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Fatturazione Elettronica: è ora di disintermediare la consulenza fiscale

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Tutti gli imprenditori, i professionisti, le ditte individuali, o più semplicemente tutte le partite IVA, assieme ai propri consulenti fiscali, sanno bene che, tra meno di un mese, il loro – e il nostro – mondo sarà rivoluzionato dall’avvento della Fatturazione Elettronica. I più timorosi e meno avvezzi al cambiamento guardano questo passaggio con timore, addirittura con repulsione assoluta, considerando il “nuovo adempimento” solo come un aggravio di costi; i più “rivoluzionari” e ottimisti guardano invece questo passaggio alla fatturazione digitale – già peraltro in vigore nei confronti delle P.A. – come una grande opportunità da poter cavalcare. E vedremo perché. Riprendere l’excursus storico della fatturazione elettronica, il perché saremo uno dei primi paesi al mondo ad adottarla integralmente – dietro solo all’America Latina – o il suo sistema di funzionamento, ci sembra abbastanza inutile, visto che sul tema si è già ampiamente scritto. Vogliamo invece sottolineare un punto cruciale della questione, a cui questo processo dovrà portare: la disintermediazione della consulenza fiscale, ovvero il cambio di passo e la rivoluzione del rapporto tra impresa e commercialista.

Le nuove tecnologie digitali hanno avuto un grande beneficio in termini di efficienza nei processi produttivi, quello di disintermediare molte attività: disintermediare vuole dire eliminare processi intermedi, l’attività propria degli intermediari, che hanno come compito quello di mettere in comunicazione due soggetti. Pensiamo alla consulenza finanziaria, di cui mi occupo da tempo con la società di cui sono socio fondatore: l’avvento delle tecnologie digitali ha permesso di “scavalcare” la banca come operatore che produce gli ordini di investimento per il cliente; il cliente diviene invece operatore stesso sul mercato, grazie alle nuove tecnologie, risparmiando in termini di costi e, secondo noi, soprattutto tempo.

Pensiamo ora alla consulenza fiscale: il commercialista è il classico intermediario tra impresa e Agenzia delle Entrate. Il compito del commercialista, soprattutto quando lo stesso è consulente di molte realtà piccole o, addirittura, micro, è quello di “sistemare” la documentazione necessaria per l’impresa al fine di rispondere agli adempimenti del fisco. Con la conseguenza che il commercialista stesso svolgerà un’attività a basso valore aggiunto per sé stesso e per l’impresa: nessuno dei due trova, quindi, giovamento vero. Il commercialista non potrà svolgere quella vera consulenza ad alto valore aggiunto per l’impresa, da cui l’impresa stessa potrà trarre vero beneficio, sia per trovare quella struttura societaria ideale per ottimizzare il carico fiscale.

Ecco allora che la fatturazione elettronica diventa un elemento da non poter lasciarsi sfuggire per rivoluzionare il rapporto tra impresa e consulente fiscale: l’obiettivo, per i consulenti che guardano al futuro, dovrà essere quello di eliminare progressivamente queste attività a basso valore aggiunto, abbandonare l’attività da classico intermediario dell’impresa nei confronti del fisco, per diventare finalmente Consulenti (con la “C” maiuscola). Pochi giorni fa è stato presentato un emendamento che dovrebbe portare alle dichiarazioni IVA precompilate dal 2021/2022: per ora è un emendamento, ma si fa presto a immaginare che dovrà essere il naturale sbocco di un percorso di dematerializzazione del cartaceo e di uso delle piattaforme di interscambio. I consulenti stessi sanno che la professione sta cambiando, sanno che la concorrenza delle big firms, dell’on-line e dei “free-lance” (che si ricorda possono, secondo la Cassazione, fare consulenza fiscale normalmente, non essendo appannaggio solo del Commercialista) cresce sempre di più. O ci si rivoluzione, o si muore.

Per le imprese, d’altra parte, la fatturazione elettronica potrà voler dire, a regime, minor tempo passato dietro “scartoffie” varie, a riassettare documentazione spesso troppo disordinata, oltre a minori costi consulenziali: a quel punto, l’impresa non pagherà solo un “intermediario” che non porterà alcun beneficio al proprio modello di business, bensì retribuirà un consulente che avrà come core business non quello di “presentare delle dichiarazioni”, bensì quello di ottimizzare e far esplodere la propria idea di business.

