Effetto SACE sulle imprese: 13,8 miliardi di fatturato addizionale e 40mila posti di lavoro

 Effetto SACE sulle imprese: 13,8 miliardi di fatturato addizionale e 40mila posti di lavoro

È quanto emerge dallo studio d’impatto realizzato dall’Ufficio Studi di SACE con Prometeia, che analizza gli effetti dei servizi assicurativo-finanziari a supporto dell’export del Gruppo sulle performance delle aziende clienti.

Con il 75%, le PMI sono tra le principali beneficiarie dell’azione di SACE e SIMEST, a conferma del forte impatto sul territorio che coinvolge lavoratori, fornitori, dipendenti e loro famiglie.

Ulteriori 26 miliardi di impatto complessivo sulle filiere produttive.

13,8 miliardi di euro di fatturato addizionale generato nel solo 2019 e oltre 40mila addetti sostenuti delle imprese italiane che hanno beneficiato degli strumenti di SACE, SIMEST e della controllata SACE BT, che hanno generato ulteriori 26 miliardi lungo le rispettive filiere produttive. Sono questi i principali numeri emersi dall’analisi d’impatto economico e sociale realizzata dall’Ufficio Studi di SACE con Prometeia, società di consulenza e di ricerca economica. L’interazione strutturata e il dialogo tra SACE e le imprese suggeriscono come alcune operazioni abbiano rappresentato un vero cambio di passo per le aziende, che hanno beneficiato di effetti positivi per diversi anni, anche su produttività e sostenibilità finanziaria. Per comprendere la dimensione economica del contributo concreto di SACE, azienda guidata da Pierfrancesco Latini e presieduta da Rodolfo Errore, sono state analizzate oltre 23mila operazioni che hanno coinvolto 8.360 imprese attive in 162 Paesi e mobilitato oltre 163 miliardi di risorse tra il 2005 e il 2019.

In crescita il numero di operazioni passato dalle circa 1.000 del 2008 alle oltre 2.000 del 2019, così come il numero di imprese clienti, più che raddoppiato dalle 500 del 2008 alle oltre 1.300 nel 2019, quasi tre quarti PMI, a conferma della forte vocazione estera del tessuto imprenditoriale italiano. Inoltre, il consolidamento della presenza di SACE e SIMEST nei processi di internazionalizzazione si è realizzato più intensamente rispetto al trend nazionale: dal 2010 al 2019, infatti, il numero degli esportatori nazionali è aumentato del 3,4% secondo l’ISTAT, rispetto al 22,5% registrato tra le imprese clienti di SACE e SIMEST.

Tra i settori spicca la meccanica strumentale con oltre il 30%, in particolare per i comparti delle macchine per l’industria della moda, costruzioni e alimentare. Rilevanti anche i comparti ad alta intensità tecnologica e dei mezzi di trasporto, mentre per SACE BT i comparti più legati al consumo, ad esempio agroalimentare, moda e distribuzione. Si conferma negli ultimi due anni la forte crescita delle imprese appartenenti ai settori del Made in Italy, quindi agroalimentare e sistema moda.

Quanto alla distribuzione sul territorio, il Nord-Est rappresenta l’area di maggiore presidio con Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna che rappresentano il 58%; mentre al Sud emergono Campania, Puglia e Sicilia. Guardando alla destinazione delle strategie di internazionalizzazione, tra il 2015 e il 2019 le principali geografie di riferimento sono state il Brasile, gli Emirati Arabi Uniti e la Russia. Solo nel 2019, anche l’India ha avuto un ruolo di primo piano.

Nel dettaglio, gli strumenti analizzati hanno riguardato l’export credit di SACE – volto a proteggere dal rischio insolvenza e diviso in credito fornitore, credito acquirente e documentario – le garanzie SACE per facilitare l’accesso al credito e migliorare la competitività nelle gare d’appalto internazionali; strumenti di sostegno degli investimenti diretti esteri; factoring estero per garantire liquidità alle imprese, strumenti per la patrimonialità, patrimonializzazione ed export credit messi in campo da SIMEST. Per SACE BT l’analisi ha invece considerato la polizza globale che consente alle imprese di assicurare l’intero fatturato dilazionato e la Sviluppo export dedicato all’attività internazionale della clientela.

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