- Nel 2025, la produzione metalmeccanica/meccatronica diminuisce dello 0,9% rispetto all’anno precedente (con la Germania che cala dell’1,9%). La contrazione più accentuata è quella del comparto Automotive a -11,1%.
- L’export metalmeccanico/meccatronico nel 2025 è aumentato in valore del 2,9%, ancora lontano dalle crescite in doppia cifra che fino al 2022 caratterizzavano il nostro Settore.
- Solo il 28% delle imprese dichiara un miglioramento del portafoglio ordini; si mantiene significativa e pari al 9%, la percentuale di imprese che valuta “cattiva o pessima” la situazione della liquidità aziendale.
- Focus Acciaio: il 63% delle imprese metalmeccaniche/meccatroniche usa acciaio e per quasi la metà di queste (42%), l’approvvigionamento incide per oltre il 30% sui costi di produzione; a livello di provenienza prevale il mercato interno: oltre il 60% acquista in Italia (produttori 34%, distributori 29%), seguono UE (22%), extra-UE (9%) e Cina (6%).
- Il 64% degli imprenditori considera l’acquisto di acciaio italiano un asset strategico per la competitività del sistema Paese e per il 68% del campione, il rilancio dell’ex-ILVA è fondamentale per l’industria europea, specialmente in vista dell’applicazione del regolamento CBAM.
- Focus Legge Bilancio: il 34% delle imprese giudica positivamente le norme su I’Iperammortamento per investimenti digitali e green e la Proroga della deduzione per nuove stabili assunzioni.
Sono stati diffusi i risultati della 177ª edizione dell’Indagine congiunturale di Federmeccanica sull’Industria Metalmeccanica – Meccatronica italiana.
Nel 2025 l’attività industriale nel nostro Paese ha continuato ad essere condizionata dal complesso scenario internazionale con riflessi sulla catena di approvvigionamento, sui costi energetici e sulle strategie di export. Dopo un biennio 2023-2024 difficile, nel 2025 la dinamica produttiva è stata instabile e senza capacità di effettivo recupero rispetto al passato, evidenziando, infatti, sulla base dei dati grezzi, una contrazione tendenziale media dell’1,0.
Anche nel settore metalmeccanico, la produzione è mediamente diminuita dello 0,9% nel confronto con l’anno precedente. Nel corso dell’intero 2025, la dinamica produttiva è stata alquanto altalenante in termini sia congiunturali sia tendenziali. Nel quarto trimestre, la produzione si è ridotta (-0,8%) rispetto al terzo quando, invece, era aumentata (+1,6%); mentre nel confronto tendenziale c’è stato un nuovo incremento (+2,5%), dopo quello già rilevato nel terzo trimestre (+3,2%), ma senza un completo recupero della significativa perdita di produzione registrata nei primi due trimestri dell’anno.
Nei comparti metalmeccanici le dinamiche produttive sono state diversificate anche perché il settore è fortemente eterogeneo sia per l’inclusione di una vasta gamma di attività produttive sia per le differenti dimensioni che caratterizzano le imprese metalmeccaniche.
Il peggioramento settoriale è stato condizionato in particolar modo dalla ridotta fabbricazione di Autoveicoli e rimorchi che si è registrata rispetto al 2024 (-11,1%) cui si sono accompagnate le contrazioni registrate nelle produzioni di Prodotti in metallo (-1,1%), di Macchine e apparecchi elettrici (-0,6%) e di Macchine e apparecchi meccanici (-0,5%). All’opposto, hanno aumentato la produzione le attività della Metallurgia (+3,0%) e i comparti dei Computer, apparecchi radio-tv e strumenti di precisione (+1,9%) e degli Altri mezzi di trasporto (+1,6%).
