Effetto BCE sui mercati valutari: dettagli, risposte e previsioni

 Effetto BCE sui mercati valutari: dettagli, risposte e previsioni

Mario Draghi 4 September 2014

[dropcap]L[/dropcap]a scorsa settimana tutti gli occhi sono stati puntati sull’annuncio della BCE di giovedì, e ancora una volta il presidente Draghi (nella foto sopra) non ha disatteso le aspettative. Due anni e mezzo dopo aver dichiarato che avrebbe fatto “tutto il necessario” per proteggere l’euro, la BCE ha finalmente agito. Il tanto aspettato programma di quantitative easing (QE) è stato lanciato. I dettagli sono stati controversi: se da una parte il programma ha avuto una dimensione maggiore di quella aspettata, la condivisione del rischio tra i diversi paesi dell’Eurozona è stata fortemente limitata.
Questa particolare connotazione ha portato i mercati a vendere la moneta unica, in quello che nella City di Londra viene definito “Sell the rumour, then sell the news”, ossia “vendi l’indiscrezione, e poi anche l’informazione”. Questo ha portato l’euro ai minimi degli ultimi 11 anni, ed a perdere il 3% sul dollaro, trascinando con sé tutte le maggiori valute. Al termine della settimana il dollaro ha guadagnato tra l’1% ed il 3% su molte della valute G10.

EUR
È finalmente arrivato. Il tanto atteso programma di QE è stato finalmente annunciato giovedì pomeriggio dalla BCE.
Il diavolo, tuttavia, si sa, sta nei dettagli e questi hanno avuto diverse valenze. L’ampiezza del programma sarà più larga del previsto: dal prossimo Marzo, la Banca centrale acquisterà azioni del settore sia pubblico che privato fino ad un massimo di 60€ miliardi al mese, molto superiore ai 50€ miliardi aspettati dai mercati. Il programma continuerà fino alla fine di Settembre 2016, od oltre se l’inflazione non rientra sui livelli prestabiliti; l’importanza di questo impegno senza limiti apparenti non è stato, in nostra opinione, adeguatamente apprezzato dalla stampa finanziaria. L’ammontare totale del programma dovrebbe essere, dunque, di almeno 1.200 miliardi di euro, e probabilmente superiore.
L’aspetto negativo del programma, in concessione alla Germania ed all’Olanda da sempre contrarie allo schema, è che solamente il 20% delle eventuali perdite legate all’acquisto di titoli verrà condiviso. In altre parole, l’80% degli acquisti avverrà attraverso le banche centrali nazionali. Il 20% della condivisone del rischio è meglio di nulla e, in ogni caso, questo dettaglio tecnico non avrà alcun impatto negativo a breve termine sull’efficacia del programma. Tuttavia questa concessione ottenuta da Berlino diminuisce l’impegno verso una politica fiscale comune nell’Eurozona, senza la quale i mercati continueranno ad interrogarsi sul futuro a lungo termine della moneta unica.

USD
I dati economici e finanziari pubblicati la scorsa settimana sono stati di minore importanza e, comunque, oscurati dalle decisioni nel “Vecchio continente”. I dati sulle case e sulle richieste di prestiti sono state sorprendentemente positivi. Un mercato immobiliare positivo è capace di convincere la Fed che l’economia è capace di reggere un aumento dei tassi, e quindi questi dati forniscono supporto alla nostra previsione che il primo aumento avverrà all’inizio di Aprile. L’unico fattore capace potenzialmente di ritardare l’aumento dei tassi da parte della Fed potrebbe essere la forza del dollaro, che è ulteriormente aumentata nell’ultima settimana. Tuttavia, la recente politica della Fed è stata largamente indipendente dai livelli del dollaro.

GBP
Anche la Bank of England è stata al centro della scena la scorsa settimana: la pubblicazione della sintesi della riunione di Gennaio ha rilevato che i due dissidenti che richiedevano un aumento immediato dei tassi d’interesse hanno cambiato la loro posizione e la commissione sulla politica monetaria è ora unanime nel mantenere i tassi al 0.5%. I membri sono ora chiaramente più preoccupati di quando ci aspettassimo dei bassi livelli d’inflazione e sussiste la possibilità che si possa consolidare una paura da deflazione prima che l’inflazione si rialzi. Quindi non ci possiamo aspettare un rialzo dei tassi prima dell’ultimo trimestre del 2015.
I dati sul mercato del lavoro sono stati positivi: il tasso di disoccupazione è sceso al 5.8%, i salari sono saliti dell’1.7% ed il numero totale di ore lavorate è aumentato del 2.2% rispetto all’ultimo anno. Tutti questi indicatori sono consistenti con un mercato del lavoro che sta rapidamente crescendo. Questa potrebbe essere la ragione per cui la sterlina ha tenuto abbastanza bene la scorsa settimana, perdendo solo l’1% sul dollaro ed aumentando del 2% sull’euro.

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