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Fondi Europei: perché l’Italia non sa sfruttarli

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[dropcap]I[/dropcap] Fondi Europei 2014-2020 rappresentano la principale fonte di finanziamento con cui l’Unione Europea contribuisce allo sviluppo delle proprie Regioni. L’ammontare delle risorse destinate all’Italia è di circa 33 miliardi di euro. Questa consistente quantità di risorse viene in parte gestita direttamente dall’UE, attraverso i programmi diretti (esempio Horizon 2020) e in parte viene data in gestione agli Stati membri che distribuiranno le risorse tra le Regioni, le Provincie e i Comuni.

Il trend, fino a questo momento, è stato abbastanza deludente. Da sempre l’Italia presenta serie difficoltà a sfruttare a pieno le opportunità offerte dai diversi Piani di Sviluppo Europei.

Secondo il rapporto riassuntivo redatto dalla Commissione Europea sui fondi elargiti durante lo scorso settennato (2007-2013) l’Italia ha sfruttato solo il 45,68% dei 21 Miliardi di Euro messi a disposizione.  Solo Romania e Croazia hanno fatto peggio di noi in quel periodo.

Questo fenomeno è imputabile a una serie di fattori endogeni al sistema Paese Italia così come ad una serie di fattori esogeni che riguardano il contesto europeo.

Volendo prendere in analisi la prima categoria di elementi, possiamo subito identificare alcune di queste problematiche: come prima cosa i beneficiari diretti di questi programmi spesso non sono a conoscenza del fatto che queste opportunità esistano. Secondariamente, molte delle micro-piccole medie imprese Italiane, non hanno risorse sufficienti, in termini di tempo, budget e personale per identificare e seguire le diverse procedure necessarie all’aggiudicazione. Si registra inoltre un scarsa presenza di veri professionisti dedicati al mondo della finanza agevolata, capaci di fare un matching puntuale tra le necessità del beneficiario e i bandi disponibili. A queste problematiche tipiche della parte “ricevente”, cioè i beneficiari, si aggiungono problematiche definibili “di contesto”, si osservano carenze nelle politiche attuative e si registra un alto livello di burocrazia nella fase preliminare all’istruttoria.

La risultante di queste due forze è un poco utilizzo trasversale dei Fondi Europei a livello Italia, che sfocia in un mancato uso delle risorse che devono poi essere restituite in Europa e che non è detto ci vengano poi ridate in futuro in egual misura.

Prendendo sempre come riferimento il rapporto della Commissione Europea 2007-2013, Regioni Italiane come Lombardia, Toscana e Puglia hanno utilizzato meno del 20% del programma FESR (Fondo Europeo Sviluppo Regionale).

Con il nuovo periodo programmatico 2014-2020, l’Unione Europea ha messo in piedi nuovi programmi di sviluppo capaci di portare grandi elementi innovativi nei diversi Stati Membri, a patto che questi siano in grado di coglierli. Il più famoso è sicuramente Horizon 2020, il nuovo Programma del sistema di finanziamento integrato destinato alle attività di ricerca e innovazione.

Il nuovo Programma, attivo dal 1° gennaio 2014 fino al 31 dicembre 2020, supporterà l’UE nelle sfide globali fornendo a ricercatori e innovatori gli strumenti necessari alla realizzazione dei propri progetti e delle proprie idee. Il budget stanziato per Horizon 2020 (compreso il programma per la ricerca nucleare Euratom) è di 70.2 miliardi di € a prezzi costanti / 78.6 miliardi di € a prezzi correnti. Il leitmotiv del programma è l’Innovazione tout court; ogni progetto presentato dovrà tenere a mente questa parola chiave per avere delle chance in sede di aggiudicazione.

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Antonio Quintino Chieffo
AC-Finance

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