di Impresa
Strategie di Responsabilità Sociale per Imprese Innovative dell’Industria e del Terziario Avanzato
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Paola Fiore

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