Fabrizio Sala: «Le nostre pmi sono attrezzate ad affrontare la sfida di Expo»

 Fabrizio Sala: «Le nostre pmi sono attrezzate ad affrontare la sfida di Expo»
Fabrizio Sala, aottosegretario all’Expo 2015 e all’internazionalizzazione delle imprese di regione Lombardia.
Fabrizio Sala, aottosegretario all’Expo 2015 e all’internazionalizzazione delle imprese di Regione Lombardia.

[dropcap]L’[/dropcap]Expo dedicata alla Sicurezza e qualità alimentare che si svolgerà l’anno prossimo a Milano non sarà solo una “vetrina” di eccellenza per il nostro Paese, ma anche una grande opportunità per il sistema delle piccole e medie imprese. Ce lo conferma, in questa intervista, Fabrizio Sala, sottosegretario della Regione Lombardia con delega a Expo 2015 e all’internazionalizzazione delle imprese.

A che punto sono i lavori di preparazione dell’Expo 2015? Si sta recuperando il tempo perduto nella fase iniziale?
«La società a cui spetta il compito di realizzare e allestire l’area su cui sorgerà il padiglione ci ha assicurato il pieno rispetto dei tempi e del cronoprogramma prefissato. Smonteremo il luogo comune secondo cui l’Italia non è in grado di realizzare grandi eventi. L’Expo è un’enorme realtà culturale ed economica, ma è anche un “fatto” politico che rilancerà il posizionamento dell’Italia a livello internazionale su alimentazione, energia sostenibile e acqua. Su questi “dossier” l’Italia può e deve fare da riferimento per molti Stati, soprattutto quelli in via di sviluppo che avranno bisogno delle nostre conoscenze. E questo significherà per noi una possibilità enorme di crescita, sotto tutti i punti di vista».

L’Expo è un grande evento mondiale e smuove grandi capitali, necessita di grandi opere che vengono realizzate da grandi aziende. L’Italia, però, è un Paese caratterizzato dalla piccola dimensione delle imprese. Come state coinvolgendo nella preparazione dell’evento il sistema delle piccole e medie imprese? Qual è stato il grado di coinvolgimento delle associazioni imprenditoriali, delle forze produttive del territorio, in un’ottica sussidiaria? E quali saranno le ricadute positive della manifestazione per le pmi?
«Non è più tempo di politiche keynesiane, mancano le risorse perché lo Stato centrale possa investire in opere pubbliche sperando di innescare direttamente una crescita. In questa ottica, quindi, credo che oggi il compito della politica non sia più tanto quello di agire pesantemente sulla realtà, ma semmai quello di alleggerirla, creando attorno alle aziende le condizioni migliori perché possano espandersi. Un “uomo delle istituzioni“, un politico, oggi ha innanzitutto l’obbligo di possedere una competenza in campo economico, per poi porsi il problema di poter ridurre lacci e laccioli burocratici e accompagnare le aziende nella promozione di ciò che sanno fare, e in questo, l’opportunità offerta dall’Expo sarà fondamentale. Piccoli e medi uniti nel segno della qualità: non è uno slogan, ma un’ottima ricetta anticrisi. Alla quale però anche le istituzioni bancarie devono continuare a dare un contributo significativo e importante, facilitando l’accesso al credito e costruendo insieme partecipazioni a progetti di internazionalizzazione. Il ruolo del credito è fondamentale oggi più che mai per consentire alle nostre pmi di restare competitive: creare le condizioni per generare ricchezza è una mission di tutti noi, ognuno deve fare la propria parte in modo responsabile e convinto. E sono sicuro che tutti quanti ci impegneremo insieme per farla fino in fondo».

