Gli artigiani del vino

 Gli artigiani del vino

Vajra padre e figlio

La famiglia Vajra, abbinando tradizione e innovazione, coltiva circa 40 ettari di vigneti nelle Langhe piemontesi, producendo bottiglie di alta qualità che per la gran parte vengono esportate

Quando, nell’estate del 1968, Aldo Vajra, all’epoca quindicenne, si trovò a trascorrere l’estate nella vecchia casa dei nonni a Vergne, nella parte alta di Barolo, non immaginava che in quelle terre avrebbe finito per passare il resto della sua vita. Aldo, infatti, si innamorò della vita di campagna. Nel 1972 cominciò a vinificare. Nonostante le iniziali difficoltà, però, Aldo non si lasciò scoraggiare. Qualche anno dopo si laureò in Scienze Agrarie con una tesi sulla fermentazione malolattica nei vini bianchi e decise di dedicarsi a tempo pieno ai terreni di proprietà della sua famiglia.
Da quel momento, prima Aldo con la moglie Milena, e poi anche i figli Giuseppe, Francesca e Isidoro hanno prodotto vini di alta qualità, dal Barolo al Nebbiolo, al Dolcetto, al Riesling, alla Freisa, alle apprezatissime Barbere. Nell’azienda lavorano una quindicina di persone che triplicano durante il periodo estivo e vendemmiale.

Una bottiglia prodotta dall'Azienda Vajra
Una bottiglia prodotta dall’Azienda Vajra

 

Tradizione e innovazione
Giuseppe sintetizza così la ricetta dello spirito aziendale: «Per prima cosa, siamo partiti da quello che c’era. Lì dove c’era Barbera abbiamo continuato a coltivare Barbera, e così abbiamo fatto per il Nebbiolo e il Dolcetto. Siamo contrari alla monocultura del Nebbiolo, una mania dettata da ragioni di mercato. Siccome il Nebbiolo è tendenzialmente più remunerativo, negli ultimi 20-30 anni si è assistito all’abbandono della coltivazione del Dolcetto e, là dove si poteva, anche del Barbera, a favore di questa varietà. Noi, invece, abbiamo sempre cercato di seguire una strada diversa, più faticosa forse e nel breve periodo meno remunerativa, che è quella di avere una produzione e un’offerta equilibrate. In secondo luogo, cerchiamo una creatività non “manieristica”. Abbiamo prodotto il primo Riesling in Piemonte 27 anni. Allora fu un vino “pirata” perché assolutamente inaspettato e inconcepibile. Quel vino ha avuto molto successo, è stato copiato e ricopiato. In quel caso abbiamo deciso di non seguire la moda del momento – all’epoca furoreggiava lo Chardonnay, piuttosto che il Sauvignon – per trovare uno spunto più personale».
L’Azienda Vajra investe molto in innovazione, collaborando con l’Università di Torino e altri centri di ricerca. In questo periodo, ad esempio, l’azienda è impegnata in un grande sforzo per indagare come le diverse esposizioni dei vigneti rispondono alle mutate condizioni ambientali. Una ricerca indispensabile per affrontare la randomizzazione climatica che oggi è maggiore rispetto al passato.

VIDEO: GIUSEPPE VAJRA: “IL VINO FA CULTURA”

Vocazione all’export
«Non abbiamo adottato particolari strategie di comunicazione e commercializzazione – dice Giuseppe Vajra – perché siamo e rimaniamo un’azienda agricola, quindi il cuore del nostro lavoro è il prodotto. Cerchiamo per quanto è possibile di avere un rapporto stretto con il cliente e poi con il consumatore finale, quindi evitiamo i broker, le intermediazioni e privilegiamo la presenza sul mercato».
Tale strategia si è dimostrata vincente. I vini dell’Azienda Vajra, infatti, sono venduti con successo principalmente nel canale Ho.re.ca. (Hotels, Restaurants and Catering), in quello della “ristorazione buona” e poi in quello delle enoteche indipendenti. Ancor più significativo è il fatto che l’80% della produzione dei Vajra viene esportata all’estero: in Europa, Nord America e, per una quota minoritaria, in Asia.
«Puntiamo soprattutto sui rapporti personali – dice Giuseppe Vajra -: un cliente ci suggerisce un suo collega, un nostro collega ci presenta un suo cliente. Anche la partecipazione al Matching di Cdo dell’anno scorso (era la nostra prima volta all’evento b2b di Cdo) ci ha permesso di confrontarci con alcuni addetti ai lavori del settore agroalimentare. Questo ci ha aiutato ad aprire delle finestre, a mettere in gioco alcune idee per sviluppare ulteriormente la nostra azienda».

Spazio per i giovani
In un momento di grave preoccupazione per la piaga della disoccupazione giovanile che affligge il nostro Paese, Giuseppe Vajra è ottimista per le opportunità che il mondo dell’agricoltura può offrire ai giovani: «Lo spazio per i giovani c’è. Tanti agricoltori che appartengono alla generazione precedente a quella di mio padre non continueranno a lungo la loro attività. Si apriranno spazi occupazionali nell’agricoltura che, però, non può più essere quella di tre generazioni fa, ma deve avere una fisionomia e un linguaggio adatti a questa epoca. Gli spazi, dunque, ci sono. Bisogna impegnarsi, sporcarsi le mani con il lavoro. Il rischio è quello di fare tanta strategia e di non buttarsi mai nel lavoro. Lavorando, invece, ci si accorge dove l’azienda va svecchiata, migliorata. Poi, certo, ci sono fattori imprescindibili, la vocazione all’export, la conoscenza delle lingue, ancor più di Internet (la vendita, infatti, secondo me è sempre incentivata da un rapporto umano)».
Giuseppe Vajra è fiducioso che anche dalla crisi attuale possa nascere una svolta positiva. È la fiducia del vignaiolo, abituato a guardare al futuro: «Quando piantiamo una vigna, sappiamo che darà uva buona dopo venti, trent’anni. Dato che io ho ventotto anni, se oggi pianto una vigna, forse avrò la fortuna di vederla produrre uva buona, ma non è neanche detto che la vinificherò io».

® Riproduzione riservata

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.