Fisco: novità sulla condanna alle spese e notifiche via PEC degli atti

 Fisco: novità sulla condanna alle spese e notifiche via PEC degli atti

Se il giudice d’appello compensa le spese legali tale dettato coinvolge anche il primo grado di giudizio.

Ciò è quanto sancito dalla Commissione Tributaria Provinciale di Milano che, con recente sentenza, ha accolto il ricorso presentato da una contribuente avverso una cartella esattoriale intimante il pagamento delle spese legali nei confronti del Fisco nonostante la successiva sentenza d’appello (Sentenza n.3685/41/2016 depositata in segreteria il 20/04/2016, Presidente Dott.sa Giovanna DI ROSA, liberamente visibile su www.studiolegalesances.it – sezione Documenti).

Tale vicenda trae origine, per l’appunto, da una richiesta da parte del Fisco delle spese di giudizio relative ad una sentenza di condanna pronunciata in primo grado dalla Commissione Tributaria Provinciale di Milano. Successivamente, però, tale decisione veniva riformata dalla Commissione Tributaria Regionale di Milano, la quale, oltre ad accogliere il ricorso presentato dalla contribuente, dichiarava la compensazione delle spese legali. A seguito di ciò, la contribuente evidenziava al Fisco come nulla fosse più dovuto per le spese di primo grado ma senza che le sue ragioni venissero accolte, costringendola così a rivolgersi nuovamente al giudice tributario.

Quest’ultimo ha accolto in pieno quanto sostenuto dalla ricorrente, affermando, infatti, che «la sentenza di secondo grado che compensa le spese di giudizio, nulla dice dell’applicabilità della stessa solo al secondo grado di giudizio, per cui, in assenza di indicazioni, va intesa come riformatrice delle precedenti sentenze».

Alla luce di quanto sopra esposto, dunque, se la sentenza d’appello riforma quella di primo grado disponendo anche la compensazione delle spese, quest’ultime, salvo espressa indicazione contraria, si intendono compensate per entrambi i gradi di giudizio.

Infine, merita sicuramente menzione la posizione dei giudici in merito a un’altra contestazione sollevata dalla contribuente e relativa all’irregolare notifica della cartella via pec poiché priva di firma digitale. Sul punto, infatti, in sentenza si dichiara che «la ricorrente sostiene che la notifica della cartella è nulla in quanto la firma digitale è assente. A tal riguardo fa una dotta disquisizione come la firma digitale dovrebbe essere rilevata dall’estensione .P7M in luogo dell’estensione .PDF, il che viola le disposizioni concernenti la firma digitale sulle notifiche via PEC».

Su quest’ultimo punto attendiamo ulteriori pronunce da parte dei giudici poiché sempre più spesso il contribuente riceve atti dal Fisco via pec privi della firma digitale prevista dalla legge.

Avv. Matteo Sances
Dott.ssa Donatella Dragone
Dott. Hiroshi Pisanello
www.centrostudisances.it
www.studiolegalesances.it

Matteo Sances Donatella Dragone e Hiroshi Pisanello

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