Ennesimo rallentamento della crescita manifatturiera dell’eurozona all’inizio del secondo trimestre

 Ennesimo rallentamento della crescita manifatturiera dell’eurozona all’inizio del secondo trimestre

L’inizio del secondo trimestre ha osservato un ulteriore rallentamento del tasso di crescita del settore manifatturiero dell’eurozona. L’Indice finale IHS Markit PMI® del Settore Manifatturiero dell’Eurozona di aprile è diminuito al valore più basso in 13 mesi di 56.2, in discesa da 56.6 di marzo e leggermente al di sopra della precedente stima flash di 56.0. Sebbene abbia ancora segnalato un forte tasso di espansione, la ripresa ha perso notevolmente vigore se paragonata al picco raggiunto a dicembre 2017.

Paesi Bassi, Germania, Italia, Spagna e Grecia sono state le cinque nazioni tra le otto monitorate ad aver registrato tassi più lenti rispetto al mese precedente. Il livello di espansione è rimasto invariato in Austria ed è migliorato sia in Francia che in Irlanda. Le nazioni che hanno riportato le performance migliori sono state di nuovo Paesi Bassi, Germania e Austria.

Analizzando i dati dei sotto settori si evince che il rallentamento è stato prettamente concentrato in quello dei beni intermedi. Detto ciò, è stato riportato un leggero rallentamento del tasso di crescita da parte dei produttori dei beni di investimento, sotto settore che però è rimasto quello che ha registrato i risultati migliori. Il tasso di espansione del sotto-settore dei beni di consumo, pur registrando i risultati più bassi rispetto agli altri due, è leggermente aumentato.

Classifica PMI® Manifatturiero per Paese di aprile

Paesi Bassi

60.7

minimo in 6 mesi

Germania

58.1 (flash: 58.1)

minimo in 9 mesi

Austria

58.0

invariato

Irlanda

55.3

massimo in 2 mesi

Spagna

54.4

minimo in 7 mesi

Francia

53.8 (flash: 53.4)

massimo in 2 mesi

Italia

53.5

minimo in 15 mesi

Grecia

52.9

minimo in 5 mesi

La crescita più lenta segnalata dall’indice PMI è stata principalmente dovuta al più lento, pur sempre ancora elevato, incremento dei nuovi ordini e dei livelli occupazionali. Di contro, la produzione è aumentata ad un tasso leggermente più veloce rispetto a quello di marzo.

I nuovi ordini si estendono al tasso più basso da novembre 2016. Ciò in parte riflette il rallentamento sino a raggiungere il tasso più basso in 17 mesi del tasso di crescita delle esportazioni, compreso il commercio intra eurozona. Alcune imprese hanno collegato l’ultimo aumento al recente rafforzamento del tasso di cambio dell’euro, specialmente nei confronti del dollaro americano. Una crescita dei nuovi ordini è stata riportata in quasi tutte le nazioni coperte dall’indagine, con la sola eccezione della Germania e la Francia dove è stato riportato un leggero miglioramento.

Per il quarantaquattresimo mese consecutivo aumenta ad aprile il livello occupazionale del settore manifatturiero italiano. Sebbene il tasso di creazione occupazionale è diminuito al tasso più basso dallo scorso agosto è rimasto ben al di sopra della media a lungo termine. Le imprese campione hanno attribuito il forte aumento occupazionale alla notevole crescita dei nuovi ordini e della produzione, unitamente all’ennesimo aumento degli ordini in fase di lavorazione causati dalla forte domanda che sta mettendo a prova le capacità.

Tutte le nazioni coperte dall’indagine hanno riportato un aumento occupazionale ad aprile. L’espansione più forte è stata registrata nei Paesi Bassi, Austria e Germania, e quella più debole in Spagna. Solo due nazioni, Francia e Austria, hanno osservato creazioni occupazionali più veloci rispetto a marzo.

Nonostante sia diminuito al valore più basso in otto mesi, rimane elevato ad aprile il tasso di inflazione dei prezzi di acquisto dell’area euro. I costi maggiori riflettono i costanti aumenti dei prezzi delle materie prime, in alcuni casi resi ancora più alti dalle problematiche presso la catena di fornitura, come per esempio la carenza di materie prime. Questa situazione inoltre ha avuto un impatto sulla performance dei fornitori, con i relativi tempi medi di consegna dei fornitori peggiorati ad uno dei valori più alti della storia dell’indagine.

Parte dell’aumento dei prezzi di acquisto è stata passata ai clienti finali sotto forma di prezzi più alti. Inoltre il tasso di inflazione dei prezzi di vendita è aumentato leggermente al valore più basso in 3 mesi di marzo. Tutte le nazioni coperte dall’indagine hanno registrato un aumento dei prezzi, quello più alto osservato in Germania e quello più debole in Grecia.

Rimane ottimistico l’approccio delle aziende manifatturiere circa l’attività futura, con le imprese che mediamente prevedono livelli di produzione più alti tra un anno. Detto ciò, il livello di ottimismo è crollato al valore più basso in sedici mesi riflettendo la fiducia più pacata in sei delle nazioni coperte dall’indagine. Le uniche nazioni ad aver riportato un maggiore ottimismo sono state Germania e Grecia.

Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit ha dichiarato: “All’inizio del secondo trimestre, il settore manifatturiero ha testimoniato l’ennesimo indebolimento, anche se va considerato che il tasso di espansione è rimasto generalmente elevato. Anche se la crescita manifatturiera è risultata notevolmente più lenta rispetto all’inizio dell’anno, con il valore di dicembre che è stato quello più alto in oltre 20 anni di raccolta dati, il tasso di espansione dell’attività delle aziende manifatturiere è aumentato ad un valore chiaramente insostenibile. Da allora i problemi presso la catena di fornitura, inclusa la carenza di materie prime, allungamenti dei tempi medi di consegna e mancanza di personale qualificato, hanno ostacolato la produzione. Altri fattori che inoltre hanno afflitto le imprese sono stati scioperi, avverse condizioni metereologiche e il numero stranamente elevato di assenze dal lavoro per malattia. Molto probabilmente durante i prossimi mesi alcuni di questi avversi fattori registreranno un’inversione di tendenza, grazie all’aumento della capacità, al miglioramento sul fronte della fornitura e altre situazioni quali maltempo e scioperi che in futuro daranno meno preoccupazioni. Ad ogni modo, i dati raccolti dall’indagine hanno sottolineato come la domanda sia stata frenata da altri fattori, quali l’apprezzamento dell’euro e l’incremento dei prezzi. Si intensifica l’incertezza anche a causa delle preoccupazioni riguardanti i conflitti commerciali e il Brexit, che offuscano le prospettive sul futuro. Se l’attuale tasso di crescita rimarrà elevato, la tendenza dell’indagine durante i prossimi mesi fornirà importanti indizi circa la velocità di declino della domanda, e quanto si debbano preoccupare i responsabili delle politiche economiche circa lo stato di salute dell’economia”.

Redazione

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