Fare impresa online: 3 motivi per cominciare e 5 suggerimenti per partire bene

 Fare impresa online: 3 motivi per cominciare e 5 suggerimenti per partire bene

[dropcap]I[/dropcap]n Italia, secondo i dati delle associazioni di categoria, ci sono 4 milioni di pmi. Di queste, il 25% ha un sito Internet. Questo articolo è utile per il 75% delle aziende, soprattutto piccole e micro imprese che devono ancora costruire una loro presenza online. Ma è utile anche per quel 25% di pmi che hanno un loro sito e vogliono assicurarsi che sia ancora efficace (cioè, funzioni): la rete ha infatti cicli di rinnovamento così rapidi da imporre aggiornamenti continui.

Una premessa è importante. Perché fare impresa online rappresenta una priorità nel 2014?

A questa domanda ci sono almeno 3 risposte.

La prima è quella del buon senso. Sfido chiunque tra i lettori di questo post a dirmi quale delle loro giornate recenti sia trascorsa senza leggere o sentire quanto il futuro del Made in Italy sia riposto in Internet. E quanto questo futuro sia fatto di ecommerce, piuttosto che di internazionalizzazione attraverso la rete, oppure di smartphone. Questa prima risposta viene dunque naturale, ma è anche insufficiente per chi si occupa di business tutti i giorni. Proviamo allora a guardare il fenomeno in maniera più analitica.

Ci accorgiamo così che la seconda risposta viene dai numeri di crescita della rete. I dati Audiweb dicono che in italia ci sono ad oggi 28 milioni di utenti su Internet. Per l’Osservatorio del Politecnico di Milano, inoltre, l’ecommerce è cresciuto del +18% nel 2013, arrivando ad un valore di 11 miliardi di euro a sellout. Peraltro, le vendite online si stanno consolidando proprio in settori tipici del Made in Italy come l’abbigliamento (+30%) e l’arredamento (in particolare, i complementi d’arredo).

La terza risposta è quella che viene dal potenziale commerciale aperto dal web. Abbiamo visto sopra che i numeri di Internet in Italia rappresentano da soli un’opportunità di rilancio per qualunque impresa in un momento di crisi. Ma questi numeri sono solo il piccolo angolo di uno scenario globale. Internet è infatti un’opportunità di business colossale che può contare su 2,5 miliardi di utenti nel mondo. Non solo. La rete significa un mercato dell’ecommerce che vale 1 bilione di dollari, cioè circa 750 miliardi di euro. Per capirci, stiamo parlando dell’equivalente di più di un terzo del PIL italiano (dati: InternetWorldStats).

Se allora il web è una grande opportunità, quali sono i primi passi da fare per coglierla?

Abbiamo selezionato per voi i primi 5 passi da compiere per iniziare col piede giusto:

