Frontline employees: piattaforme e app di microlearning tra gli elementi chiave per una cultura aziendale sempre più volta all’inclusività

 Frontline employees: piattaforme e app di microlearning tra gli elementi chiave per una cultura aziendale sempre più volta all’inclusività

L’80% della forza lavoro del mondo è rappresentata dai deskless workers, ossia dai lavoratori senza postazione fissa; tuttavia, più della metà non si sente supportato adeguatamente dalla propria azienda. Infatti, secondo il Work Trend Index di Microsoft, il 51% di coloro che occupano posizioni non manageriali e in prima linea non si sentono valorizzati come dipendenti. Come siamo arrivati a questo scenario? E quali sono le soluzioni?

È ormai un dato di fatto che negli ultimi due anni e mezzo il mercato del lavoro sia cambiato: non solo a causa del fenomeno delle Grandi Dimissioni, che soprattutto negli ultimi mesi ha influenzato fortemente il mercato, ma stiamo anche assistendo ad un’accentuata carenza di manodopera che non facilita certamente la ripresa delle attività e degli esercizi al dettaglio dopo la crisi causata dall’emergenza sanitaria. Se si prendono esclusivamente in considerazione i frontline employee, ovvero tutti i lavoratori che interagiscono ogni giorno direttamente con il cliente finale, possiamo dire che nessuno ha sopportato il peso degli ultimi due anni più dei due miliardi di lavoratori in prima linea in tutto il mondo. A questo contesto, dato dal momento storico, si aggiunge il fatto che il 60% di questa categoria ritiene che la propria azienda potrebbe fare di più per dare priorità alla cultura aziendale e alla comunicazione interna, per promuovere così un ambiente più inclusivo a tutti i livelli.

Per questo motivo le Risorse Umane oggi stanno implementando metodi più efficaci interni alle aziende per supportare maggiormente tutti i dipendenti, ad ogni livello. Tra questi, molte imprese e multinazionali hanno deciso di adottare sempre più piattaforme di apprendimento digitali a supporto dei processi di formazione aziendale, costruite sulle logiche tipiche della gamification: questo approccio consente, infatti, di incrementare il coinvolgimento dei dipendenti a livello emotivo, garantendo al tempo stesso un aumento della produttività sul posto di lavoro, un migliore mantenimento delle nozioni e delle conoscenze acquisite e, più in generale, contribuisce ad accrescere l’attenzione dei dipendenti verso la qualità del lavoro svolto, abbattendo le barriere dovute a tempo, distanza e costi. Non solo, la formazione aziendale non è più un elemento che rientra esclusivamente nel processo di onboarding dei nuovi collaboratori. Al contrario, rappresenta per gli stessi uno dei benefit più importanti per sentirsi pienamente appagati dal posto di lavoro. Si tratta, infatti, di una parte integrante del cosiddetto employee journey, ossia il viaggio o percorso che i dipendenti compiono all’interno dell’azienda, sin dal primo colloquio di lavoro fino alle loro eventuali dimissioni.

Tuttavia, c’è ancora molto lavoro da fare per garantire che anche i frontline employees siano equamente supportati e attrezzati come i lavoratori in sede. Lo scenario peggiora se si pensa che, sempre secondo la ricerca di Microsoft, un terzo di tutti i lavoratori in prima linea afferma di non disporre degli strumenti digitali adeguati a svolgere il proprio lavoro in modo efficace; quel numero sale al 41% per coloro che ricoprono posizioni non dirigenziali. Cosa significa? Che sono assolutamente necessari tool dedicati per i bisogni specifici dei lavoratori e che, soprattutto, siano efficaci nel promuovere una cultura dell’inclusività all’interno delle aziende.

Secondo una ricerca condotta da MobieTrain, scale up belga ideatrice della prima piattaforma di microlearning mobile-first per la formazione dei frontline workers, tra più di 100 aziende in Europa, il 78% delle organizzazioni tra quelle che non usano strumenti digitali e il 62% delle organizzazioni tra quelle che stanno già usando la formazione digitale, stanno considerando di adottare un altro strumento di formazione digitale e alternativo nei prossimi 12 mesi. Questo perché, il 48,9% degli intervistati concorda infatti sul fatto che la formazione è oggi in cima alle proprie priorità. Ma, soprattutto, il 41,5% delle aziende ha notato che sono gli stessi dipendenti a chiedere una formazione di upskilling e reskilling che sia maggiormente in linea con le nuove esigenze tracciate dal mercato del lavoro.

Buone prospettive di crescita creano motivazione nel personale e lo rendono più desideroso di imparare e formarsi. Si tratta della cosiddetta gestione dei talenti, che consiste nel promuovere e coltivare le qualità e le inclinazioni dei dipendenti. Il concetto è che fare ciò per cui si è portati contribuisce a un’integrazione più rapida nei team e migliori prestazioni sul posto di lavoro. Questo processo ha inizio con il primo colloquio di lavoro. Dove vorrebbe crescere professionalmente il nuovo dipendente? Quali opportunità offre l’azienda?

Se mancano degli strumenti di apprendimento realmente funzionali e incisivi, inseriti all’interno di una cultura aziendale che pone concretamente tra i suoi pilastri la formazione, nessuno sarà attivamente focalizzato sulla crescita dei dipendenti. Offrendo simili opportunità attraverso percorsi di microlearning, il datore di lavoro dimostra di attribuire grande importanza alla formazione e allo sviluppo personale dei lavoratori. La chiave, quindi, per una formazione aziendale capace di essere efficace e strutturalmente accessibile a tutti i dipendenti, e alle medesime condizioni, passa da un processo di digitalizzazione già in atto e che sta trovando nelle piattaforme e app di microlearning la chiave di volta per garantire una maggior inclusività. Integrando così il processo di apprendimento a un sistema che, grazie alla gamification, risulta anche essere più snello, rapido e divertente.

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