Federlazio: «Il rilancio dell’economia deve muovere da una ricollocazione al centro dello scenario dell’industria manifatturiera»

 Federlazio: «Il rilancio dell’economia deve muovere da una ricollocazione al centro dello scenario dell’industria manifatturiera»

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[dropcap]S[/dropcap]i è svolto ieri, presso la Centrale Montemartini di via Ostiense, l’evento “Orgoglio Manifatturiero” organizzato da Federlazio. All’incontro sono intervenuti, oltre al Presidente della Federlazio Silvio Rossignoli e al Direttore Generale Luciano Mocci, l’Assessore allo Sviluppo economico e Attività produttive della Regione Lazio, Guido Fabiani, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, il Presidente del MET (Monitoraggio Economia e Territorio), Raffaele Brancati, il Deputy Regional Centro Italia Manager Unicredit Spa, Mario Fiumara.

Nel corso degli ultimi decenni il paese ha un po’ attenuato la sua identità manifatturiera, di fronte a un trend, che sembrava inarrestabile, verso la terziarizzazione e la finanziarizzazione dell’economia, da un lato, e di fronte all’acquisizione da parte di capitali esteri di numerose imprese manifatturiere poi ridimensionate o addirittura smantellate. È però indubbio che qualunque seria, concreta e non ideologica ipotesi di rilancio del sistema economico nazionale e regionale non possa che muovere da una ricollocazione al centro dello scenario dell’industria manifatturiera.

È proprio su tali basi che Federlazio ha voluto organizzare questo convegno dal titolo molto eloquente – “Orgoglio Manifatturiero” -, convinti che bisogna tornare a considerare il manifatturiero come il settore trainante dell’economia, quello a partire dal quale si può costruire una nuova strategia di rilancio e di superamento della crisi.

Dal 2008 l’Italia ha perso circa 5 punti di valore aggiunto del settore industriale, passando dal 20% al 15,5% del totale. Nonostante questo, il nostro paese rimane la seconda potenza manifatturiera d’Europa. Il Lazio, dall’inizio della crisi ad oggi, ha registrato una caduta complessiva del sistema manifatturiero di circa il 26%. Dai dati presentati nel corso dell’incontro, è emerso che il Lazio presenta caratteristiche analoghe a quelle nazionali, ma con alcune differenze di rilievo:

  • una struttura industriale più polarizzata di quella nazionale (presenti più imprese eccellenti, per occupati non per numero);
  • in termini di occupazione, durante la crisi, si è accentuato molto il peso delle eccellenze. Queste, in termini di numero di aziende, sono al di sotto del 2%, mentre oltre il 75% degli operatori sono statici (nessuna strategia di crescita);
  • le “imprese in movimento” (quelle che durante la crisi cercano di attuare strategie dinamiche) sono calate molto (dal 75,2% del 2008 al 39,7% del 2013) a fronte di un calo complessivo dei valori medi dell’industria;
  • nella regione sono presenti grandi difficoltà operative sia con riferimento ai vincoli finanziari e reali sia con riferimento alla disponibilità di servizi e di relazioni tra imprese;
  • il Lazio, infine, è caratterizzato da un minore grado di innovatività dell’industria rispetto alle altre regioni italiane del centro-nord e l’integrazione tra Innovazione ed R&S è anche inferiore.

«Se non si torna a puntare su uno sviluppo fondato sull’industria – ovviamente moderna, tecnologicamente avanzata e ad alto contenuto di innovazione – gli altri settori rischiano di avere il fiato troppo corto per poter trainare un grande paese come il nostro. In tal senso, i dati ci confortano nel certificare che esiste una significativa correlazione tra sviluppo in un paese e presenza dell’industria manifatturiera. Per dare corpo a tutto questo occorre però che le Istituzioni siano vicine al tessuto produttivo in termini di politiche concrete e, per quanto ci riguarda, ciò significa essenzialmente tre cose: stabilire un ordine di priorità nelle politiche industriali della Regione; lavorare sul sistema burocratico; assegnare al tema dell’innovazione tecnologica una centralità che esso ancora non ha del tutto conquistato. Riguardo i piani di internazionalizzazione, dobbiamo necessariamente spostare l’attenzione sui settori in cui l’Italia può ancora mantenere (e possibilmente ampliare) i suoi margini competitivi: il know how, la R&S e il capitale culturale e di conoscenze di cui dispone. Sotto questo profilo apprezziamo l’iniziativa della Regione Lazio che prevede il varo del Piano di ‘Reindustrializzazione’ del nostro territorio comprendente un pacchetto di interventi per 150 milioni di euro».

Questa la dichiarazione del Presidente della Federlazio, Silvio Rossignoli.

Redazione

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