  1. se la tua impresa non ha un sito, è tempo di agire. Essere online è assolutamente necessario ad oggi per almeno 2 ordini di motivi. Il primo è che la vasta maggioranza (9 su 10 circa, a seconda delle indagini e dei parametri relativi) degli utenti di tutte le categorie merceologiche verifica le informazioni relative a un prodotto / un brand online prima di un acquisto, sia esso portato a termine sulla rete o in un negozio. Il secondo è che ogni impresa, di qualunque dimensione e settore, può beneficiare di trend come quelli della crescita degli utenti Internet online (in Italia, secondo i dati Audiweb, sempre vicina al +10% anno su anno negli ultimi 4 anni) e quello già citato della crescita dell’ecommerce (+18%). Lo sviluppo di un sito attraverso un’agenzia si adatta a tutti i tipi di budget. Le microimprese, poi, possono farsi un sito anche gratis usando uno dei sistemi “free” online (es. worldpress.com o wix.com);
  2. internet-2se la tua azienda ha già un sito, è importante capire se funzioni o no. Questo punto non è banale quanto sembra. Infatti, forse non tutti sanno che l’Italia è il primo paese in Europa per la penetrazione dei cellulari (abbiamo mediamente 1,6 cellulari a testa). Inoltre, la metà del tempo medio passato al giorno su Internet dagli italiani (più di 4 ore e mezza) viene fruito proprio da smartphone (Dati: wearesocial.com). La maggioranza dei siti delle pmi sono o illeggibili o non utilizzabili da cellulare. È prioritario fare una verifica (anche ora, dal proprio cellulare). Se ci sono problemi, si deve pensare a ottimizzare il sito per smartphone e tablet. Affidandosi ai propri tecnici, piuttosto che a un fornitore esterno;
  3. per non perdere opportunità, la traduzione del sito in inglese è importante. Abbiamo visto sopra che quasi 30 milioni di italiani sono online. Ma nel mondo ci sono più di 2,5 miliardi di utenti che vi possono raggiungere dalla rete. È chiaro che in pochi fuori dall’Italia potranno capire l’italiano, mentre con un sito in inglese si fa un primo step verso i mercati internazionali. I costi di una traduzione professionale sono molto contenuti. Sono anzi irrisori, se paragonati ai ritorni potenziali;
  4. Social Networkscegli il tuo social network; solo 1, per cominciare. Il mondo dei social network ha cambiato in maniera radicale sia il modo di relazionarci con i nostri consumatori che alcune aree aziendali specifiche (ad esempio il customer care). Quello che fino a ieri era un processo di vendita ad una via dal produttore al consumatore ora è a 2 vie. E lo è 24 ore su 24, per tutti i giorni della settimana. Questo fatto da solo aiuta a capire quanto la gestione di una strategia su un social network sia impegnativa. Una buona stima, in termini di impegno di tempo, è di 15 ore di lavoro esclusivo alla settimana. È quindi consigliabile focalizzarsi su 1 solo profilo aziendale, per cominciare, e sarebbe bene avere 1 persona ad esso dedicata;
  5. eCommerce, Branding, Generazione di Leads. L’ultimo step è quello di provare a fare pubblicità. Tuttavia, prima di fare pubblicità, bisogna darsi un obiettivo chiaro sul quale parametrare gli investimenti. Infatti, se si portano con la pubblicità utenti sul nostro sito, è importante avere chiare le idee su cosa si voglia che gli utenti facciano su di esso. Gli obiettivi vanno allora scelti tra quelli che sono di norma considerati i 3 modelli di business online: la vendita (ecommerce), la promozione di un marchio (branding), la generazione di nuovi contatticliente (lead generation). Deciso l’obiettivo, si possono attirare i clienti sul sito. Scelto il vostro obiettivo, si potrà cioè pensare se e quanto investire in pubblicità (ad esempio con Google AdWords) e lo si potrà fare con la consapevolezza di quali siano i parametri per capire se gli investimenti hanno un ritorno accettabile oppure no per il business in questione. Ma sia il tema dei modelli di business in rete che quello degli annunci pubblicitari online saranno argomento dei prossimi post.

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7 Comments

  • Buongiorno,
    per la comunicazione secondo lei è ancora importante la “vecchia” carta in una start up?
    cordiali saluti

    • Buongiorno Gianluca,

      la ringrazio per il commento. Il suo spunto è interessante e attuale. I cambiamenti in atto nel modo di fare comunicazione degli ultimi 10 anni hanno infatti riguardato anche le quote di distribuzione dei messaggi (pubblicitari e non) tra mezzi online e mezzi offline. Se la crescita dei media online pare inarrestabile, sia la pubblicità TV che quella sui magazines e sui giornali cartacei rimane ancora importante sia per peso che per efficacia.

      Venendo alla domanda, la mia risposta al suo commento è: sicuramente sì. Il mix dei mezzi di comunicazione da usare all’interno di un piano di lancio di un brand o di un prodotto dipendono infatti da variabili come gli (1) OBIETTIVI di comunicazione e (2) la TARGET audience relativa.

      Facciamo un esempio. Se la start-up di cui parliamo ha (1) l’OBIETTIVO di fare BRANDING per farsi conoscere e (2) rivolge la sua comunicazione ad un utente TARGET che è abituato a seguire le evoluzioni del suo mercato sulla carta stampata come il BUYER del B2B, la mia raccomandazione è di usare anche la “vecchia” carta.

      Spero di aver risposto alla sua domanda.

      Se non fosse così, non esiti a commentare.

      E continui a seguirci ogni lunedì su giornaledellepmi.it.

      Grazie
      Federico

  • Concetti chiari e condivisibili, per tornare a crescere bisogna abbandonare le posizioni storiche di rendita e rivedere il modello di business in linea con uno scenario nuovo

  • Buongiorno Davide,

    molte grazie per il commento.

    Condivido il punto sulla necessità di uno shift di modello di business alla luce del nuovo scenario per tutte le imprese / gli imprenditori. Si tratta di un approccio che ha fatto la differenza per molte pmi nel recente passato e continuerà a farla nei prossimi anni.

    C’e’ uno studio del BGC che fa vedere molto bene quale impatto abbia l’adattamento del modello di business di una pmi alla realtà online; lo trova disponibile (completo di alcuni case studies) anche in formato pdf su http://www.fattoreinternet.it. E’ uno studio chiaro e utile, anche se un po’ datato. Quindi il suo commento ci da una buona idea per trattare gli argomenti relativi in un prossimo post.

    Continui quindi a seguirci ogni lunedì su giornaledellepmi.it.

    A presto
    Federico

  • Molto utile!

  • Complimenti corradini!! Il suo articolo è davvero strutturato bene…bravo!

  • Grazie mille per il tuo commento Francesca!
    A presto su giornaledellepmi.it
    Federico

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