Flavio Lorenzin: «La rivalutazione dei beni d’impresa non sia un’altra occasione persa»

 Flavio Lorenzin: «La rivalutazione dei beni d’impresa non sia un’altra occasione persa»

Tra le misure contenute nella legge di Stabilità 2014 all’esame del Parlamento c’è anche la norma che prevede la possibilità di rivalutare nel bilancio 2013 i beni d’impresa come gli immobili e le attrezzature.

Flavio Lorenzin, presidente di Apindustria Vicenza
Flavio Lorenzin, presidente di Apindustria Vicenza

«Una norma apprezzabile che potrebbe dar respiro a molte aziende in difficoltà. Permettere la rivalutazione dei beni consentirebbe di aumentare la capitalizzazione dell’impresa e di dare maggiori possibilità di accesso al credito» sottolinea Flavio Lorenzin, presidente di Apindustria Vicenza.

L’Agenzia delle Entrate ha interpretato in modo restrittivo le misure in questione, subordinando la loro applicabilità alla condizione che siano pagate le imposte sostitutive.
«Il problema è che la rivalutazione con effetti anche fiscali costa troppo – continua Lorenzin – ed è quindi piuttosto probabile che la misura rimarrà sulla carta, vanificando ogni utilità effettiva per le imprese. Per questo motivo Apindustria Vicenza insiste nel chiedere una modifica normativa che renda inequivocabile la possibilità di operare una rivalutazione solo civilistica (senza dover cioè pagare imposte)».

In un periodo in cui tutti gli indicatori sul credit crunch evidenziano un continuo peggioramento della capacità del sistema bancario di concedere fidi (a imprese e/o soci imprenditori), la rivalutazione civilistica rappresenterebbe, infatti, un “toccasana” che eviterebbe la chiusura di molte realtà non in grado di ricapitalizzarsi in proprio.

«Sarebbe fondamentale, quindi – conclude Lorenzin – che il legislatore, che già ha ravvisato l’opportunità di consentire una rivalutazione in deroga ai principi civilistici, mettesse una volta tanto da parte le esigenze erariali e si concentrasse nell’introdurre misure che consentano la sopravvivenza a quelle imprese che sperano nell’aggancio di una ripresa che ancora, nonostante i proclami, non si vede».

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