Qual è stata, finora, la risposta da parte delle pmi? Ritiene che le opportunità offerte dall’Expo siano sufficientemente conosciute dagli imprenditori e che siano pronti a sfruttarle?
«Il modello pmi è oggi un modello vincente. Lo dicono e lo confermano anche i dati delle locali Camere di Commercio, concordi nell’evidenziare soprattutto un aspetto, particolarmente ravvisabile in Lombardia: la piccola e media impresa che ha puntato su un prodotto di qualità e che ha investito su mercati e clienti di livello medio-alto, offrendo un prodotto magari esclusivo destinato a settori di nicchia, ma estremamente competitivo su scala internazionale, oggi produce profitti significativi e non teme la crisi. Le nostre pmi una risposta chiara sui mercati internazionali hanno già saputo darla e sono sicuramente tra i soggetti meglio attrezzati ad affrontare la sfida di Expo e a coglierne le opportunità: molti sono infatti i contributi e le sollecitazioni che ci sono giunti, nostro compito credo ora debba essere soprattutto, in quanto istituzioni, quello di favorire i contatti e le relazioni tra i nostri imprenditori e quelli esteri che saranno coinvolti in Expo, di dare concretezza all’incontro tra domanda estera e offerta interna. Si stima che tra il 2012 e il 2020 avremo 24,7 miliardi di produzione aggiuntiva con un incremento di valore aggiunto stimato in 10,5 miliardi di euro e 199 mila persone occupate collegate direttamente o indirettamente. Si dovrà soprattutto ai flussi turistici l’impatto maggiore di Expo: 9,4 miliardi di produzione aggiuntiva; 4,8 miliardi di valore aggiunto; circa 80 mila posti di lavoro, cui si aggiungono 10 mila unità di lavoro come effetto di lungo termine per il settore turismo. Gli effetti sul sistema imprenditoriale saranno riscontrabili e verificabili sulla base delle start-up che nasceranno (1,7 miliardi di produzione aggiuntiva e 12,4 mila occupati) e dell’incremento degli investimenti diretti esteri (16,5 mila occupati per 1 miliardo di valore aggiunto)».

L’Expo dedicata alla Sicurezza e qualità alimentare intende essere un volano per l’economia del territorio e rappresentare al meglio le eccellenze nel settore dell’alimentazione dell’Italia e di Milano. Il comparto italiano del cibo, secondo nel Paese per dimensione, conta 36mila aziende artigianali e medie, mezzo milione di addetti, 100miliardi di euro di fatturato annuo.
L’Expo dedicata alla Sicurezza e qualità alimentare intende essere un volano per l’economia del territorio e rappresentare al meglio le eccellenze nel settore dell’alimentazione dell’Italia e di Milano. Il comparto italiano del cibo, secondo nel Paese per dimensione, conta 36mila aziende artigianali e medie, mezzo milione di addetti, 100miliardi di euro di fatturato annuo.

Quali sono gli strumenti che avete messo a disposizione degli imprenditori che volessero conoscere le opportunità strategiche di Expo 2015?
«Expo 2015 rappresenterà un’occasione irripetibile per rilanciare sulla scena internazionale le eccellenze culturali, storiche, artistiche, artigianali e turistiche del territorio lombardo. E noi dovremo mettere in campo ogni canale e strumento possibile per farle conoscere, promuoverle e valorizzarle. Per realizzare questo obiettivo è stata costituita ufficialmente a Milano, tra Regione Lombardia (attraverso Finlombarda), Camera di Commercio di Milano ed Expo 2015 S.p.a, “Explora”, la società incaricata di valorizzare al massimo, nei mesi e negli anni a venire, il rilancio dell’offerta turistica del territorio lombardo, in coordinamento con le realtà istituzionali associative locali per Expo Milano 2015. Il nostro obiettivo è che gli oltre 20 milioni di turisti previsti per il 2015 non visitino solo Milano e il sito dell’Esposizione, ma possano conoscere tutte le bellezze della Lombardia e del Paese, anche quelle meno note. In particolare pensiamo ci sarà un flusso rilevante dalla Cina, dalla Russia e dal Sud America e noi vogliamo che questi turisti si innamorino dei nostri territori e tornino negli anni a seguire. Il nostro obiettivo è quello di innalzare il livello dell’offerta turistica attraverso la formazione degli operatori, la qualificazione dei servizi di accoglienza e la creazione di nuovi prodotti turistici in linea con le richieste del mercato mondiale. Questo perché non ci interessano soltanto i sei mesi di Expo, ci interessa anche il dopo: per questo vogliamo creare una rete per valorizzare i nostri territori e per investire sul futuro e sulla ricaduta positiva che avrà Expo 2015. Vanno in questa direzione anche le partnership con le altre Regioni (cabina di regia della Conferenza delle Regioni e accordi con Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte), con il Padiglione Italia e con le Regioni europee (Quattro Motori per l’Europa e Macroregione alpina)».

