Fallimenti: in Italia chiudono oltre due imprese all'ora

 Fallimenti: in Italia chiudono oltre due imprese all'ora
Oltre 55.313 fallimenti registrati dal 2009, quando la crisi era appena iniziata. 10.012 casi dall’inizio dell’anno; nel III trimestre +53% in 4 anni. Lombardia, Lazio e Veneto le regioni con il maggior numero di imprese che hanno portato i libri in Tribunale nel 2013. L’edilizia si conferma di gran lunga il settore più colpito. Le evidenze dello Studio CRIBIS D&B aggiornato al terzo trimestre 2013.
In Italia, nei primi 9 mesi del 2013 (considerando solo i giorni lavorativi) hanno portato i libri in Tribunale più di 2 imprese all’ora, oltre 50 al giorno, per un totale di 10.012 fallimenti. Rispetto ad un anno fa, il terzo trimestre 2013 mostra un aumento del 10% di imprese fallite, +53% in 4 anni.
Nello specifico, dopo i 3.637 casi rilevati nel primo trimestre e i 3.728 del secondo, nel terzo trimestre dell’anno in corso (per altro caratterizzato dalla presenza del mese di agosto, che tradizionalmente ne comprime la dinamica) sono fallite altre 2.647 imprese, contro le 2.397 del corrispondente trimestre 2012.
Considerando il trend a partire dal 1 gennaio 2009, quando la crisi economica aveva appena iniziato a far sentire i suoi pesanti effetti sul tessuto economico nazionale, complessivamente sono state 55.313 le imprese ad aver dichiarato fallimento, con una dinamica in costante peggioramento. Il numero di fallimenti registrato in Italia nel terzo trimestre 2013 risulta infatti ulteriormente cresciuto rispetto al terzo trimestre degli anni precedenti: +20% rispetto al 2011, +28% rispetto al 2010 e +53% rispetto al 2009.
Questa la preoccupante fotografia che emerge dall’Analisi dei fallimenti in Italia, aggiornata al 30 settembre 2013, realizzata da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information.Trend dei fallimenti in Italia, 2009 – 2013

Fonte: CRIBIS D&B“Il numero dei fallimenti rilevato anche nel terzo trimestre dell’anno in corso rimane molto al di sopra dei livelli pre crisi – commenta Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS D&B -. Questo dato purtroppo non sorprende e, anzi, trova un riscontro anche nei comportamenti di pagamento adottati dalle imprese italiane nei confronti dei propri fornitori, ancora in grande sofferenza. Del resto, la congiuntura economica negativa fa sì che gli insoluti, anche quelli non particolarmente gravi, possano mettere seriamente in difficoltà anche imprese solide, soprattutto quando provengono da clienti storici ai quali, magari, si sono concessi tempi lunghi di pagamento e fidi commerciali consistenti”.

L’analisi territoriale
La distribuzione dei fallimenti lungo la penisola presenta situazioni molto differenti tra le diverse aree geografiche. La regione di gran lunga più colpita risulta essere ancora una volta la Lombardia (quella che, del resto, presenta anche il maggior numero di imprese attive), dove dall’inizio del 2013 hanno dichiarato fallimento ben 2.223 imprese, con una quota superiore al 22% del totale dei casi registrati in Italia nel periodo di rilevazione. Dal 2009 ad oggi sono invece stati ben 12.124 i fallimenti nell’area in questione.
Al secondo posto si colloca il Lazio, con 1.046 fallimenti nel 2013, seguito dal Veneto, con 889 casi totali. Seguono Campania e Emilia Romagna (rispettivamente con 818 e 795 casi nei primi nove mesi del 2013),  Toscana (734). Più di 600 casi si contano in Piemonte e Sicilia. La regione meno colpita è la Valle d’Aosta con solo 8 fallimenti (con una incidenza sul totale nazionale di appena lo  0,08%).

Fallimenti per regione

Fonte: CRIBIS D&B
I settori economici più colpiti
Il settore con il più elevato numero di fallimenti rilevati nei primi nove mesi del 2013 è l’Edilizia, che si conferma il settore in maggiore difficoltà con 2.007 casi, sommando i microsettori della “Costruzione di edifici” e degli “Installatori”. Direttamente collegati alla crisi del comparto vanno considerati anche i 553 fallimenti rilevati nel Settore Immobiliare.
Particolarmente colpito anche il Commercio all’ingrosso (1.337 fallimenti, sommando il microsettore del “Commercio all’ingrosso dei beni durevoli” e quello del “Commercio all’ingrosso di beni non durevoli), al quale si aggiungono i 589 casi registrati nei “Servizi commerciali”.

Fallimenti per Microsettore merceologico, primi nove mesi del 2013

Fonte: CRIBIS D&B

Non se la passano bene neanche i settori del “Commercio al Dettaglio”, con un totale di 1.272 casi suddivisi tra “Ristoranti e Bar” (400), “Abbigliamento e Accessori” (307), “Varie” (231), “Arredamento e Articoli per la Casa” (189) e “Alimentari” (145).

“Il futuro rimane incerto – aggiunge Marco Preti – e il numero di fallimenti in costante crescita rappresenta un chiaro sintomo di una situazione ancora delicata, così come lo sono i comportamenti di pagamento commerciale, a tutt’oggi la fotografia più affidabile e esaustiva dello stato di salute delle imprese. L’economia italiana, infatti, è ancora in affanno, con settori che presentano un livello di pagamenti puntuali in forte diminuzione, come la già citata Edilizia o i Trasporti, e con regioni in evidente sofferenza, come la Campania, la Sardegna e la Sicilia. Per questo possiamo ritenere che il numero di fallimenti purtroppo sia destinato a mantenersi su livelli elevati anche nei prossimi mesi”.

“Noi rileviamo però un elemento positivo, rappresentato da una sempre maggiore attenzione alla gestione dei tempi di pagamento, del credito commerciale e, più in generale, del Working Capital – conclude Preti -. Del resto, negli ultimi anni le imprese hanno investito molto in procedure e strumenti che consentissero di intercettare tempestivamente i segnali deboli di deterioramento dell’affidabilità dei propri partner, di mantenere sotto controllo la capacità del proprio portafoglio clienti di generare ricavi, di intervenire tempestivamente con azioni di prevenzione del rischio. Un’operazione, questa, non a costo zero ma che riteniamo potrà dare benefici concreti anche dopo la fine della crisi”.

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