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Elezioni gattopardesche?

Cambia tutto per non cambiare nulla? Alle elezioni europee i partiti sovranisti ottengono un buon risultato, ma non sfondano e l’Ue continuerà a essere governata da una solida maggioranza europeista. E l’Italia rischia l’isolamento.

Depositate le polveri di un’infuocata campagna elettorale, il voto ci consegna un Parlamento europeo che continuerà a essere governato da una solida maggioranza europeista composta da popolari, socialisti, dai liberali di Alde e, forse, dai Verdi (la vera sorpresa di questa tornata elettorale).

I partiti sovranisti avanzano, ma non sfondano e difficilmente potranno coinvolgere le forze politiche “tradizionali” in improbabili maggioranze alternative a quella “europeista”.

Anche in Francia, dove si è registrato il sorpasso del Rassemblement National della Le Pen su En Marche del presidente Macron, a ben vedere gli equilibri politici mutano ben poco e, se si svolgessero domani, alle Presidenziali Macron prevarrebbe sulla Le Pen a mani basse.

È vero che partiti storici (Cdu/Csu e Socialdemocratici in Germania, Socialisti e Repubblicani in Francia, Conservatori e Laburisti in Inghilterra) hanno raccolto percentuali misere. Tale tracollo, però, non sarà sufficiente per cambiare davvero gli equilibri politici in Europa, anche se una maggiore attenzione ai “territori” sarà consigliabile per le forze che guideranno il Continente europeo nei prossimi anni.

E l’Italia?

La eclatante affermazione della Lega, che è diventata la forza politica predominante nel nostro Paese, e il contemporaneo arretramento dei Cinquestelle potrebbero imprimere una svolta alle politiche del Governo (a cominciare da una “bandiera” politica come la Tav) e, paradossalmente, aumentarne la stabilità. La Lega, infatti, ha tutto l’interesse a continuare a governare con un alleato che, da oggi, sarà in condizione di subalternità, mentre il M5S non ha nessun interesse a ricorrere alle urne nel suo momento di maggior debolezza.

La posizione del nostro Paese in Europa, invece, potrebbe farsi più fragile. A fronte di una maggioranza “europeista”, infatti, un’Italia a trazione leghista assume un ruolo minoritario e scarsi o nulli saranno gli aiuti degli altri Paesi governati da maggioranze sovraniste che, essendo tali, privilegeranno sempre gli interessi dei propri Paesi rispetto a quelli degli alleati.

La prossima legge di Bilancio, insomma, si annuncia come una sfida maledettamente difficile. Coniugare sviluppo e rispetto dei conti, con un’Europa che difficilmente si farà meno “arcigna”, non sarà impresa facile.

Dario Vascellaro

Dario Vascellaro

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