Delle sue deleghe fa parte l’internazionalizzazione delle imprese. In che modo l’Expo potrà facilitare le pmi a internazionalizzarsi?
«L’apertura e l’integrazione con i mercati internazionali deve continuare a rappresentare per l’economia lombarda e le sue pmi uno dei fattori d’eccellenza. L’attrazione di investitori esteri in settori selezionati d’interesse prioritario ricopre un ruolo strategico. Regione Lombardia vuole definire un vero e proprio contratto di insediamento che preveda impegni rapidi incentrati soprattutto su facilitazioni, semplificazioni normative e supporto alle localizzazioni per tutti i soggetti, sia italiani sia esteri, che intendono investire in Lombardia in nuove iniziative e in interventi di acquisizione e ristrutturazione di siti produttivi in crisi e che ne abbiano i requisiti. Dovremo mettere in campo e sostenere iniziative mirate e selettive, basate sulla effettiva domanda di servizi per l’estero, con una attenzione particolare alle start-up di giovani imprenditori, allo sviluppo della ricerca tecnologica e alla creazione di forme specifiche di agevolazione del credito per le imprese che aderiscono a progetti di internazionalizzazione».

L'Expo si terrà a Milano dal 1° maggio al 31 ottobre 2015.
L’Expo si terrà a Milano dal 1° maggio al 31 ottobre 2015.

Lei ha affermato che «l’Expo è una grande occasione per le nostre imprese che però dovranno fare “rete”». Avete attuato o pensate di attuare delle iniziative per facilitare la formazione di network aziendali e la loro partecipazione all’Expo?
«È necessario fare sistema. Solo unendoci dal punto di vista delle conoscenze, delle competenze e della comunicazione, le piccole e medie aziende avranno la forza di imporre il loro stile identitario ai grandi numeri omologanti del mercato internazionale. In questa occasione “planetaria” bisogna riuscire a essere squadra, dimenticando un po’ le concorrenze locali, altrimenti non si vince. E questo lo dico anche interpretando l’altro “verso” della mia delega, quella di Sottosegretario alla internazionalizzazione delle imprese. Per conquistare l’estero, dobbiamo essere “uniti” il più possibile, mostrarci e essere “sistema” a tutti gli effetti. La definizione delle strategie di internazionalizzazione, delle misure attuative, l’identificazione dei Paesi d’interesse e dei relativi settori economici, deve coinvolgere anche le associazioni di rappresentanza territoriali e provinciali con la loro indispensabile rete di imprese. Serve pertanto un forte coordinamento, ma soprattutto una significativa razionalizzazione dei tanti soggetti oggi operanti nel settore (Regione, Finlombarda, LombardiaPoints, Unioncamere Lombardia, Promos, singole Camere di Commercio, Agenzia Ice Milano ecc.), arrivando eventualmente anche a individuare e definire le modalità istitutive di una unica Agenzia macroregionale per l’internazionalizzazione delle imprese che coinvolga tutti i soggetti attivi e interessati e che consenta così di evitare una inutile dispersione di risorse come oggi in molti casi troppo spesso avviene».

Come dovrà operare tale Agenzia?
«Le misure che l’Agenzia dovrà mettere in campo e sostenere, poche, mirate e selettive, vanno basate sulla effettiva domanda di servizi per l’estero, con una attenzione particolare alle start-up di giovani imprenditori, allo sviluppo della ricerca tecnologica e alla creazione di forme specifiche e mirate di agevolazione del credito per le imprese che aderiscono a progetti di internazionalizzazione. Ciò permetterà di aumentare l’efficacia dell’aiuto alle imprese e di ampliare la gamma dei servizi finanziati, in un percorso teso a consolidare i rapporti all’interno delle reti interregionali internazionali esistenti come la Rete dei Quattro Motori per l’Europa e del World Regions Forum, e cogliendo appieno le opportunità di Expo 2015. Una particolare attenzione credo meriti infine anche il tema dell’educazione all’impresa da introdurre nelle nostre scuole. Come già accade ad esempio in Galles, a Cardiff, grazie a un progetto nato nel 2000 con il quale ogni anno più di 300 imprenditori vanno nelle scuole a insegnare e a condividere la loro esperienza con gli studenti. Attraverso lezioni formative e giochi di aula spiegano cosa significhi fare un business-plan, come cercare finanziamenti e sovvenzioni. Forniscono così informazioni pratiche per aiutare i ragazzi a capire quali strumenti esistono, dove e come cercarli. Come risulta da alcuni dati della Commissione Europea, da quando esiste questo programma si è registrato un incremento di oltre il 30% di ragazzi sotto i trent’anni che hanno creato e sviluppato una propria impresa».

 

Dario Vascellaro

Direttore responsabile de Il Giornale delle PMI

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