Insomma, come qualsiasi innovazione tecnologica, la fatturazione elettronica sarà “disruptive” e, come ogni innovazione disruptive, farà delle vittime: se ci porremo davanti al cambiamento in modo passivo, saremo soppiantati dal cambiamento; se invece ci porremo davanti ad esso in modo attivo, lo potremo cavalcare, aprendo davanti a noi nuovi scenari e scovando nuove opportunità.

Ma iniziamo ad interpretare il cambiamento…

«Nessun film in streaming potrà avere la risoluzione di un dvd» Cit. Blockbuster

Netflix oggi ha un giro di affari da 8.83 miliardi di dollari e una capitalizzazione azionaria di 61.6 miliardi secondo Forbes, mentre Blockbuster non esiste più. Reed Hastings, co-fondatore di Netflix, incontrò John Antioco, CEO di Blockbuster, per cedergli la società. Prezzo di vendita: 50 milioni di dollari.

«Nessuna tastiera virtuale potrà mai soppiantare quella fisica» Cit. Blackberry

Thorsten Heins, AD di RIM affermava nel 2009 all’apice della diffusione di BlackBerry (telefono di OBAMA). Un analisi di Gartner sulle vendite globali degli smartphone certifica che RIM è passata da una quota di mercato del 2009 pari al 20% a 0% passando da 83 miliardi di dollari di fatturato del 2008 al fallimento

Ci risulta ormai chiaro che il professionista o l’azienda che non “cavalca” il cambiamento è destinata, il più delle volte, a fallire.

Come evidenziato in un recente studio svolto dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti, è stato stimato che oltre il 90% degli iscritti all’Albo svolge attività contabile e fiscale di base, il più delle volte si tratta di pratiche Data Entry, ovvero riportare la fattura cartacea in contabilità. Per la prima volta lo studio e le aziende avranno la possibilità di avere le fatture in tempo reale e questo non può che giovare alle organizzazioni interne sia in uno studio che in una azienda. Tutto ciò vorrà dire: situazioni contabili aggiornate in tempo reale, minori possibilità di errori, più tempo per l’imprenditore di svolgere il proprio lavoro e così via… Viene da se, però, che un organizzazione professionale, in questo caso uno studio commerciale, debba avere un organigramma ed un modello organizzativo flessibile per permettere questi cambiamenti. Molti studi hanno intuito la grande possibilità di guadagno, ragion per cui hanno ampliato i propri organigrammi, predisponendo una risorsa addetta esclusivamente alla fatturazione elettronica. Parliamoci chiaro, se questo lavoro non lo fa il commercialista, qualcun altro lo farà per l’azienda e state tranquilli che quando qualcuno cura la contabilità, pian piano vi porterà via il cliente.

Anni di studio verranno così ripagati in termini di tempo da dedicare alla consulenza, area di affari molto ridotta specialmente al sud. Pochi studi hanno nel proprio organico una risorsa da dedicare alla consulenza globale aziendale. Il motivo? È molto semplice, la consulenza al sud, spesso e volentieri, non è pagata, è spesso considerata un “consiglio”.

A questo punto notiamo che potrebbero essere due le aree di affari da far crescere nello studio, la fatturazione elettronica e l’amata consulenza. Iniziano già a delinearsi, in maniera, più concreta i vantaggi che possiamo cogliere da questo cambiamento, o meglio, da questa innovazione.

Anche i piccoli studi, si spera, potranno iniziare ad avere un organigramma più ampio e più complesso, in grado così di rispondere al meglio alla domanda che ovviamente sta evolvendosi nel passare del tempo. Viene da se pensare che tutto questo abbia un costo non indifferente per il professionista o l’impresa, in effetti all’inizio sarà così, ma il principio della “Continuità Aziendale” applicabile sia agli studi che alle imprese, ci dice che per vedere i reali benefici si dovrà attendere tempo, non molto nel nostro caso, circa 6 mesi, ma d’altronde tutte le cose buone della vita hanno bisogno di tempo per diventare tali.

Andrea Scarpino e Gabriele Galletta

Andrea Scarpino e Gabriele Galletta

Gabriele Galletta, CEO di Investimento Custodito (https://investimentocustodito.com) - Andrea Scarpino, socio dello Studio Associato Commercialistico Prof. Franco Scarpino (www.studioscarpino.it)

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