«Le nostre imprese hanno bisogno di acciaio italiano – dichiara Simone Bettini, Presidente Federmeccanica -. L’Italia ha bisogno dell’ex ILVA. Il messaggio dell’Industria metalmeccanica che arriva dalla nostra indagine è forte e chiaro. Ed è un messaggio che giriamo a chi può attivare le giuste leve per tradurre un grave problema in una grande opportunità per l’Italia. Il nostro Paese deve evitare qualsiasi forma di dipendenza tattica e deve realizzare una piena autonomia strategica che è fondamentale per riprendere un sano percorso di crescita. È bene essere chiari, senza un adeguata offerta di acciaio prodotto in Italia, quindi senza l’ex Ilva, questo non sarà possibile. Sono a rischio intere filiere della nostra Industria. Non si tratta soltanto di evitare un continuo aumento di costi, pur essendo una questione molto rilevante, ma di evitare abbracci mortali con chi può in qualsiasi momento rompere catene di fornitura che toglierebbero ossigeno alla nostra Industria. Non possiamo permettercelo. Federmeccanica è disponibile fin da subito ad un confronto costruttivo con tutti gli attori coinvolti dai Sindacati alle Istituzioni, a partire dal Governo. Non c’è più tempo da perdere se vogliamo evitare una catastrofe industriale, sociale e ambientale che fino ad oggi sembra un disastro annunciato. Noi non ci arrendiamo e faremo tutto quello che è nelle nostre possibilità per invertire una rotta che sta portando alla deriva un intero Sistema Industriale.»
Nell’Unione europea, nella media dei 27 Paesi membri, nel 2025 la produzione metalmeccanica è rimasta sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente (+0,2%) evidenziando difficoltà e disomogeneità produttive nelle principali economie. In Francia l’attività settoriale è cresciuta del 2,2% mentre in Spagna la variazione positiva è stata molto contenuta e pari al +0,3%; mentre, all’opposto, in Germania e Italia la produzione si ridotta, rispettivamente dell’1,9% e dello 0,9%.
Nel 2025 le esportazioni metalmeccaniche sono cresciute in valore del 2,9%, rispetto al 2024. Un tasso di crescita ancora lontana dalla doppia cifra che ha tradizionalmente caratterizzato l’export del nostro Settore. Le forti tensioni geopolitiche e la politica commerciale degli Stati Uniti, tra annunci, introduzione ma anche smentite e modifiche dei dazi costituisce un grandissimo ostacolo per ritornare ad un adeguato livello di crescita dell’export, , Sono cresciute anche le importazioni, determinando un saldo positivo della bilancia commerciale di 52,1 miliardi di euro. Occorre osservare che gli incrementi dell’interscambio in valore sono stati influenzati da una forte crescita dei valori medi unitari. Nel 2025, nell’ambito dell’Unione europea l’export settoriale ha registrato una variazione negativa soltanto verso la Francia (-0,2%), mentre con riferimento ai flussi diretti sui mercati esterni all’area comunitaria si nota come verso gli Stati Uniti che, con una quota dell’10,4% del totale settore, rappresentano il secondo mercato di sbocco dei nostri prodotti metalmeccanici, l’incremento, in media annua, è stato dell’1,8% principalmente grazie alle vendite dei Mezzi di trasporto ma con l’esclusione degli autoveicoli che, al contrario, hanno segnato un forte calo pari al -18,5%.
I risultati della 177° indagine che la Federmeccanica conduce presso un campione d’imprese associate, descrivono un quadro ancora critico della congiuntura settoriale, condizionata dal persistere del clima di forte incertezza come evidenziato dal modesto risultato positivo del portafoglio ordini e da una previsione di produzione per l’estero più contenuta di quella totale:
- Il 28% (come nella scorsa indagine) delle imprese intervistate dichiara un portafoglio ordini in miglioramento a fronte del 27% di quelle che, invece, hanno registrato un aggravamento. Il saldo è positivo ma contenuto in un +1,0% e continua a prevale un giudizio negativo sul livello degli ordini;
- La percentuale di imprese che valuta “cattiva o pessima” la situazione della liquidità è pari al 9%;
- Il 47% (in salita dal precedente 45%) ritiene che per i prossimi mesi non ci saranno variazione nei volumi di produzione (il 32% prospetta incrementi a fronte del 21% che, invece, prevede contrazioni);
- Si conferma al 68% la quota di imprese che non pensa di modificare la propria forza lavoro (il 20% prevede aumenti a fronte del 12% che, invece, pronostica ridimensionamenti).
