Galassi (Api): le imprese voteranno sì al referendum del 22 ottobre

 Galassi (Api): le imprese voteranno sì al referendum del 22 ottobre

Domenica prossima, 22 ottobre, in Lombardia e in Veneto, si svolgeranno i referendum consultivi sull’autonomia regionale, consultazioni legali, organizzate con l’accordo del Governo e con lo scopo di avviare una procedura prevista dalla Costituzione con la quale le regioni possono chiedere maggiore autonomia nella gestione delle proprie risorse.

Il mondo politico, a parte rare eccezioni, ha espresso da tempo parere positivo in merito al quesito posto dal referendum.

Ma come la pensa il mondo delle imprese? Lo abbiamo chiesto all’imprenditore pavese Paolo Galassi, 60 anni, presidente di Api, l’associazione delle piccole e medie imprese manifatturiere e di servizio alla produzione, che rappresenta 2.500 imprese associate delle province di Milano, Monza e Brianza, Lodi, Pavia, Bergamo e Cremona.

«In base a un sondaggio realizzato dall’Api – dice Galassi – il 74% delle pmi intervistate pensa che conferire maggiori poteri al Pirellone possa rappresentare un’opportunità. Il 65%, in particolare, andrà a votare il prossimo 22 ottobre. Ho pochi dubbi, dunque, sull’orientamento della maggioranza degli imprenditori. Mi preoccupa, invece, la possibilità che la partecipazione al voto non risulti abbastanza larga. Ciò che sta avvenendo in Catalogna, infatti, potrebbe aver confuso parte dell’elettorato sulle reali intenzioni di chi ha proposto il referendum».

Gli imprenditori non vogliono la secessione

«Gli imprenditori del Lombardo-Veneto – ragiona il presidente di Api – non vogliono la secessione, ma desiderano che il denaro che versano con le proprie tasse venga reinvestito sul territorio, per finanziare, ad esempio, la ricerca e l’innovazione tecnologica. Mi hanno detto che solo il 22% della Lombardia è coperto dalla banda larga, mentre lo è il 90% della Sicilia. È una cosa difficile da spiegare agli imprenditori lombardi: se è in Lombardia che si trova il maggior numero di imprese, bisogna che ci siano anche servizi adeguati e questo si può ottenere solo se i denari versati dai lombardi vengono utilizzati per creare sviluppo sul territorio. Con questo referendum non si vuole creare un nuovo Stato come in Catalogna, ma gettare le basi di un federalismo fiscale che assicuri a ciascun territorio le risorse necessarie per svilupparsi».

Quanto alla risposta che la politica saprà dare alle istanze emerse dalla consultazione referendaria, Galassi è scettico: «Vedo che tutte le forze politiche sono a favore del referendum, anche la sinistra. Speriamo che siano in grado di dare una risposta conseguente. Ciò che è accaduto nel recente passato mi fa temere che ciò possa non accadere. Con il Piano Industria 4.0, ad esempio, il Governo ha voluto spingere le imprese sulla strada della digitalizzazione, ma i dati sulla diffusione della banda larga in Lombardia che citavo prima dimostrano che non si è fatto nulla per aiutare soprattutto le piccole e medie imprese ad affrontare la quarta rivoluzione industriale».

Le imprese devono aprirsi al mondo

Galassi non ritiene che il referendum del Lombardo-Veneto sia legato al pericolo di un mondo che, dopo la Brexit e la Catalogna, tende a rinchiudersi nelle specificità regionali, in un nazionalismo superato dalla storia e che procede in senso inverso rispetto alla globalizzazione: «Il volere degli imprenditori non è quello di dividersi dall’Italia e neanche dall’Europa, ma, anzi, hanno coscienza di doversi aprire sempre di più al mondo. Le imprese italiane, che per lo più esportano in Europa, quindi in un mercato in un certo senso “casalingo”, devono affrontare con maggior coraggio i mercati americani, cinesi, africani, indiani. È quello l’export al quale dobbiamo puntare. Per competere con colossi come gli USA o la Cina, poi, ci vuole più Europa: dobbiamo accentrare tutte le politiche economiche a Bruxelles creando una grande realtà politica da 300-400 milioni di persone».

Le azioni prioritarie per le PMI

In merito a quanto una Regione Lombardia autonoma potrebbe fare per le imprese, Galassi snocciola i dati del sondaggio realizzato dall’associazione che presiede: «Al primo posto delle azioni prioritarie che la Regione Lombardia, una volta più autonoma, dovrebbe mettere in atto c’è la diminuzione delle imposte regionali (47%); segue l’aumento dei fondi per le imprese (34%) e infine il miglioramento delle infrastrutture (19%)».

Misure che Galassi non trova nella Legge di Bilancio 2018 recentemente approvata dal Governo e adesso al vaglio della Camere: «Mi aspettavo una riduzione delle tasse, un contenimento dei costi della macchina statale o, almeno, qualche provvedimento concreto per il settore manifatturiero, ma non c’è niente di tutto questo».

Al futuro federalismo fiscale, dunque, Galassi affida la speranza che si possano prendere misure realmente efficaci per rilanciare le piccole imprese che hanno resistito alla crisi, aiutare le nuove imprese a svilupparsi, contrastare la fuga dei giovani all’estero e valorizzare i gioielli del Made in Italy, troppo spesso preda di gruppi stranieri.

Dario Vascellaro

Direttore responsabile de Il Giornale delle PMI

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