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Export Digitale: la nuova frontiera strategica del marketing nell’approccio ai mercati esteri

Internazionalizzazione, il tema di cui si parla da sempre, l’argomento che non conosce momenti di stallo.

Un settore vero e proprio, costituito da quelle aziende che intendono “farla” e da quei soggetti che si propongono di aiutarle. Un settore che negli ultimi due anni ha beneficiato di nuova linfa in termini di metodologie di approccio e strategie applicabili.

Effettivamente, il mondo dell’internazionalizzazione è cambiato. Il modo di fare internazionalizzazione è cambiato. Non che i modelli tradizionali siano da buttare via, anzi. La loro validità è tuttora indiscutibile ma non si può fare a meno di prendere in considerazione la ventata di “nuovo” che è soffiata recentemente. La contaminazione, di quegli aspetti che fanno dell’internazionalizzazione molto di più che la mera ricerca di un mercato, con quanto di meglio il digitale può offrire, ha di fatto modificato il punto di vista e le prospettive.

Tra gli scopi di una campagna di internazionalizzazione c’è quello di riuscire a distribuire prodotti e servizi della propria azienda all’estero. Ma non si può trascurare il fatto che, laddove si sia tentato di farlo senza seguire un criterio, basato sul rispetto e la conoscenza della cultura e delle tradizioni degli interlocutori, spesso e volentieri l’insuccesso è stato garantito. Perché? Per una ragione molto semplice: internazionalizzare è solo un altro termine per definire un’attività vecchia come il mondo, quella di socializzare entrando in empatia con il nostro interlocutore. Se questo scambio avviene, altri ne seguiranno, quelli commerciali ad esempio. Questo non vuol dire trascurare argomenti come il Made in Italy o le altre leve che le aziende italiane hanno a disposizione, importantissime e distintive. Si sostiene solo che la storia del “business all’estero” è ricca di episodi istruttivi sul come comportamenti superficiali, a casa d’altri, possano decretare il mancato inizio di proficui rapporti d’affari.

Ora la novità qual è? Abbiamo una “chance” in più, o meglio, ce l’hanno tutti. Il punto è che sono ancora in pochi a coglierla, soprattutto in Italia. Gli strumenti digitali che le aziende hanno a disposizione non sono mai stati così evoluti come ora. Le piattaforme dei social network e i motori di ricerca permettono cose mirabolanti. A patto di usarle, e di usarle bene. Oggi possiamo pianificare una campagna pubblicitaria per diffondere conoscenza circa il prodotto che reputiamo più adatto a quel mercato target. Possiamo misurare il nostro investimento pubblicitario in tempo reale, calibrare gli interventi quotidianamente e definire le tattiche verificando dati concreti, non proiezioni. Alziamo o abbassiamo i budget, sostituiamo elenchi di parole chiave per le ricerche, aggiorniamo le fasce di target, correggiamo il tono e i contenuti del messaggio.

Ma possiamo fare anche di più: un salto indietro, per definire quegli interventi che possono aiutarci a comprendere meglio se il prodotto, o servizio, per quel mercato è quello giusto oppure serve operare dei correttivi prima ancora di iniziare. Ma quanto precede è tecnica, è abilità, conoscenza dei meccanismi operativi e da sola non basta, va aggiunto un altro ingrediente, il catalizzatore.

Il messaggio non può e non deve essere lasciato al caso, perché parte integrante della strategia e rappresenta l’azienda che lo diffonde ma l’utente deve potersi immedesimare. Sbagliando questo viene meno un asse portante del binomio, perché la tecnologia ci porta dritti sull’obiettivo ma dovremo parlare la lingua dell’interlocutore se vogliamo che lui ci ascolti e presti l’attenzione che vogliamo.

L’internazionalizzazione digitale è questo. Il nostro messaggio, esattamente come se lo aspettano, recapitato dall’altra parte del mondo. Chi “la usa” si è accorto che qualcosa è cambiato ma sono ancora troppo pochi. Tra questi pochi c’è BPER: Banca, che ha deciso di fare un significativo balzo in avanti annoverando tra le sue partnership l’agenzia di comunicazione Weevo, che l’internazionalizzazione digitale l’ha teorizzata prima e messa in pratica subito dopo, offrendo un’inedita prospettiva a tutte le aziende che cercano nuovi ponti da attraversare.

Se ti senti pronto, scopri di più su http://exportdigitale.weevo.it

Gabriele Carboni

Gabriele Carboni

Marketing e Comunicazione, Digital Strategic Planner, Twitter Specialist, Communication Designer, docente, fondatore (uno dei tre) di Weevo, ideatore di Glouk. Co-editore e curatore della rubrica Digital Divide per Il Giornale delle PMI. Strategie web per i mercati esteri: www.weevo.it

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