La Vice Presidente di Federmeccanica Alessia Miotto ha commentato: «Ci troviamo oggi a commentare un anno che sembra passato da un secolo. C’è una nuova normalità caratterizzata da una volatilità mai vista. Tutto può cambiare in maniera anche profonda da un giorno all’altro. È appena scoppiata un’altra guerra i cui effetti possono essere devastanti per il commercio globale e quindi per le nostre imprese. In questa fase è quantomai fondamentale un’azione di Sistema nel nostro Paese per adottare tutte quelle misure necessarie da un lato a resistere all’onda d’urto nell’immediato e dall’altro a sviluppare una visione di medio-lungo termine che metta al centro l’Industria. Siamo su un crinale pericoloso non solo per le nostre imprese ma anche per il Paese. Senza una manifattura forte l’economia italiana non può reggere. Poli industriali efficaci diventano quindi essenziali. Servono risorse ed è necessario utilizzarle bene. L’impatto delle recenti misure a sostegno dell’industria è stato un segnale ma non lasceranno il segno. Questo è quello che emerge dalla nostra indagine in maniera chiara, infatti più della metà delle imprese intervistate ritiene che le misure incluse nella legge di bilancio sono efficaci solo in parte. Non si può ripetere l’esperienza degli incentivi Industry 5.0, un intervento sulla carta utile ma che nel passaggio dalle norme alle fabbriche ha manifestato grandi criticità. Occorre affrontare e risolvere vecchi problemi e impegnarsi sempre a trovare nuove soluzioni.»
FOCUS ACCIAIO: utilizzo, costi e fornitori
La siderurgia rappresenta uno dei principali settori produttivi su cui si fonda l’economia nazionale di un Paese, ed è uno degli indicatori che meglio ne rappresenta la forza economica ed industriale. I prodotti siderurgici sono ampiamente utilizzati in vari ambiti produttivi, pressoché insostituibili in molti settori economici, tra cui l’edilizia, la meccanica, l’automotive, la produzione di elettrodomestici, la cantieristica navale, i servizi energetici e di trasporto. Tutto ciò che utilizziamo è fatto di acciaio o presenta parti in acciaio o è stato realizzato con macchinari in acciaio.
A tal fine, nella presente indagine sono state inserite delle domande sull’utilizzo dell’acciaio in azienda e i suoi relativi costi, nonché la localizzazione dei fornitori.
- Il 63% delle imprese metalmeccaniche partecipanti all’indagine ha dichiarato di utilizzare l’acciaio nella propria attività aziendale. Di queste, il 42% ha affermato che, nell’ambito delle materie prime complessivamente utilizzate nella produzione, l’incidenza del costo di approvvigionamento dell’acciaio è superiore al 30%. Sono pari al 26% le imprese nelle quali la percentuale è inferiore o uguale al 10% e poco di meno (il 19%) quelle nelle quali tale quota si colloca nella classe ‘11%-20%’, mentre nel restante 13% di imprese rispondenti il costo di approvvigionamento dell’acciaio incide tra il 20% e il 30%.
- Con riferimento ai fornitori, e in particolare alla loro ubicazione geografica, oltre il 60% delle imprese intervistate acquista l’acciaio da fornitori localizzati in Italia con la distinzione che nel 34% dei casi si tratta di un produttore nazionale di acciaio e nel 29% di un distributore. Sono pari al 22% le imprese che si rivolgono a fornitori ubicati negli altri paesi UE, mentre il 9% si approvvigiona negli altri paesi extra-UE e il restante 6% acquista l’acciaio direttamente in Cina.
- Sempre in merito all’aspetto geografico dell’approvvigionamento dell’acciaio, il 64% degli imprenditori ha dichiarato che l’acquisto di acciaio di produzione nazionale, rispetto alla fornitura estera, è un fattore di competitività (per costi o altri motivi) per il sistema industriale del nostro Paese.
- Infine, gli imprenditori sono stati altresì chiamati a esprimersi sull’impatto di un ripristino dell’attività produttiva dell’ex-ILVA: il 68% ritiene che possa essere strategico sia per il sistema industriale italiano sia per quello europeo anche alla luce dell’operatività del regolamento CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism).
FOCUS: Legge di Bilancio
La legge di Bilancio, entrata in vigore a gennaio 2026, prevede misure finalizzate a rafforzare la competitività delle imprese italiane.
- Per ciascuna delle misure considerate nella presente indagine, più della metà degli imprenditori ritiene che esse possano essere efficaci solo in parte. Un giudizio di alta incisività è stato, ad ogni modo, maggiormente espresso per quanto riguarda I’iperammortamento per investimenti digitali e green e la Proroga della deduzione per nuove stabili assunzioni con una quota pari al 34% in entrambi i casi, seguite da “Nuova Sabatini” per acquisto di beni strumentali e Credito d’imposta per R&S, rispettivamente con il 27% e il 25%; mentre nelle ultime posizioni si collocano Ires premiale (12%) e Zes unica (11%), misure che, al contrario registrano le percentuali più elevate di basso grado di efficacia.
