Garanzia giovani, come stiamo usando le risorse?

 Garanzia giovani, come stiamo usando le risorse?

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[dropcap]I[/dropcap]l piano Garanzia Giovani non sta raggiungendo i risultati sperati. I dati diffusi oggi dal nuovo monitoraggio del Ministero del lavoro confermano l’andamento degli ultimi mesi: tra i 250.772 registrati a Garanzia Giovani, 191.615 ragazzi non sono ancora stati profilati e presi in carico.

Le risorse assegnate alle Regioni non sono in gran parte reperibili perché queste, non avendone disponibilità immediata, non avviano, o avviano solo in parte, le attività previste dai piani.

Nel frattempo si susseguono convegni con a tema il piano europeo, dove si tende a parlare molto della sua struttura e poco dei risultati ottenuti, nonostante i titoli. Nell’ultimo convegno svoltosi a Roma è stato infatti presentato un grafico che mostra lo stato di utilizzo delle risorse allocate e che ben disegna lo scenario attuale:

tabella1Le misure sulle quali si è investito di più, i tirocini a cui è stato destinato il 21,3% delle risorse complessivamente disponibili e, la formazione su cui si è investito il 20,3% delle risorse stesse, non hanno fruttato grossi risultati. In parte perché all’atto pratico le risorse sono bloccate a causa della farraginosa burocrazia che ci caratterizza, impedendo alle imprese di fruire in maniera immediata delle risorse. Dall’altra parte la curva della domanda non incontra quella dell’offerta di lavoro.

All’ultima conferenza organizzata dall’Unione Europea sulla Garanzia Giovani, risultati comparati sulla situazione dell’Europa, hanno mostrato come alcuni Paesi abbiano dislocato in maniera più efficiente le risorse a loro disposizione. Tassi più bassi di Neet si registrano in Germania, Austria, Paesi Bassi, Lussemburgo, Svezia e Finlandia. Questi Paesi hanno bene agito sulla struttura del mercato del lavoro, decidendo di fare dell’apprendistato il cavallo di battaglia per la lotta alla disoccupazione giovanile.

Di contro in Italia poco spazio viene destinato al sostegno dell’apprendistato, per essere precisi il 4,5% delle risorse complessive. Addirittura alcune Regioni, come il Piemonte, il Veneto, la Liguria, la Sardegna e l’Umbria, hanno deciso di non investire alcuna risorsa su questa misura.

tabella2Secondo le stime di Eurofound i costi che il nostro Paese sostiene ogni anno per la mancata inclusione dei Neet ammontano all’1,7% del Pil, e sono pari a 26,327 miliardi di euro. Si tratta del prezzo più alto pagato in Europa. Sarà un segnale che dovrebbe farci cambiare rotta?

Forse è il momento di fare un’analisi di su ciò che effettivamente non funziona, in particolare riguardo al sistema di politiche attive, approfittando anche dell’occasione dei decreti delegati del Jobs Act.

Redazione

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