Export Digitale: Fare o non fare. Non c’è provare

 Export Digitale: Fare o non fare. Non c’è provare

Immagine da Pixabay

Otto anni fa, seduto alla scrivania, ragionavo con il mio socio David, seduto alla sua, a oltre centocinquanta chilometri di distanza. Eravamo in videoconferenza, un’abitudine permessa dalla tecnologia che non abbiamo più perso.

Si discuteva a proposito dei  social media, e del loro potenziale impiego in ambito B2B. All’epoca, Facebook aveva già debuttato come strumento per le campagne B2C di molte aziende, mentre Linkedin era ancora solo una piattaforma dedicata ai servizi di recruitment. Twitter si mostrava interessante ma era allo stadio di crisalide, almeno in Italia.

Lo storico consolidato di David, come export manager pratico dei Paesi dell’Est, ci aveva portato un cliente che operava da tempo nel settore dei servizi per l’internazionalizzazione, un facilitatore per le aziende impegnate a farsi strada sul mercato russo. Il quesito che arrivammo a porci fu: “Quale potrebbe essere l’obiettivo di una campagna di social media marketing per questa impresa?”

A quei tempi le strategie per i social network proposte dalla concorrenza erano intrise di obiettivi fittizi, come l’aumento del numero di “mi piace” su Facebook o dei follower su Twitter. A noi questo non convinceva, non lo interpretavamo come un risultato tangibile.

Fin dalla sua nascita, Weevo ha sempre avuto un’impronta strategica e una direzione ben precisa: ottenere risultati concreti per il cliente.

Così, questo nostro conversare ci ha portati all’ipotesi di un utilizzo dei social media, in ambito B2B, che avesse l’obiettivo di generare contatti commerciali su Paesi esteri specifici. Siamo stati i primi a considerare questo tipo di strategia e i primi a esprimerla in fatti.

Facebook, Twitter e Linkedin erano i principali social media in quel momento, oltre a diversi altri verticali per Paese o per settore come Vkontakte e Pinterest.

Qualche anno è passato, ma  la strategia di Export Digitale di Weevo si focalizza tuttora sull’ottenere contatti spontanei da parte di importatori, distributori e rivenditori.

Dal 2012, anno del nostro primo seminario sul web e l’internazionalizzazione, abbiamo tenuto oltre cento eventi sul tema in tutto il mondo. Anche il libro  “Strategie web per i mercati esteri”, edito da Hoepli, è un tassello importante che mette a fuoco i temi della strategia e della pianificazione operativa.

I canali social e le loro dinamiche di utilizzo nel frattempo sono cambiate, la strategia alla base è sempre la stessa:

  • conoscere cosa ci distingue dalla concorrenza, in Italia, e i ogni Paese che si intende approcciare;
  • definire con precisione il target con il quale si intende comunicare;
  • delineare gli obiettivi di business, tralasciando i follower e i “mi piace”;
  • produrre contenuti genuini tramite copywriter madrelingua, uno dei punti di forza di Weevo;
  • pianificare le azioni sui diversi canali;
  • specificare i KPI utili ad analizzare l’andamento delle campagne;
  • determinare l’investimento, per ogni singolo Paese.

Il libro, così come il nostro blog e gli articoli su Il Giornale delle PMI, sono utili strumenti per imparare a pianificare una strategia di Export Digitale.

Altrettanto lo sono i nuovi corsi gratuiti, sotto forma di webinar, in partenza il 30 gennaio.

Con questi strumenti l’Export Manager diventa un Digital Export Manager e impara a “fare” l’Export Digitale senza procedere per tentativi.

Come diceva il saggio maestro Yoda, “Fare o non fare. Non c’è provare.”

Alcuni link utili:

Gabriele Carboni

http://gabbariele.weevo.it

Marketing e Comunicazione, Digital Strategic Planner, Twitter Specialist, Communication Designer, docente, fondatore (uno dei tre) di Weevo, ideatore di Glouk. Co-editore e curatore della rubrica Digital Divide per Il Giornale delle PMI. Strategie web per i mercati esteri: www.weevo.it

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