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Fisco: con il regime del “patent box” più valore dal software

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[dropcap]U[/dropcap]n’opportunità da non perdere per le aziende del settore ICT. Grazie al “Patent Box”, il nuovo regime fiscale opzionale introdotto dalla Legge di Stabilità 2015 (190/2014), da quest’anno è possibile ottenere forti agevolazioni fiscali per il software protetto da copyright e il materiale preparatorio o propedeutico per la sua realizzazione (come modelli, diagrammi di flusso, codice sorgente).

Il “Patent Box”, di cui possono beneficiare tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa, consiste nell’esenzione parziale o totale ai fini Ires ed Irap dei redditi derivanti dall’utilizzo diretto, o dalla concessione in uso a terzi, o dalla vendita di beni immateriali realizzati dalle aziende, tra cui appunto il software protetto da copyright e il know how giuridicamente tutelabile.

In caso di sfruttamento diretto, la percentuale di detassazione stabilita è pari al 30% per l’esercizio 2015, al 40% per l’esercizio 2016 e al 50% a partire dall’esercizio 2017. In caso di cessione, invece, la plusvalenza che l’azienda realizza è completamente esclusa dalla tassazione.

«La norma sul Patent Box ha il pregio di far emergere un patrimonio di valori economici sinora non sempre evidente in azienda, e inoltre, essendo un’agevolazione di natura fiscale sulla redditività di tali valori, incentiva lo sfruttamento economico dell’innovazione italiana del settore» spiega Riccardo Imperiali, Presidente di Technetic e promotore del Roadshow “Patent Road”, un ciclo di eventi patrocinato dal Ministero dello Sviluppo Economico che farà tappa a SMAU Milano il 21-23 ottobre per spiegare alle aziende come identificare e valorizzare i beni immateriali ottenendo un significativo beneficio fiscale.

«Fino ad oggi il settore del software – prosegue Imperiali – è sempre rimasto ai margini dell’ambito di competenza delle funzioni aziendali preposte alla protezione degli asset di proprietà industriale, e il valore dell’‘asset software’ era tradizionalmente limitato al prodotto finito e molto meno alle opere preparatorie ed al know-how necessario a realizzarlo».

Il software, infatti, non può essere protetto tramite brevetto, a meno che il software stesso non sia il componente di un processo industriale innovativo suscettibile di brevetto.

La non brevettabilità del software in quanto tale venne stabilita a cavallo degli anni ’80 e ’90, per il timore che la protezione monopolistica accordata dalla proprietà brevettuale (cioè l’esclusiva per un periodo di 20 anni), qualora estesa al software, avrebbe potuto limitare fortemente lo sviluppo dell’industria informatica.

“Sebbene non possa essere brevettato – spiega Imperiali – il software, e in particolare tutto il materiale preparatorio o propedeutico per la realizzazione del software (come modelli, diagrammi di flusso, codice sorgente in formato leggibile dall’uomo o dalla macchina) può essere protetto in base al diritto d’autore come ‘opera letteraria’, purché consista in un’opera dell’ingegno umano senza necessità di adottare alcun criterio di valutazione di merito, e in quanto giuridicamente tutelabile rientra tra i beni immateriali interessati dal nuovo regime fiscale”.

Per essere interessati dall’agevolazione prevista dal “Patent Box”, il software e il know-how giuridicamente tutelabili possono provenire sia da sviluppo interno che da sviluppo in outsourcing, tramite contratti con società esterne o tramite acquisto da terzi.

Il regime del “Patent Box” è in vigore a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014. L’applicazione dura 5 anni ed una volta scelto è irrevocabile e rinnovabile.

Redazione

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